Venezia, Palazzetto Bru Zane: Due quartetti di George Onslow

Venezia, Palazzetto Bru Zane, Festival “George Onslow, un altro Beethoven?”
“QUARTETTO D’ARCHI”
Quatuor Diotima
Violini Yun-Peng Zhao, Constance Ronzatti
Viola Franck Chevalier
Violoncello Pierre Morlet
George Onslow: Quartetto in mi bemolle maggiore op.54; Quartetto in do minore op. 56
Venezia, 12 aprile 2015   

Secondo appuntamento del Festival “George Onslow, un altro Beethoven?” che si sta svolgendo presso il Palazzetto Bru Zane. Questa volta si esibiva una formazione, già nota ai frequentatori del Palazzetto: il Quatuor Diotima, che annovera tra la sua discografia un’incisione di alcuni quartetti di Onslow, pubblicata nel 2009 da Naïve con il sostegno del Palazzetto Bru Zane, che ha riportato un grande successo di critica; la prima di una serie di registrazioni, in esclusiva per Naïve, relative al repertorio classico del compositore francese.
I titoli in programma si riferiscono a due composizioni, che sono state scritte da Onslow, mentre questi era ancora combattuto tra ammirazione e turbamento, dopo aver scoperto, grazie a Pierre Baillot, gli ultimi quartetti di Beethoven: furono questi lavori straordinari – verso i quali peraltro non espresse mai un’ammirazione incondizionata – ad indurlo a riprendere a scrivere per questo genere dopo molti anni: così tra il 1833 e il 1834 compose dodici quartetti (op. dal 46 al 56), dalla scrittura più ricca e articolata.
Pregevole l’interpretazione offerta dai solisti del Quatuor Diotima, che hanno suonato dimostrando una perfetta intesa, padronanza tecnica e proprietà d’accenti. Unica riserva: qualche sonorità un po’ troppo vigorosa e metallica del pur valentissimo ed instancabile primo violino. Così nella lenta Introduzione, con cui si apre il Quartetto in mi bemolle maggiore op. 54, gli strumenti, impegnati nel registro grave, hanno espresso attraverso i cromatismi di cui è disseminata tale pagina le inquietudini di una cupa meditazione. Vigorosi gli interventi del violino, che si è imposto su tutti, nella maggior parte del successivo Allegro moderato, per dialogare alla pari nell’umorale sezione centrale. Perfetto l’insieme anche nella Preghiera (che potrebbe ricordare il Canto di ringraziamento alla divinità del Quartetto op. 132 di Beethoven), il cui tema ricompare più volte variato, venendo ad assumere caratteri contrastanti. Contrasti dinamici nello Scherzo, eseguito con irresistibile verve, e nel Finale.
Assolutamente convincente anche l’esecuzione del Quartetto in do minore op. 56, dedicato al violoncellista Alexandre Chevillard (1811- 1877), che fu tra i primi a riconoscere l’importanza dell’ultimo Beethoven, tanto che, con l’appoggio del violinista Jean-Pierre Maurin (già allievo di Baillot), fondò nel 1852 la Società degli ultimi quartetti di Beethoven. Grande energia si è sentita nell’esecuzione del primo movimento, Allegro maestoso ed espressivo, alternata a momenti di pacato lirismo. Nel movimento successivo, Minuetto: Moderato, ha brillato la tecnica trascendentale del primo violino, a cui Onslow ha assegnato una parte virtuosistica, per permettere al dedicatario di fare sfoggio di tutta la sua bravura, mentre nell’Adagio, brano di grande suggestione, si è imposto con autorevolezza tutto l’insieme con proficui scambi di ruoli tra gli strumenti, che hanno tutti una valenza melodica. Un attacco risoluto ha aperto il Finale: Vivace, movimento ritmicamente vivace, dove è tornata l’iniziale energia. Applausi più che convinti alla fine del concerto, premiati con un bis: lo Scherzo: Allegro dal primo dei due quartetti eseguiti. Foto Michle Crosera

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