Giuseppe Verdi (1813-1901): “Otello”

Opera in quattro atti su libretto di Arrigo Boito dall’omonima tragedia di William Shakespeare. Robert Dean Smith (Otello), Raffaella Angeletti (Desdemona), Sebastian Catana (Jago), Luis Dámaso (Cassio), Vincenç Esteve (Roderigo), Marifé Nogales (Emilia), Kristjan Mõisnik (Lodovico), Michael Dries (Montano), Enrique Sánchez (Araldo). Coro Orféon Donostiarra, José Antonio Sainz Alfaro (direttore) coro di voci bianche Los Peques del léon de Oro, José Antonio Elena Rosso (direttore). Oviedo Filarmonía, Friedrich Haider. (direttore). Registrazione: Oviedo, Auditorium Príncipe Felipe, 22 agosto–8 settembre 2007. 2 CD Naxos 8.660357-58
L’ultimo bicentenario della nascita del Maestro è stato accompagnato dall’uscita sul mercato di un gran numero di registrazioni delle musiche verdiane, anche se molte di queste registrazioni non hanno lasciato nessuna traccia nella storia dell’interpretazione delle opere del compositore di Busseto, limitandosi ad essere iniziative commerciali prive di particolare interesse artistico.
Non fa purtroppo eccezione questo “Otello”, registrato ad Oviedo nel 2007 e  distribuito dalla Naxos solo adesso, che non si eleva, nella migliore delle ipotesi, da un’onesta routine, quando non si pone anche al di sotto di questo livello minimo. I complessi del teatro spagnolo, nell’insieme, non lasciano un ricordo particolarmente positivo: l’orchestra è corretta, ma senza particolari meriti e viene messa in difficoltà dalla tempesta iniziale; il coro difetta di padronanza linguistica e manca di autentico spessore drammatico. Non aiuta, a riguardo, la plumbea direzione di Friedrich Haider, povera di colori e priva di autentico slancio: basti ascoltare la totale mancanza di levità in “Questa è una ragna” o il mediocre, metallico accompagnamento della scena dei contadini.
La compagnia di canto è poi, nell’insieme, deludente e nessuno degli interpreti riesce a lasciare un segno memorabile. L’elemento più debole è, purtroppo, proprio il protagonista: Robert Dean Smith ha una voce piuttosto chiara – cosa in sé non negativa – ma arida e timbricamente poco piacevole, cui si unisce un’emissione forzata con acuti spesso duri e incerti. L’entrata è per lui alquanto rischiosa: “Esultate” pur non esaltante è corretto, ma le successive salite – “nostra e del cielo è gloria”, “dopo l’armi lo vinse l’uragano” – risultano faticose. E se nei momenti più lirici l’interprete riesce ad ottenere qualche soluzione convincente, nonostante la scarsa avvenenza timbrica – duetto con Desdemona del I atto ma anche nel “Nium mi tema” – i momenti più drammatici, dove la voce deve aggredire la linea ed esprimere la natura “barbarica” ed eroica del personaggio, vedono Dean Smith in grande difficoltà, acuti duri, sforzati, faticosi e una scarsa personalità interpretativa.
Meglio lo Jago di Sebastian Catana che del ruolo ha un’idea “vecchio stile” nelle sue truci esibizioni, ma almeno mostra una voce solida e robusta dal bel colore autenticamente baritonale, pur con qualche difficoltà negli acuti e una mancanza di leggerezza che lo penalizza decisamente nelle mezze voci del “sogno”.
Sul piano vocale l’elemento migliore è Raffaella Angeletti, una Desdemona precisa e musicale, caratterizzata da un timbro brunito. Rispetto alle problematiche vocali dei colleghi, la correttezza dell’Angeletti si fa inevitabilmente apprezzare, ma resta comunque una lettura che non va oltre la corretta professionalità. Nell’”Ave Maria” il timbro scuro priva il brano di quella luminosità che le grandi interpreti del ruolo sapevano far rifulgere.
Non convincono nemmeno le numerose parti di fianco: abbastanza grossolano e dagli acuti faticosi il Cassio di Luis Dámaso; fin troppo flebile – specie a confronto con quella così corposa dell’Angeletti – l’Emilia di Marifé Nogales; privo di corpo e vuoto nel settore acuto il Lodovico di Kristjan Mõisinik; più corretto ed efficace il Roderigo di Vincenç Esteve. Le conclusioni non possono che ribadire lo scarso interesse della proposta, tanto più considerando la ricchezza della discografia dell’ultimo capolavoro serio del Maestro Verdi.

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