Teatro Regio di Torino: “La Cenerentola” (cast alternativo)

Teatro Regio – Stagione lirica 2015/2016
“LA CENERENTOLA”
Melodramma giocoso in due atti su libretto di Jacopo Ferretti, dal racconto Cenerentola di Charles Perrault
Musica di Gioachino Rossini
Angelina (Cenerentola) DANIELA PINI
Don Ramiro GIORGIO MISSERI
Dandini DAVIDE BARTOLUCCI
Don Magnifico MARCO FILIPPO ROMANO
Alidoro SIMON LIM
Clorinda GIULIANA GIANFALDONI
Tisbe LORIANA CASTELLANO
Orchestra e Coro del Teatro Regio
Direttore e Maestro al fortepiano Speranza Scappucci
Maestro del Coro Claudio Fenoglio
Regia Alessandro Talevi
Scene e costumi Madeleine Boyd
Luci Matt Haskins riprese da Andrea Anfossi
Allestimento Teatro Regio (Produzione originale: Malmö Opera)
Torino, 22 marzo 2016

L’allestimento di questa Cenerentola, curato da Alessandro Talevi, è già stato descritto e commentato dal collega Giordano Cavagnino nella propria recensione al cast principale della produzione. Mi limiterò, da parte mia, ad aggiungere che lo spostamento della vicenda nella Cinecittà anni ’50 implica una serie di riferimenti cinematografici che sfuggono a chi non sia appassionato della materia, banalizzando la recezione dello spettacolo da parte del pubblico ignaro che non può cogliere le sfumature di significato suggerite dall’intertestualità. Questo – insieme all’uso parsimonioso delle luci, che genera quadri scenografici eccessivamente scuri per un contesto giocoso e un ambiente mediterraneo – è, a giudizio di chi scrive, il punto debole di una regia che ha il suo elemento di pregio nella definizione dei caratteri (con particolare cura per quello di Don Magnifico) e nella scelta di rispettare, anzi accentuare, la riduzione della trama su un piano puramente umano, che esclude ogni elemento magico. Una chioma bionda sul podio genera immediatamente più simpatia di un severo frac, e a questo dettaglio si deve certamente parte del tripudio di applausi che ha accolto la direttrice Speranza Scappucci; la quale, forte della sua lunga esperienza come Maestro al pianoforte – e non rinuncia, in questa sede, a ricoprire il ruolo alla tastiera di un fortepiano durante i recitativi – mostra una cura particolare nell’accompagnamento delle voci, alle quali sa dare il giusto respiro e i tempi appropriati. Come bacchetta pura, la sua personalità pare ancora in via di formazione, e una progressiva maturazione si è osservata ascoltando due recite di questo spettacolo: se alla prima replica l’esecuzione aveva stentato a prendere il volo fino all’aria di Magnifico, il 22 marzo anche la sinfonia e l’introduzione sono state messe a fuoco; solo nelle strette di alcuni ensemble sono rimasti piccoli nei di concertazione. Apprezzabile è stata la scelta di eseguire per intero la partitura, con l’esclusione delle sole pagine apocrife e di alcune porzioni di recitativo. Nel cosiddetto “secondo cast”, la figura più sbalzata è stata quella di Don Magnifico, grazie alla felice interazione tra una regia intelligente e un interprete – il basso Marco Filippo Romano – decisamente versato nel repertorio buffo di carattere, in forza di un ottimo uso del sillabato e di un fraseggio brillante ed espressivo, cui associa non comuni doti di attore. Il patrigno di Cenerentola, per quanto la vocalità del buffo ce lo possa rendere simpatico, è infatti un inquietante esempio di gretto egoismo da “italiano medio” della peggior specie: prepotente coi deboli e servizievole coi potenti, sperpera per sé il patrimonio della figliastra che avrebbe dovuto custodire; e, non appena immagina di raggiungere una posizione di potere, sogna di arricchirsi a furia di mazzette. Far emergere questo lato oscuro sotto la scorza giocosa è stato uno dei principali meriti dello spettacolo cui si è assistito. Altrettanto ben tratteggiate sono le petulanti sorelle Clorinda (il soprano Giuliana Gianfaldoni, cui spetta il compito, ben assolto, di guidare il concertato del finale I) e Tisbe (il mezzosoprano Loriana Castellano), protagoniste di un efficace recitativo in apertura del II atto. Sul fronte opposto, Cenerentola è un esempio specchiato di modestia e di onestà. A lei presta voce il mezzosoprano Daniela Pini, la quale si giova del timbro chiaro per delineare il carattere semplice della ragazza, e sfoggia un’invidiabile abilità nello sgranare le colorature che dovrebbe indirizzarla a focalizzare il proprio repertorio sul teatro rossiniano. Il rondò finale, accostando la dolcezza del cantabile al virtuosismo pirotecnico della cabaletta, le dà agio di incarnare a tutto tondo la figura di Angelina, la cui personalità genuina era già emersa con chiarezza nelle palpitanti escursioni di registro del duetto del primo incontro con Ramiro. Questo duetto – il cui cantabile, di soave lentezza, ha saputo individuare la dimensione del sogno ad occhi aperti – è stato il momento più riuscito del tenore Giorgio Misseri, che in esso, curando l’emissione, ha saputo infondere al principe Ramiro la delicatezza del giovane che scopre i propri sentimenti. Rispetto ad ascolti passati, il tenore sta vivendo un deciso progresso, anche se restano da perfezionare alcuni suoni un po’ queruli nel registro acuto, risolti i quali potrà affrontare con maggiore slancio i passi di bravura. Il basso Simon Lim (Alidoro), dalla voce robusta ma di fondo un po’ vetroso, si gioverebbe di interpretare un repertorio nel quale la gravità delle note abbia meno necessità d’essere accompagnata dalla rotondità del suono. Da perfezionare anche il Dandini del baritono Davide Bartolucci, che diverte per la comicità intrinseca che Rossini dona al personaggio, ma presenta alcune incertezze d’intonazione. Alla fine, comunque, un vivo successo di pubblico è arriso tutti i protagonisti di questa recita pomeridiana feriale, compresi l’Orchestra e il Coro del Regio, in ottimo spolvero come di consueto.

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