“Falstaff” al Teatro San Carlo di Napoli

Teatro di San Carlo – Stagione lirica e di balletto 2015 – 2016
“FALSTAFF”
Commedia lirica in tre atti. Libretto di Arrigo Boito.
Musica di Giuseppe Verdi
Sir John Falstaff ELIA FABBIAN
Ford STEFANO ANTONUCCI
Fenton LEONARDO CORTELLAZZI
Dottor Cajus CRISTIANO OLIVIERI
Bardolfo GIANLUCA SORRENTINO
Pistola GABRIELE SAGONA
Mrs. Alice Ford EVA MEI
Nannetta ROSA FEOLA
Mrs. Quickly BARBARA DI CASTRI
Mrs. Meg Page ANNUNZIATA VESTRI
Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo
Direttore Pinchas Steinberg
Maestro del Coro Carlo Marco Faelli
Regia Luca Ronconi ripresa da Marina Bianchi
Costumi Maurizio Millenotti
Scene Tiziano Santi
Luci A. J. Weissbard
Allestimento del Teatro di San Carlo in coproduzione con il Teatro Petruzzelli di Bari e con la Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino.
Napoli, 18 marzo 2016   
Il San Carlo celebra Shakespeare e omaggia Ronconi. Nel quarto centenario dalla scomparsa del drammaturgo inglese, per celebrare il genio, che tanto ha saputo ispirare il teatro d’Opera, la Direzione Artistica del Teatro di San Carlo orienta la propria scelta su Falstaff, “opera – testamento” di Giuseppe Verdi. In realtà il lavoro nasce nel 2013, in coproduzione con il Teatro Petruzzelli di Bari e con la Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino (2014). Esso rappresenta anche l’ultima fatica del regista Luca Ronconi, scomparso il 21 febbraio 2015, all’età di 82 anni. A curare la ripresa della regia ronconiana, Marina Binchi, che collaborò alla messinscena dell’opera avvenuta a Bari nel 2013. Ronconi delinea una regia dal tratto minimalista, asciugando del tutto gli elementi sulla scena, affidandosi totalmente alla partitura, evitando di insistere sul carattere pittoresco di quest’opera, come pure su tutti gli elementi di maniera. L’Osteria della Giarrettiera si trasforma così nella camera da letto di Falstaff, dove a rendere tutto surreale non è tanto l’irruente ingresso del Dott. Cajus, quanto il suo strampalato mezzo di trasporto. Tutto è sogno, prima ancora di essere burla… ed infatti è nel sogno di Falstaff che si materializza Alice nella sua fluttuante vasca da bagno, in esso assumono il giusto significato le astruse locomotive che guidano i protagonisti più che essere guidate ed a rendere estremamente esplicita questa lettura è il passaggio dalla seconda alla terza scena dell’ultimo atto, dove proprio nel sonno e nel sogno si materializza la gigantesca quercia di Herne, che cala dall’alto, capovolta, sulla testa del protagonista, insieme a tutti i misteriosi personaggi che animano il parco di Windsor. Se da un lato la regia pone l’accento sulla natura, diremmo, quasi cameristica dell’opera, in perfetta linea con le scene di Tiziano Santi, ridotte al minimo e con pochissimi elementi d’arredo e la monocromia delle luci di Weissbard, diversificate solo per il quadro secondo del terzo atto, dall’altro tende a rallentare i ritmi incalzanti della commedia, costituita senz’altro da una comicità non scontata e semplicistica. Inoltre una lettura di questo tipo può trovare forza e credibilità solo in una ricercata ed attenta recitazione da parte dei cantanti, che fatta eccezione per alcuni, è risultata poco efficace. I costumi di Maurizio Millenotti, belli ed elaborati, ammiccano alla tradizione, con elementi classicheggianti e collocano l’intera vicenda sul finire dell’800, discostandosi così dall’ambientazione originale. La quasi assenza di colore sulla scena ha trovato in buca il suo opposto. La direzione di Pinchas Steinberg è risultata sapiente, con tempi estremamente giusti, favorendo la dizione di ogni singola parola, essenziale per la buona riuscita dei numerosi ed impervi concertati. Ampia e quasi sempre attenta al canto la tavolozza sonora, meticolosa la scelta dei colpi d’arco ed estremamente gradevoli alcuni effetti che anticipano soluzioni stilistiche tipiche del Novecento. Elia Fabbian, interprete di Falstaff, ha presenza scenica e vocalità sicuramente importante ed adatta al ruolo. Il timbro è innegabilmente baritonale, anzi da vero baritono di forza e lo ha dimostrato nel monologo “L’onore? Ladri!”, pur se non sempre gestita al massimo della raffinatezza. Leggermente difficoltosi risultano gli interventi a mezza voce, non di precisa intonazione. Nel complesso la sua interpretazione scenica convince, anche se in alcuni momenti il suo personaggio sembri perdere i connotati tipici. Stefano Antonucci mostra un bel timbro virile, non privo di una certa opacità e durezza, che per alcuni aspetti possono risultare congeniali al ruolo di Ford. La sua presenza scenica è sicura ed estremamente misurata. La vocalità di Mrs. Alice Ford insiste nella zona medio grave e la sua interprete, Eva Mei, sembri soffrire per questa costante esposizione. Decisamente più a proprio agio nei passaggi di coloratura, che assecondano la natura dell’interprete. Notevole il colore vocale e l’ampiezza degli armonici di Barbara di Castri, che ha ben tratteggiato il vivace personaggio di Quickly, nonostante alcune disomogeneità del registro. Buona la prestazione da parte di Annunziata Vestri. Leonardo Cortellazzi non possiede uno strumento estremamente sonoro, ma l’emissione è morbida e gradevole il fraseggio. Il suo Fenton non lascia un segno significativo. Frizzante e giovanile la Nannetta di Rosa Feola, che non delude le aspettative, anzi convince ed incuriosisce. Acuti pieni e ricchi di armonici, agilità e colorature perfettamente sostenute, fraseggio intenso, conferiscono la giusta dimensione a questo personaggio. Sognante, maliziosa, scaltra, pudicamente sensuale. Corretto il Dottor Cajus di Cristiano Olivieri, come anche la coppia Bardolfo e Pistola intrepretati da Gianluca Sorrentino, estremamente convincente sulla scena, e Gabriele Sagona. L’atteso concertato finale, l’ardita fuga, è gestita al meglio, nelle dinamiche, nel ritmo e nella dizione della parola. Anche il coro, diretto da Marco Faelli, mostra sicurezza e bel colore. Teatro non gremito, ma accoglienze cordiali per tutti gli interpreti.