An Operatic Recital by Flaviano Labò (1927-1991)

Giuseppe Verdi: “La vita è inferno all’infelice…Oh, tu che in seno agl’angeli” (La forza del destino); Amilcare Ponchielli: “Cielo e mar!” (La Gioconda); Giacomo Puccini: “Che gelida manina” (La Bohème); “Recondita armonia”, “E lucevan le stelle” (Tosca); “Non piangere Liù”, “Nessun dorma” (Turandot); Umberto Giordano: “Amor ti vieta” (Fedora). Flaviano Labò (tenore); Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Fernando Previtali (direttore). Registrazione: Roma, luglio 1956
Bonus tracks da:
Bruno Prevedi sings Great Italian Arias
Umberto Giordano: “Colpito qui m’avete…Un dì all’azzurro spazio”, Sì, fui soldato, Come un bel dì di maggio (Andrea Chènier); Giuseppe Verdi: “Ah sì ben mio” (Il Trovatore); “La vita è inferno all’infelice…Oh, tu che in seno agl’angeli” (La forza del destino);Umberto Giordano: Amor ti vieta (“Fedora”); Pietro Mascagni: “Mamma, quel vino è generoso” (Cavalleria rusticana); Giacomo Puccini: “Recondita armonia” (Tosca); “Addio fiorito asil” (Madama Butterfly); “Ch’ella mi creda” (La fanciulla del West); “Non piangere Liù”, “Nessun dorma” (Turandot). Bruno Prevedi (tenore); Orchestra della Royal Opera House, Covent Garden. Edward Downes (direttore). Registrazione: Londra, marzo, 1964
Bonus tracks da :
Le Grandi Voci dell’Arena di Verona
Giacomo Puccini: “Recondita armonia”, “E lucevan le stelle” (Tosca); “Ch’ella mi creda” (La fanciulla del West). Gianni Raimondi (tenore). Orchestra dell’Arena di Verona. Bruno Martinotti (direttore). Registrazione: Verona, aprile, 1977.
T.Time: 75.42 1 CD Decca 480 8162  
Ufficialmente dedicato a Flaviano Labò questo CD Decca – nella collana Most Wanted Recital – permette di riascoltare alcuni tenori attivi fra gli anni 50 e gli anni 70 e rimasti in ombra di fronte alle grandi stelle del periodo; ascolti questi oggi spesso datati ma comunque non inutili per avere un quadro complessivo della scena tenorile di quegli anni.
Labò, piacentino, colpisce subito per una voce naturalmente dotatissima, ampia, solida, timoratissima, di colore veramente splendido; la sua è una di quelle voci che colpiscono fin da subito l’ascoltatore. Ad un attento ascolto emergono però anche gli elementi che hanno impedito al cantante di divenire una stella di prima grandezza: la linea di canto non è sempre pulita, sugli acuti – specie quelli di passaggio – tende ad allargare eccessivamente al momento dell’attacco (particolarmente evidente nel “Cielo e Mar” della Gioconda); l’interpretazione è poco curata, spesso monocorde nella sua spavalda baldanza. La grande scena di Alvaro da La forza del destino verdiana è paradigmatica dell’arte di Labò; il recitativo è fin troppo verista nell’approccio – e vano sarebbe cercare quell’intima verità che sapevano così rendere i veri tenori verdiani – ma allo stesso tempo autorevole per forza d’emissione e chiarezza dell’articolazione della frase, mentre l’aria è tutta risolta in esibizione vocale. Essendo sotanzialmente il materiale di prim’ordine, si ascolta con piacere al’interno di un contesto come questo.
Sul piano espressivo i brani della giovane scuola lo trovano decisamente più a suo agio: nel Loris di Fedora (“Amor ti vieta”) la voce è ideale e anche l’impostazione espressiva direttamente passionale ben si addice al personaggio. Altrettanto convincenti sono i brani pucciniani con un “Che gelida manina” affrontato con voce fin troppo drammatica ma di autentica spontaneità e un “E lucevan le stelle” pienamente compiuto tanto sul piano vocale quanto su quello espressivo mentre fin troppo stentoreo risulta il “Nessun dorma”.
Il mantovano Bruno Prevedi (1928-1988) è stato un cantante intelligente che è riuscito a ritagliarsi un’interessante carriera soprattutto nei ruoli al margine del grande repertorio dove minore era la concorrenza per una voce sicuramente non così eccezionale per qualità naturali. Prevedi infatti non disponeva di un materiale naturalmente significativo, dal  momento che il timbro appariva anonimo, lo squillo limitato, l’accento spesso fin troppo timido e non sempre compensato da un’innegabile musicalità. Interessante il confronto con Labò nei brani comuni presenti: se in “La vita è inferno…Oh tu che in seno agli angeli” l’interpretazione magari un po’ anarchica ma sicura e baldanzosa di Labò prevale su quella fin troppo dimessa di Prevedi, il Calaf di quest’ultimo, più lirico e sfumato, risulta sicuramente più vicino ai gusti attuali. Per la stessa ragione non manca di interesse il suo Turiddu dal timbro chiaro e lirico non ignaro della lezione di Di Stefano mentre la mancanza di autentico squillo risulta decisamente più penalizzante in Andrea Chènier e Manrico.
Chiudono tre brani cantati da Gianni Raimondi (1923-2008), tenore sicuramente più noto soprattutto come interprete donizettiano e del primo Verdi ambiti in cui la sua voce luminosa e guizzante e gli acuti sfolgoranti trovavano modo di emergere in tutta la loro qualità. Qui lo troviamo invece alle prese con tre brani pucciniani – “Recondita armonia” ed “E lucevan le stelle” da Tosca e “Ch’ella mi creda” da La fanciulla del West. Nel primo brano dal carattere eminentemente lirico la voce di Raimondi può espandersi con tutta la sua ricchezza fino all’acuto conclusivo, autentica lama di suono mentre negli altri ascolti appaiono più evidenti le difficoltà imposte da una evidente mancanza di peso specifico.

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