Arena di Verona Opera Festival 2015: “Aida”

Arena di Verona – 93° Opera Festival 2015
“AIDA”
Opera in quattro atti su libretto di Antonio Ghislanzoni
Musica di Giuseppe Verdi
Il re d’Egitto GIORGIO GIUSEPPINI
Amneris ANITA RACHELISHVILI
Aida MARIA JOSÉ SIRI
Radamès CARLO VENTRE
Ramfis RAYMOND ACETO
Amonasro LEONARDO LÓPEZ LINARES
Un messaggero FRANCESCO PITTARI
Una
 Sacerdotessa STELLA ZHANG
Orchestra, Coro e  Corpo di ballo dell’Arena di Verona
Direttore Andrea Battistoni
Maestro del Coro Salvo Sgrò
Regia e scene Franco Zeffirelli
Costumi Anna Anni
Coreografo Renato Zanella
Verona, 20 giugno 2015

Per l’anno dell’Expo la Fondazione Arena scongela la colossale scenografia di “Aida” firmata da Franco Zeffirelli. Un allestimento monumentale che risponde certamente alle istanze di spettacolarità del pubblico areniano, lasciando però minimo spazio di manovra in proscenio. La gigantesca piramide rotante, sostenuta da una struttura di tubi metallici dorati, ha certamente il pregio di limitare la durata dei cambi scena; i vividi colori dei costumi e l’accumulo di dettagli restituiscono un effetto piuttosto kitsch, ma certamente apprezzato dal folto pubblico che riempiva i gradoni del teatro. Le grandi masse di Coro e figuranti si muovono in blocchi, in un tripudio dorato che ricalca uno stereotipo obsoleto ma pur sempre di grande effetto.
L’inconveniente maggiore della messinscena resta quello di rendere tecnicamente impossibile a interpreti e danzatori di potersi muovere con la necessaria libertà, costringendoli in una striscia piuttosto sottile, sul limitare del golfo mistico. Nonostante le difficoltà, va riconosciuto a Renato Zanella di aver saputo sfruttare adeguatamente la modesta fetta di palcoscenico per creare delle coreografie efficaci e accolte trionfalmente dal pubblico (grazie anche all’indiscutibile bravura dei primi ballerini Annalisa Bardo, Teresa Strisciulli, Evghenij Kurtsev e Antonio Russo), in questa prima di diciotto rappresentazioni che vedranno alternarsi sul podio quattro diversi direttori: Omar Wellber, Daniel Oren, Julian Kovatchev e il veronese Andrea Battistoni.
Il primo a destreggiarsi sul podio è proprio quest’ultimo, che si sforza di dare una lettura personale dell’opera: la sua è come sempre una direzione fresca ed estremamente energica, che si assume tutti i rischi che un gesto così ampio e impetuoso comporta.
A pagine rese con l’adeguato carattere e la giusta intensità (ben riuscito il Preludio) si accostano momenti di scollamento più o meno evidenti, e se le due protagoniste femminili riescono a realizzare comunque un’ottima performance, per il Radamès di Carlo Ventre il primo atto è risultato piuttosto faticoso. Al tenore uruguaiano non manca lo squillo, oltre che una notevole esperienza del ruolo; purtroppo la linea del canto tende a cadere e il centro risulta in diversi casi piuttosto secco: il colore non è sempre avvolgente e – ne è testimonianza un Celeste Aida poco entusiasmante il suo Radamés risulta più ieratico che romantico. D’altra parte, essere il condottiero conteso tra due protagoniste femminili della portata di Anita Rachvelishvili e Maria-José Siri non è affatto semplice.
Anita Rachvelishvili si conferma interprete di rilievo del personaggio di Amneris: ad una pasta timbrica imponente il giovane mezzosoprano georgiano accosta una tecnica formidabile, che le permette di affrontare il ruolo con grande intensità e naturalezza. Feroce e crudele nel primo atto, fragile e disperata nel quarto, senza cedimenti nell’intonazione e nella tenuta del suono, la sua Amneris è davvero superba e se il momento dell’anatema non è adeguatamente sostenuto dall’orchestra vogliamo tener conto che siamo ancora in una fase di collaudo.
Non da meno Maria-José Siri, artista raffinata e dalla dizione intelligibile; calata nei panni della principessa schiava risulta convincente sia a livello scenico che vocale. Il soprano non si risparmia e realizza una performance notevole, caratterizzata da un uso sapiente delle dinamiche e da una tecnica ferrea nel registro centrale, con ottime punte in acuto. Tra i momenti meglio riusciti non possiamo che annoverare il duetto Aida / Amneris dell’atto I, un vero duello di bravura tra le due protagoniste.
Il cast è completato dall’Amonasro rispettabile di Leonardo Lopez Linares, non particolarmente mordace a livello scenico ma dal timbro interessante. Molto bene il Faraone di Giorgio Giuseppini, meno efficace il Ramfis di Raymond Aceto. La Sacerdotessa era Stella Zhang, il messaggero Francesco Pittari.Il Coro, preparato da Salvo Sgrò, era meno in forma del solito – imperdonabili gli scollamenti nella scena e pezzo d’assieme (guerra, guerra, guerra (…) guerra guerra!) – e se qualcosa vogliamo imputare alla direzione è pur vero che molti nodi (tra i quali una rivedibile scena della consacrazione) potevano essere risolti in fase di prova. In ogni caso in corso d’opera le cose migliorano, tanto che l’ultimo atto risulta per il Coro nettamente superiore ai precedenti. Foto Ennevi per Fondazione Arena / Filmand – Produzioni Televisive

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