“Le Poisson Magique”. Organ works by John McCabe (n.1939)

John McCabe: Dies Resurrectionis; Sinfonia, Op. 6 (Introduzione, Passacaglia & Cadenza I, Notturno, Interludium I & Elegia, Capriccio & Cadenza II, Interludium II & Toccata); Prelude; Johannis-Partita, Op. 30 (Overture, Intermezzo, Ritornello); Nocturne; Le Poisson Magique (Meditation after Paul Klee); Carol-Preludes (Weinachtenslied [Es kam ein Engel], Christmas Eve, On Christmas Day in the Morning, Angels from the Realms of Glory, Tomorrow shall be my dancing day, Es sungen drei Engel, Gen Himmel aufgefahren ist); Esperanza. Tom Winpenny (organo). Registrazione: St. Albans Cathedral, Hertfordshire, 20-21 agosto 2014. ResonusRES10144 (download only)

È davvero singolare il riscontro della coerenza stilistica di John McCabe all’interno della sua produzione organistica: il disco realizzato da Tom Winpenny permette di apprezzare una straordinaria fedeltà artistica, visto che il brano più antico è del 1961, e il più recente (Esperanza, che è anche l’ultimo del programma) del 2010: mezzo secolo esatto di composizione per organo, non però continuativa. Risalta troppo la cesura di anni che intercorre tra il 1964 e il 2004: alle spalle della prima data si collocano la Sinfonia op. 6, Dies Resurrectionis, Nocturne, Prelude, Johannis-Partita e la prima elaborazione di Le poisson magique; poi il notevole salto al 2008 con Carol-Preludes. Ed è interessante apprendere dalle note allegate, a firma dello stesso McCabe, quali determinate occasioni siano all’origine delle diverse opere: commissioni da parte dei numerosi amici organisti, circostanze autobiografiche e non soltanto.
L’ascolto della raccolta appena pubblicata dalla Resonus è appagante dall’inizio alla fine: per la qualità impeccabile dell’esecuzione di Winpenny (titolare dell’accompagnamento liturgico presso la St. Albans Cathedral nonché maestro del coro femminile presso la stessa abbazia); per l’ottima resa sonora della registrazione, che esalta le potenzialità di uno strumento monumentale come l’organo Harrison & Harrison di St. Albans (costruito nel 1962, restaurato e ampliato tra 2007 e 2009); per il fatto che tutti i brani presenti (tranne il primo, Dies Resurrectionis) siano prime registrazioni assolute, e dunque “novità” di fatto; da ultimo per il fascino, mai convenzionale, della musica di McCabe, che è poi il motivo più importante.
Registri tra loro molto contrapposti, frasi frammentarie ma incisive, improvvisi avvii polifonici, tanti incipit che s’interrompono prima di accedere alla fase di uno sviluppo purchessia. È questo l’insieme di componenti strutturali che dà forma a Dies Resurrectionis, composto nel 1963, quando il compositore inglese ha appena ventiquattro anni. Solenne e ambiziosamente importante, a due minuti dal finale la scrittura muta di scatto per rendere nettamente percepibile il divario stilistico del vero e proprio “giorno di resurrezione”; soltanto che non c’è né trionfo né luminosità. L’organista, anzi, accentua molto bene il grottesco effetto di meccaniche risate che l’evento della resurrezione, irridendo la morte, pare provocare (in un contesto singolarmente più tipico del Dies Irae).
McCabe ama una discorsività musicale desultoria, che vive di scatti e di ripetizioni meccaniche regolate da un ritmo di danza robotica, come è dato apprezzare soprattutto nelle pagine degli Anni Sessanta; si ascolti per esempio Capriccio e Cadenza II dalla Sinfonia op. 6, un brano che persino con il titolo argomenta assai bene la sintesi che il compositore stesso offre della propria musica: «detailed structure and thematic integration» (caratteri insiti nelle più che classiche indicazioni ritmiche, come Passacaglia – una delle strutture favorite da McCabe – Toccata, Interludium, etc.).
Le poisson magique è il titolo di uno straordinario quadro di Paul Klee (in realtà Magie des poissons, olio e acquerello del 1925, ora al Philadelphia Museum of Art): in un’acqua dalla scurissima tinta abissale nuotano pesci multicolore, metamorfosati in fiori, orologi, pianeti, solidi geometrici. La varietà cromatica della pittura è l’elemento che più sollecita la riflessione di McCabe, animato dall’idea di creare il suono di fondo in cui i pesci di Klee potrebbero essere immersi: «my response to the colours of the picture can be noted in the harmonic style of the work and the use of arabesque-like decoration of the chords». Grazie al modello – che s’impone a partire dalla copertina del disco – e alla sonorità trattenuta, ovattata, come se fosse dato ascoltare sott’acqua, Le poisson magique diventa certamente il brano più suggestivo di tutta l’antologia.
Oltre agli ascolti, commuovono per ragioni diverse le storie della composizione degli ultimi due pezzi: Carol-Preludes ed Esperanza. I momenti della liturgia natalizia presentano titoli in inglese e in tedesco perché sono stati ispirati da temi e motivi presenti nel quaderno di musica della madre di McCabe, che frequentava la scuola in Germania, negli anni subito dopo la Prima Guerra Mondiale. Ma il compositore non approfitta della circostanza familiare per abbandonarsi alle malinconie (nel 2008 sta per compiere settant’anni); anzi, confessa che nell’elaborazione formale della raccolta è un gioco di parole nascosto, poiché Carol-Prelude rievoca Choral e Praeludium, e dunque il modello dei modelli, la produzione bachiana e la tradizione germanica; ecco perché nelle carole natalizie aleggia lo spirito del severo corale luterano. Del resto anche la Johannis-Partita op. 30, del 1964, deve il titolo alla chiesa giovannea di Luneburg, dove il giovane McCabe si trovava per un soggiorno di studio, e dove il giovane Bach si era più volte esercitato all’organo. Esperanza nasce invece a ridosso della cronaca dei trentatré minatori rimasti intrappolati per settanta giorni nelle miniere di San Jose Mine in Cile, nel 2010: per una straordinaria coincidenza McCabe aveva ultimato in quei giorni un brano dalla tipica struttura “darkness-to-light”, che ebbe modo di adattare ulteriormente al miracoloso salvataggio degli uomini cileni. È anche il brano più lungo di tutti i precedenti: come a dire che la speranza, ancor più della vittoria o della felicità, sia risultato di una conquista laboriosa e meditata; forse il frutto di un’intera vita.

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