Genova, Teatro Carlo Felice: “Carmen”

Genova, Teatro Carlo Felice, Stagione lirica 2014/2015
CARMEN
Opéra-comique in quattro atti di Henri Meilhac e Ludovic Halévy, dalla novella omonima di Prosper Mérimée.
Musica di Georges Bizet
Carmen SONIA GANASSI
Don José FRANCESCO MELI
Escamillo MATTIA OLIVIERI
Micaela SERENA GAMBERONI
Zuniga JOHN PAUL HUCKLE
Morales RICARDO CRAMPTON
Il Dancario ROBERTO MAIETTA
Il remendado MANUEL PIERATTELLI
Frasquita DARIA KOVALENKO
Mercedes MARINA OGII
Orchestra del Teatro Carlo Felice
Coro e coro di voci bianche del Teatro Carlo Felice
Direttore Philippe Auguin
Maestro del Coro Pablo Assante
Voci bianche dirette da  Gino Tanasini
Regia, scene e luci Davide Livermore
Costumi Gianluca Falaschi
Movimenti mimici Giovanni Di Cicco
Allestimento Fondazione Teatro Carlo Felice.
Genova, 8 maggio 2015 

È stato ripreso dopo un anno lo spettacolo che il Teatro Carlo Felice aveva programmato per la stagione 2013/2014 e che era stato purtroppo funestato da una lunga serie di scioperi. La versione eseguita è stata quella originale di Georges Bizet in forma di Opéra-Comique, ossia con i dialoghi recitati (anche se ridotti), versione che a nostro avviso risulta di gran lunga superiore drammaticamente a quella approntata per lo Staatsoper di Vienna da Ernest Guiraud che, a causa della precoce morte dell’autore, si era adoperato per musicare le parti recitate. Venendo ora a parlare nello specifico della serata dell’ 8 Maggio u.s. e della regia di Davide Livermore, non si può che biasimare il totale travisamento delle intenzioni degli autori. L’azione viene qui trasportata nella brutale e violenta Cuba rivoluzionaria; questa fa da sfondo a personaggi che, spogliati completamente o quasi delle loro precipue qualità impresse dai librettisti, vagano a volte insensatamente per un palcoscenico in cui scenografie e masse contribuiscono a distrarre lo spettatore da una corretta comprensione della vicenda. Non ci convince il cercare ad ogni costo di superare gli intendimenti e le indicazioni del libretto, soprattutto quando, accanto ad una trasposizione assolutamente singolare, si ostacola la normale comprensione dello svolgersi degli avvenimenti. Troppe situazioni che indugiano su un piano gratuitamente violento, troppi movimenti inconsulti delle masse e nessun movimento, per contro, dove il buon senso ed il libretto lo esigerebbero (ci riferiamo in particolar modo al coro completamente statico di voci bianche del I Atto). Lo spettacolo, a cui si deve senz’altro riconoscere il merito di un grande lavoro di preparazione e di messa a punto, ha, secondo il nostro modesto parere, diversi punti in cui la scena è assolutamente sganciata dalla parola cantata. Ci riferiamo in particolar modo alla chiusa del I Atto in cui Carmen rimane bellamente in balìa dell’allucinato sogno erotico di Don José che la proietta, novella provocante sciantosa del locale di Lillas Pastia circondata da uno stuolo di avvenenti ballerine, al posto del simulato divincolarsi dal brigadiere, oltre che all’intero svolgersi IV atto. Insopportabile, a nostro avviso, il far comparire in scena lo sgozzamento dei tre doganieri in un modo davvero vicino a scene di reali e raccapriccianti esecuzioni cui i mass media ci hanno recentemente abituato. Gravissima poi la sostituzione delle nacchere nella tradizionale canzone di Carmen del II Atto con l’utilizzo delle congas che sono risultate di ben misero e ridicolo effetto: a fronte di un qualsivoglia riuscito o meno esperimento di trasposizione nulla deve minimamente intaccare o ledere almeno la partitura. Abbiamo trovato assai fastidioso e per niente utile il voler accompagnare l’Ouverture e gli Entr’acte con incombenti immagini proiettate. Accurati e coerenti con l’epoca della trasposizione sono stati i costumi di Gianluca Falaschi. Venendo a disquisire ora della parte prettamente musicale della serata, primo fra tutti va citato per le ben note eccelse qualità vocali non disgiunte da una recitazione convincente ed appassionata il tenore genovese Francesco Meli che ancora una volta ed una volta di più ha saputo imporsi nobilitando uno spettacolo dalle tinte grevi e violente. Molto interessante la resa della protagonista intelligentemente tratteggiata da una Sonia Ganassi in splendida forma vocale che ben ha saputo adattarsi sotto ogni aspetto alla tragedia -rivisitata- di Prosper Mérimée. Convincente e distinto il ruolo di Escamillo interpretato dal giovane Mattia Olivieri, ben quadrato musicalmente ed anch’egli pienamente calato nella vicenda. Serena Gamberoni ha interpretato con voce dolcissima e grande sensibilità la parte di Micaela, purtroppo funestata da una regìa che la fa apparire assai meno femminile e delicata del personaggio tradizionale. Molto buone le parti dei compimari anche se in qualche raro caso non perfettamente a tempo con l’orchestra, sostenute da Daria Kovalenko (Frasquita), Marina Ogii (Mercédès), Manuel Pierattelli (Remendado) e Roberto Maietta (Dancaire), oltre a John Paul Huckle (Zuniga) e Ricardo Crampton (Morales). Nel complesso il cast vocale è stato uno dei più brillanti che il Carlo Felice abbia proposto negli ultimi anni. L’orchestra, sapientemente diretta dal M° Philippe Auguin, si è dimostrata completamente all’altezza della non facile partitura. Una lode particolare va indirizzata agli strumentini che, specialmente nella Entr’acte del III Atto, sotto la bacchetta precisa e raffinata dell’Auguin ci hanno trasportati nel caldo e luminoso mondo mediterraneo visto dagli occhi parigini di Bizet. Buonissime le dinamiche e buono l’assieme col palcoscenico. Il coro preparato da Pablo Assante ha svolto onorevolmente la sua parte sebbene non ci sia sfuggita qualche asprezza nelle parti tenorili specialmente nel I Atto. Ottimo ed accurato come sempre il coro delle voci bianche preparate dal M° Gino Tanasini. Teatro gremito in ogni ordine di posti da un pubblico che ha generosamente applaudito cast, orchestra e, non sapremmo dire quanto scientemente, la regìa. Foto Marcello Oselli

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