Venezia, Palazzetto Bru Zane, Festival Édouard Lalo: Trio Cérès

Venezia, Palazzetto Bru Zane, Festival Édouard Lalo tra Folklore e wagnerismo (26 Settembre-10 Novembre 2015)
“IL CREPUSCOLO DEL ROMANTICISMO”
Trio Cérès

Violino Julien Dieudegard
Violoncello Noémi Boutin
Pianoforte Jonas Vitaud
Édouard Lalo: Trio avec piano n. 1
Lili Boulanger: D’un soir triste
Ernest Chausson: Trio pour violon, violoncelle et piano en sol mineur op. 3
Venezia, 29 ottobre 2015

A partire dall’inizio dell’Ottocento si sviluppa in Francia un’abbondante produzione di trii. Fino al 1815 il repertorio è quasi esclusivamente ad uso privato: oltre alle opere di autori francesi, si eseguono quelle di Haydn, Mozart e Beethoven. I compositori austro-tedeschi – oltre ai precedenti, Schubert, Schumann e Mendelssohn – costituiscono i modelli di riferimento per i compositori di Francia. Onslow, che ne compone une decina, riceve così il soprannome di “Beethoven francese”. Si generalizza la forma in quattro movimenti, con un pianoforte brillante e gli archi considerati più inclini al lirismo. Molti autori si cimentano, ben presto, nel Trio con pianoforte (come Chopin, David e Reber), tuttavia sarà la fondazione della Société Nationale de Musique, nel 1871 a favorire la fioritura di un ragguardevole repertorio per questa formazione: Saint-Saëns, Dubois, Widor, Castillon, quindi Fauré, Debussy, Ravel o, ancora, Roussel, ne saranno gli autori.
Giovani e preparatissimi gli interpreti, ospitati dal Palazzetto Bru Zane, per eseguire il programma di questa serata: si tratta dei componenti del Trio Cérès. Fondato nel 2006, è costituito da musicisti, diplomatisi presso il Conservatoire National Supérieur de Musique di Parigi, per poi continuare la loro formazione, frequentando corsi di perfezionamento di alto livello. Il Trio – che si è esibito nelle più rinomate sale da concerto ed ha partecipato a importanti festival – si è meritato prestigiosi riconoscimenti internazionali ed ha, inoltre, inciso un CD, contenente musiche di Gabriel Fauré, Maurice Ravel e Philippe Hersant.
Davvero bravi questi giovani esecutori nell’affrontare i titoli in programma per questo concerto, nell’ambito del Festival Lalo! Instancabile, preciso, sensibile il pianoforte di Jonas Vitaud, che fornito un sicuro sostegno armonico e ritmico ai due strumenti ad arco e, in particolare negli assolo, ha veramente brillato per buon gusto e nitidezza di tocco. Di pari efficacia ed espressività la prestazione degli altri due solisti, il violinista Julien Dieudegard e la violoncellista Noémi Boutin.
Un pathos intenso ha sedotto gli spettatori nel primo movimento (Allegro moderato) del Trio con pianoforte n. 1 di Lalo, in cui predomina il violoncello, che presenta il primo tema, di carattere appassionato, seguito dal pianoforte e dal violino. Dopo un intermezzo contrappuntistico, in cui si è apprezzato un perfetto insieme, appare, più pacato, il secondo tema, reso con giusto accento ancora dal violoncello, poi lo sviluppo e una coda conclusiva. Nel successivo Rondo, il tema dal tenero lirismo, con cui si apre l’iniziale Andante sostenuto – recante il sottotitolo di Romance, in quanto affine al carattere dei mendelssohniani Lieder Ohne Worte – è stato suggestivamente introdotto dal pianoforte e poi ripreso dal violoncello e dal violino, che si sono fatti particolarmente apprezzare nella più tesa sezione centrale del movimento, in modo minore. Nel terzo movimento (Scherzo) – contenente un motivo dagli accenti sincopati, che poi elaborato contrappuntisticamente funge da transizione tra il trio e il ritorno dello scherzo – il Trio Cérès ci ha regalato un’interpretazione particolarmente briosa. Nel conclusivo Allegro il violoncello solo ha introdotto, in stile “rubato”, il primo tema appassionato. Dopo l’esposizione di due idee melodiche (in modo minore e, rispettivamente, in lmodo maggiore) e il successivo sviluppo, si è apprezzato un altro tema più lirico – accompagnato da arpeggi cristallini del pianoforte nel registro acuto –, che risuona nuovamente nel corso della riesposizione.
Un’atmosfera cupa, per non dire funerea, ha dominato nel pezzo di Lili Boulanger D’un soir triste, composto – insieme al complementare D’un matin de printemps, che presenta lo stesso ritmo a tre tempi, lo stesso colore armonico modale e soprattutto lo stesso tema melodico – tra il 1917 e l’inizio del 1918, poco prima che la tisi spegnesse la sua giovane vita. La composizione ha inizio con una scansione di accordi, che evoca la solennità di una processione, arricchendosi progressivamente, dal punto di vista del colore armonico, screziato di dissonanze e cromatismi, il che testimonia di una padronanza tecnica stupefacente per un’autrice di soli 24 anni, eppure già grandissima musicista, come attestano anche altre sue opere. Lili Boulanger è stata spesso accostata a Debussy, ma qui la sua musica, per l’asprezza del linguaggio, evoca anche Ravel, tra accensioni d’angoscia e qualche squarcio di sereno, fino alla dolorosa conclusione, scandita dai cupi rintocchi del pianoforte.
Notevole la prova offerta dagli interpreti anche riguardo all’ultimo titolo in programma, il Trio per violino, violoncello e pianoforte in sol minore op. 3 di Ernest Chausson, dove il pianoforte, tra l’altro, si è dimostrato davvero instancabile e preciso nella sua tutt’altro che facile funzione di sostegno, mentre i due archi hanno dialogato tra loro e con la tastiera, trovando sempre il giusto accento, nell’esecuzione di una composizione a dir poco impegnativa, se non poderosa. Composto tra il luglio e il settembre del 1881 ed eseguito per la prima volta, l’8 aprile 1882 alla Société Nationale de Musique, con André Messager al pianoforte, senza riscuotere particolare successo, questo Trio è caratterizzato da un certo cromatismo strutturale, nonché dalla presenza di un tema ciclico, che rivelano l’influenza del suo maestro César Franck, ma già vi si coglie l’ingegno personale di Chausson.
Il primo movimento inizia (Pas trop lent) con un’introduzione del pianoforte, costituita da arpeggi dalle armonie misteriose, su cui si innesta un canto lamentoso. Segue, un tormentato Animé, fondato su due temi. Il movimento successivo (Très vite) comincia con una pagina dall’atmosfera sospesa, che introduce una sezione vivace e saltellante, al cui centro si apre uno squarcio più calmo che riprende i motivi dell’introduzione, i quali ricompaiono anche a conclusione del movimento. Il terzo movimento (Assez lent) – basato principalmente su un tema già esposto nel primo Animé – è il più franckiano: intriso di dolorosa malinconia, talora si anima, in particolare al riapparire, più appassionato, del tema ciclico, sostenuto da possenti accordi del pianoforte. L’Animé finale propone – dopo l’esposizione di temi nuovi, gai e danzanti – una sintesi di tutto il brano riepilogando, uno dopo l’altro, quelli dei movimenti precedenti. Scroscianti applausi e un bis dal sapore adorabilmente francese: l’Andantino dal Trio en ré mineur op. 120 di Fauré, eseguito con mano leggera.

 

 

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