Les Ballets Jazz de Montréal al Teatro Romano di Verona

Verona, Teatro Romano, Estate Teatrale Veronese 2015
Les Ballets Jazz de Montréal
Direttore Artistico Louis Robitaille
“Zero in on”
Coreografia Cayetano Soto
Musica Philip Glass
“Rouge”
Coreografia Rodrigo Pederneiras
Musica Paul Baillargeon, fratelli Grand
“Harry”
Coreografia Barak Marshall
Musica Tommy Dorsey, Taraf Ionel Budisteanu, Balkan Beat Box, The Andrews Sisters, Anatol Stefanet, Dejan Petrovic, Sidney Bechet, Warsaw Village Band, The Hungarian Quartet, Goran Bregovic, Maria Callas, Wayne Newton
Veona, 17 luglio 2015

Les Ballets Jazz de Montréal sono arrivati a Verona letteralmente come una boccata d’aria fresca nella torrida estate italiana. Compagnia di lunga tradizione (arrivata a festeggiare nel 2012 il quarantesimo anniversario dalla fondazione) ma sempre lungimirante nelle scelte di repertorio, si caratterizza a tutt’oggi per eclettismo e compresenza di stili. Il programma presentato in apertura alla rassegna di danza della 67^ edizione dell’Estate Teatrale Veronese si è rivelato denso e interessante, confermando ancora una volta l’immagine caleidoscopica della compagnia originaria del Québec. Ha aperto la serata Zero in On di Cayetano Soto dove il perno della coreografia è costituito dalla partnership fra due danzatori. Non solo questione di sincronie e asincronie ma vero e proprio gioco condotto sul filo del rasoio della musicalità, dell’alchimia, dell’ascoltarsi e assecondarsi. In questo breve duetto distribuito nello spazio di un quadrato bianco a terra dominano le iperestensioni, le geometrie rapide e velocissime, le prese ardite, la specularità di un movimento che si infrange improvviso e inaspettato… quasi una coppia di automi governato da un ordine superiore. In quest’occasione, l’aver accostato un ballerino molto alto e longilineo con una ballerina più bassa e dalla fisicità più marcata ha contribuito ad un’estetica davvero impattante.
In prima italiana si è poi visto Rouge di Rodrigo Pederneiras – leader del magnifico Grupo Corpo – omaggio alla cultura dei Nativi del Canada. Qui la danza si fa corale, in un meltin pot di stili: il coreografo gioca con leve e cadute, plasma la compagnia in scene d’insieme ora fiere nell’incedere sicuro e compatto ora in una tonalità più lirica e smussata presentandone solo le silhouette sul fondale rosso.
Da ultimo è stato danzato un ‘classico’ della compagnia: Harry di Barak Marshall. Il protagonista di questo grazioso ‘nonsenso coreografico’ è il povero Harry, moderno antieroe, goffo e dinoccolato in cerca della propria strada. I ritmi di questo lavoro vengono scanditi dal funerale di Harry che torna a vivere ciclicamente… un po’ come la morte di Kenny in South Park. Ma la vita è impietosa o, forse, è semplicemente la vita: e così Harry non riesce a imbattersi nella propria metà e viene costantemente deriso da amici e, di conseguenza, dal destino. Questo cammino è tutto in salita, in un repentino gioco di richiami pulp: lo scoppio dei palloncini rossi che diviene uno sparo, una giovane band alla West Side Story che litiga, i giovani scanzonati che diventano in poco vittime di guerra compianti dalle vedove… ma la vita ci concede anche i sogni e una bella serata d’estate ne abbiamo tutti un po’ bisogno. La danza finale, serena e rassicurante, distende gli animi e fa sorridere: forse una speranza c’è ed è possibile anche farsi beffa degli dei.
Quello che stupisce dei danzatori dei Ballets Jazz de Montréal non è tanto la bravura (innegabile) ma la versatilità: in una serata in cui stili, tecniche e poetiche si sono avvicendate in un ritmo incalzante non hanno mai mostrato cedimenti, né hanno perso in ritmo, scioltezza e musicalità. Semplicemente fantastici. Foto per gentile concessione dell’Ufficio Stampa dell’Estate Teatrale Veronese

 

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