Intervista al tenore Ramon Vargas

Partiamo dalle sue origini messicane. Come influiscono sul suo modo di intendere e vivere l’opera?
Il Messico è un Paese che ama l’arte in ogni sua espressione, dalla letteratura alla poesia, alle arti plastiche, alla pittura, ma soprattutto ama la musica ed il canto. Cantiamo volentieri ed il canto nella nostra cultura ha allo stesso tempo un valore sociale e culturale. Ed è così che vivo l’opera, come un’espressione della mia sensibilità e cultura, che va aldilà di quello che s’impara nelle scuole di musica e nei conservatori.
Qual è il ruolo che più rispecchia la Sua sensibilità?
 Credo che i ruoli che più mi rappresentano siano Edgardo in Lucia di Lammermoor e il Riccardo del Ballo in maschera. Tutti e due sono personaggi dalla natura aristocratica,  “nobili”. Amano la donna sbagliata però si assumano le proprie responsabilità e ne affrontano le conseguenze con coraggio.  Qual’è l’opera che teme di più?
Tutte le opere sono temibili e presentano delle difficoltà. Non esistono partiture scritte per voci “amatoriali”. Però del repertorio belcantista che ho affrontato, i tioli per me più difficili rimangono La Sonnambula e La Favorita, assieme probabilmente al Rodolfo della Luisa Miller.
Ci dice una cosa che un cantante dovrebbe sempre fare prima di una recita e una cosa che dovrebbe invece evitare?
Ognuno la pensa diversamente. Io dalla sera prima della recita mi concentro al 100 %. Il giorno della recita mangio poco e cerco di stare tranquillo. C’è chi invece fa l’esatto contrario. Ci sono colleghi che mangiano addirittura la pizza durante la recita!
È il giorno della recita.  Qual è il momento in cui  Ramon Vargas comincia a trasformarsi in personaggio?
La trasformazione inizia quando apro lo spartito e comincio a studiare la parte.
Qual è stato l’episodio più divertente che ha vissuto in scena?
Una volta ho visto cadere un muro intero in scena, mentre il cantante cercava di aprire al contrario una porta posta al centro della stessa scena. Per fortuna non è successo nulla di grave!
Chi dei grandi artisti del passato riporterebbe in vita? E cosa chiederebbe loro? Sicuramente Verdi… Gli chiederei perché non ha scritto  un’aria degna del personaggio di Don Carlo. Canta per l’intera durata dell’opera ma ha soltanto una breve aria all’inizio.
Sappiamo che si dedica anche all’insegnamento. Qual è il patrimonio che sente di poter/dover trasmettere ai suoi allievi?
Credo che il canto non si “insegni”. Il maestro in sè non esiste, è piuttosto una guida, un consigliere. Visto così, il rapporto con l’allievo diventa una relazione di mutuo rispetto. In questo modo si può iniziare un percorso per permettere al giovane di imparare il mestiere. Ho molta esperienza e potrei trasmettere un po’ di questa ai giovani colleghi.
Quest’anno Sanremo è stato vinto da Il volo, un trio molto discusso, composto da due ‘tenori’ e da un ‘baritono’, conosciuti come i ‘tenorini’… Qual è il suo giudizio su queste voci  lirico-pop?
Certamente la voce lirica ha fascino anche nella musica pop. Ci sono tanti esempi nel passato e ce ne sono nel presente. Però all’età di questi ragazzi, la lirica dovrebbe essere ancora materia di studio, non esercitata. Temo che le loro voci si stanchino prima di essere pronte veramente. Però sono bravi!
Dal 2014 è Direttore Artistico del  Teatro de Bellas Artes di Città del Messico, la sua città natale. Ci parli di questa esperienza.
È una sfida interessante. Si tratta in realtà di un progetto operistico complesso, che comprende la programmazione del Teatro de Bellas Artes, produzioni itineranti in collaborazione con altri teatri messicani e la creazione (già fatta) di un vero programma per giovani cantanti. I ragazzi ricevono lezioni di teatro, tecnica Alexander, alfabeto internazionale, repertorio, trucco, sono assistiti da un nutrizionista e vengono inseriti nella programmazione del Teatro, oltre ad esibirsi in concerti e opere moderne in altri teatri e festival.
La sua lunga e grande carriera l’ha portata in tutto il mondo. Dopo tanto viaggiare, cosa la fa sentire a casa?
Mi sento ancora un cittadino del mondo, però credo che essere a casa sia la cosa più gratificante soprattutto dopo tanti anni di viaggi.
Quale sarà la prossima sfida?
Vorrei continuare a cantare godendo del mio lavoro, senza stress e con gioia!  Vorrei poter continuare la mia attività di insegnante. E perché no, forse fare il direttore artistico qualche teatro in Europa.
E prima di salutarci… Segno Zodiacale?
Vergine.
Colore preferito?
Blue.
Carne o Pesce?
Pesce.
Birra o Vino?
Vino.
Un saluto ai lettori di GBOpera
Un caro saluto ai lettori di GBOPERA, continuate ad amare l’opera e sviluppate la vostra opinione attraverso le vostre stesse orecchie e non su quello che “si dice” o sull’opinione dei media. Sostenete la vostra passione con la partecipazione attiva, cioè venite in teatro e godete dal vivo gli spettacoli. Solo così riuscirà a sopravvivere questa arte che amiamo. Mille grazie!



One Comment

  1. Luis Mendiola

    Periodico Reforma Mexico D.F.
    Improvisa Vargas recital en Bellas Artes
    En su participación dentro del Festival del Centro Histórico, el tenor Ramón Vargas ofreció un repertorio popular, distinto al esperado.

    Érika P. Bucio

    Ramón Vargas se salió del repertorio italiano programado para su recital en el Palacio de Bellas Artes, para entregarse a una recopilación popular.

    Lo hizo, dijo, por tratarse de días de asueto, de fiesta.

    En lugar de las canciones de Reynaldo Hahn (1874-1947), rara vez escuchadas en México, ofreció en la segunda parte del programa un recorrido de canciones sudamericanas y piezas de Tata Nacho para un público que lo ovacionó de pie y le gritaba: “Ramón, Ramón”.

    “Me encantó cómo lo quiere su gente”, opinó la doctora Belén Moscoso.

    Otros se quedaron con las ganas de escuchar las canciones en veneciano de Hahn.

    “Eso sí se me hace un poco decepcionante para un artista de un nivel tan grande, que no cumpla con un compromiso con un compositor que no se escucha tanto en el País”, opinó el compositor Federico Ibarra.

    Vargas volvió ayer al escenario de Bellas Artes donde apenas el domingo interpretó a Don Ottavio en Don Giovanni que, junto con el recital que ofreció con la pianista Mzia Bakhtouridze, forman parte de la oferta operística del Festival del Centro Histórico 2015.

    A falta de programas de mano porque no llegaron a tiempo, Sergio Vela, director artístico del festival, tomó el micrófono para ofrecer disculpas al público y anunciar la primera parte del programa.

    En vísperas de los días de asueto por la Semana Santa, el teatro no alcanzó el lleno. Afuera del recinto escaseaban los revendedores. El festival ofreció entradas al dos por uno para algunos de sus espectáculos, incluido el recital de Vargas

    Leer más: http://busquedas.gruporeforma.com/reforma/Documento/Web.aspx?id=1118805|ArticulosCMS&url=&text=Ramon+Vargas&tit=Improvisa+Vargas+recital+en+Bellas+Artes#ixzz3WXtBXsws
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