Jules Massenet: “Chérubin”

Opéra de Monte-Carlo, 14 febbraio 1905

Tra la fine del XIX sec. e gli inizi del XX era tornata in auge la musica di Mozart non solo in Austria e soprattutto a Salisburgo dove dal 1887 si organizzavano i Mozart-Festival, ma anche all’estero e principalmente a Parigi dove erano state riprese Don Giovanni, Le nozze di Figaro e Il ratto del serraglio. In questo clima di Mozart-Renaissance maturò la composizione di Chérubin, comédie chanté in tre atti su libretto di Francis de Croisset e Henri Cain. L’opera presenta lontane affinità con l’omonima pièce teatrale di Francis de Croisset che, allestita nel 1900 alla Comédie Française, fu ritirata dallo stesso autore dopo la prova generale per essere rappresentata in seguito al Théâtre du Parc di Bruxelles. Massenet lavorò alla musica fra l’estate del 1902 e quella del 1903, ma l’opera andò in scena nel 1905 e precisamente il 14 febbraio a Montecarlo, con la direzione di Léon Jehin e con Mary Garden nel ruolo di Chérubin, Marguerite Carré in quello di Mina e Renaud nelle vesti del Philosophe, e il 23 maggio all’Opéra-Comique sempre con Mary Garden, Marguerite Carré,e con Fugère nelle vesti del Philosophe sotto la direzione di Alexandre Luigini. Nonostante la brillantezza di alcuni brani, l’opera non entusiasmò né il pubblico né la critica che la considerò esile alla stregua di un’operetta. Essa, tuttavia, fu esaltata dal compositore Gabriel Fauré, successore di Massenet nella cattedra di composizione al Conservatorio di Parigi, che, dopo aver assistito alla prima monegasca, scrisse su «Le Figaro»: “Non credo che egli abbia dato prova di maggior talento, di giovinezza e di spirito, di maggiore sensibilità e di fascino quanto in Chérubin, allo stesso modo non credo possibile associare la musica ai movimenti e alla fantasia della commedia con più tatto, più grazia e più felicità. Preceduto da un’ouverture di forma rigorosamente classica, il primo atto di Chérubin si svolge in un’atmosfera di vita, di gaiezza, di fascino e, anche grazie al personaggio del filosofo, di bontà a favore di una musica che, troppo manifestamente e troppo spiritualmente richiama i procedimenti di Mozart e da dove si distacca – tra tante eccellenti pagine e da un punto di vista particolarmente evocativo – una raffinata festa pastorale”.
L’opera

L’azione si svolge in Spagna nel XVIII sec.
dove Chérubin, un ufficiale diciassettenne, attira l’attenzione delle donne suscitando la gelosia dei mariti. Un giorno il Conte scopre un madrigale indirizzato alla Contessa da Chérubin che è salvato da Mina, una giovane che il Philosophe vorrebbe fargli sposare; la donna, infatti, aveva ricevuto anche lei gli stessi versi per cui dichiara che quel biglietto era stato destinato a lei e, recitando quei versi con grande passione, fuga tutti i dubbi del Conte. Chérubin, tuttavia, è innamorato della bellissima danzatrice madrilena Ensoleillad fatta venire proprio da Madrid. In seguito Chérubin viene sfidato a duello da un suo compagno che affronta accompagnato dal ritmo di una gavotta, gesto che per una breve notte gli fa conquistare Ensoleillad. Poco dopo è sfidato a duello dal duca, dal barone e dal conte e in una mescolanza di spade il Philosophe cerca di separare i contendenti. Lasciato dalla ballerina, Chérubin, deluso, si interessa allora alla dolce Mina che sta per farsi suora e la sposa dopo essersi riconciliato anche con i suoi nemici. Tuttavia egli conserverà gelosamente i ricordi e i doni ricevuti dai suoi antichi amori. Definito un autentico gioiello da Paul-Émile Chevalier nella sua recensione per «Le Ménestrel» («Se fossimo obbligati a fare una scelta nella nuova partitura, le nostre preferenze andrebbero senza dubbio al primo atto, che è un puro gioiello dall’inizio alla fine»). e percorso da una fremito mozartiano e dalla vivacità di sapore rossiniano, il primo atto si apre con una splendida ouverture dalla struttura formale tradizionale con un’introduzione lenta a cui segue un allegro in forma-sonata, liberamente rielaborata, dove si possono ascoltare alcuni dei temi Cherubindell’opera, il primo dei quali presenta un vago sapore mozartiano (Es.) oltre che spagnoleggiante.
Tra le pagine del brillante primo atto si segnalano soprattutto: l’arietta di Chérubin, Je suis gris! Je suis ivre! per la sua vivacità e gaiezza; l’allegretto Philosophe, dis moi nella quale Chérubin interroga il suo vecchio precettore e l’aria di Mina Lorsque vous n’aurez (Andante semplice) piena di afflato lirico e accompagnata con discrezione dall’orchestra. Un entr’acte spagnoleggiante introduce il secondo atto nel quale spicca Dix-sept ans, c’est la coeur qui s’éveille, cantata da Philosophe, che si configura come un momento estremamente coinvolgente dal punto di vista emotivo. Un nuovo entr’acte, di natura melodica, introduce anche il terzo atto nel quale sono rappresentati in modo magistrale i sentimenti di Chérubin che nell’aria del testamento, Si je reçois un coup de dague, esprime tutta la sua malinconia in una scrittura intensamente lirica sostenuta da un’armonia chiara e al tempo stesso ricercata.
La presente guida all’ascolto è tratta dal libro di Riccardo Viagrande, Jules Massenet. Les tribulations d’un auteur, Casa Musicale Eco, Monza, 2012, pp. 135-137. Si ringrazia l’editore per aver concesso la pubblicazione di questo estratto.

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