Cagliari, Teatro Lirico: “L’elisir d’amore”

Cagliari, Teatro Lirico – Stagione Lirica 2015
“L’ELISIR D’AMORE”
Mlodramma giocoso in due atti su libretto Felice Romani, dal dramma omonimo Le philtre di Eugène Scribe.
Musica di Gaetano Donizetti
Adina DANIELA BRUERA
Nemorino ALESSANDRO LIBERATORE
Belcore MATTIA OLIVIERI
Dulcamara BRUNO DE SIMONE
Giannetta VITTORIA LAI
Orchestra e Coro del Teatro Lirico di Cagliari
Direttore Fabrizio Maria Carminati
Maestro del coro Gaetano Mastroiaco
Regia Michele Mirabella
Scene e costumi di Alida Cappellini e Giovanni Licheri
Luci di Franco Angelo Ferrari
Allestimento del Teatro Lirico di Cagliari
Cagliari, 3 luglio 2015

Sette recite, dal 3 al 12 luglio, per il secondo appuntamento della stagione lirica del Teatro di Cagliari, L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti, capolavoro assoluto dell’opera comica per spessore di caratteri e raffinatezza musicale, L’allestimento è quello che il Teatro cagliaritano ha proposto nel 2009, firmato da Michele Mirabella, con scene e costumi di Alida Cappellini e Giovanni Licheri e luci di Franco Angelo Ferrari, ripreso con qualche leggera variazione (come la figurante contadina che ha la funzione di alter ego del regista e in scena annota tutto ciò che accade per tutta la durata della recita). È giunto d’altronde il momento per tutti i teatri di dimostrare come fare di necessità virtù e, visto che grandi star e grandi risorse non sono più di casa, è indispensabile coniugare la qualità con i mezzi a disposizione. In questa situazione hanno modo di essere valorizzati soprattutto i giovani, spesso rischiando di fare il passo più lungo della gamba ma anche – come in questo caso – trovando l’occasione di mettersi in luce al meglio.
L’ambientazione del melodramma giocoso in due atti di Gaetano Donizetti su libretto di Felice Romani, tratto da Le philtre di Eugène Scribe, in scena al Teatro Lirico è, secondo Mirabella, rigorosamente filologica, nel senso della collocazione storica e dell’invenzione teatrale. Per dirigere L’Elisir – dichiara il regista – è indispensabile conoscere i moti del 1820 e del ’21, del 1830 e del ’31, e sapere che negli anni Quaranta dell’Ottocento l’urbanizzazione spopolerà le proprietà terriere e che ricordare la vita di campagna diventa una forma di nostalgia… E un senso di gioiosa nostalgia è, infatti, quella che scaturisce dallo spazio in cui la vicenda dell’Elisir secondo Mirabella è collocata, un immaginario villaggio nei Paesi Baschi, che sorge su una distesa di spighe di grano, segnata dal colore rosso dei papaveri. L’atmosfera bucolica è sottolineata dalle pale dei mulini ad acqua, dal cielo limpido, dallo spaccato delle case di legno che espone al pubblico gli interni del paese, popolato da personaggi quasi fiabeschi.
Un capolavoro inossidabile, quello donizettiano, impreziosito dalle grandi arie Quanto è bella, quanto è cara, Chiedi all’aura lusinghiera, la Cavatina e la Barcarola di Dulcamara, fino a Una furtiva lagrima, divenuta una delle romanze più popolari del melodramma italiano di tutti i tempi. Il pubblico, che ha affollato il Teatro Lirico di Cagliari, ha assistito a uno spettacolo pregevole, in cui le originali scelte rappresentative di Mirabella sono state rafforzate dalla guida esperta di Fabrizio Maria Carminati, capace di conferire un piglio sincero e disinvolto all’esecuzione, valorizzando sapientemente le caratteristiche vocali dei cantanti e calibrando il giusto equilibrio degli ingredienti del «malincomico Elisir», così come lo ha definito Mirabella.
Interpretazione vocale impeccabile per l’Adina di Daniela Bruera: il soprano di origine sarda ha messo in evidenza una spigliata schiettezza scenica sostenuta da una vocalità brillante, luminosa in tutta la gamma dell’emissione, precisa nelle salite all’acuto e coerente nella rotondità di suono fino alle note più gravi, abile nell’affrontare le insidie del belcanto nella cabaletta Il mio rigor dimentica, davvero pirotecnica. Bella prova quella del Nemorino di Alessandro Liberatore, di vocalità ampia e potente, decisamente a suo agio nella parte del giovanotto ingenuo e sempliciotto. Ben curato il fraseggio del tenore, appassionato in Quanto è bella, quanto è cara, commosso in Adina credimi, struggente ne Una furtiva lagrima.
La rosa delle voci maschili annoverava i timbri più scuri di Mattia Olivieri, nel ruolo di Belcore, una voce robusta e timbratissima, comunque di buona emissione; e il buffo Bruno De Simone, del tutto calato nel ruolo di un dottor Dulcamara dipinto come un vecchio imbroglione, che sfodera una completa padronanza della dizione, indispensabile in questo personaggio. Neppure la parte di Giannetta è stata trascurata, affidata a Vittoria Lai, interprete fresca e convincente. Molto curati gli interventi del Coro del Teatro Lirico di Cagliari, sia vocalmente che scenicamente. Giusta dose di applausi per L’Elisir d’amore mirabelliano, che ha così replicato il buon successo ottenuto in Sardegna nel 2009: applausi meritati per tutti, in un’esecuzione molto gradevole per scene, costumi e qualità degli interpreti.

 

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