Milano, Teatro alla Scala: “Simon Boccanegra” (cast alternativo)

Milano, Stagione d’Opera e Balletto 2015-2016
“SIMON BOCCANEGRA”
Melodramma in un prologo e tre atti. Libretto di Francesco Maria Piave e Arrigo Boito
Musica di Giuseppe Verdi
Simon Boccanegra PLACIDO DOMINGO
Amelia KRASSIMIRA STOYANOVA
Jacopo Fiesco DMITRY BELOSELSKIY
Gabriele Adorno GIORGIO BERRUGI
Paolo Albiani MASSIMO CAVALLETTI
Pietro ERNESTO PANARIELLO
Capitano dei balestrieri LUIGI ALBANI
Ancella di Amelia BARBARA LAVARIN
Coro e Orchestra del Teatro alla Scala 
Direttore  Myung-Whun Chung
Maestro del Coro Bruno Casoni
Regia Federico Tiezzi ripresa da Lorenza Cantini
Scene Pier Paolo Bisleri
Costumi Giovanna Buzzi
Luci Marco Filibeck
Produzione Teatro alla Scala in coproduzione con Staatsoper Unter den Linden di Berlino
Milano, 8 luglio 2016       
Ultima rappresentazione scaligera della stagione 2015/2016 per il Simone Boccanegra, l’opera verdiana che Strehler definì “il più complesso dramma politico verdiano”, con la regia Fedrico Tiezzi  in ripresa dell’allestimento del 2010 in coproduzione con la Staatsoper di Berlino. Le scelte del regista toscano non introducono scenicamente nulla  di innovativo, ma anzi a tratti risultano poco chiare e non condivisibili. Infatti, se da un lato un po’ ridondante (anche se mai come la rappresentazione al Teatro la Fenice nel 2014 in cui Simone stringeva tra le braccia il cadavere di Maria), ma apprezzabile risulta la scelta di esporre in processione il corpo della defunta Maria.  Poco comprensibile risulta invece la scelta sul finale, di far calare dal palco uno specchio che riflette l’orchestra.  Inoltre  è pregevole  la decisione nella Sala del Consiglio al termine di primo anno di esporre un enorme quadro raffigurante una roccia, simbolo della forza dell’ uom possente Simone. Risulta poi poco chiara però la scelta  nell’ultima scena  di cambiare i costumi dei coristi al gli inizi del ‘900 quando tutta l’opera si svolge, giustamente, con un abbigliamento tipico del 1300, come da libretto.
Il compito di dirigere l’opera spetta alla bacchetta del Maestro Myunh-Whun Chung  il quale offre al pubblico un Boccanegra musicalmente perfetto. L’equilibro tra voci e orchestra è impeccabile. Il direttore coreano ha  dimostrato  una raffinata ricerca del suono nel bellissimo Preludio del primo atto che precede l’entrata di Amelia (Come in quest’ora bruna).  È inoltre in grado di evdenziare i toni più cupi del dramma. Per quanto riguarda le voci, il ruolo del Boccanegra spetta a Plàcido Domingo (per lui solo due date in questa rappresentazione). Non occorrono  presentazioni né puntualizzazioni  di questo artista passato da qualche anno ad affrontare ruoli baritonali. Abbiamo avuto più di un’occasione per parlare dell’attuale Domingo, con l’intelligenza artistica che lo contraddistingue, sfrutta al massimoe la pastosità e la bellezza del timbro. Riesce a controllare tutta l’estensione del baritono con facilità senza  snaturare il proprio strumento in un tentativo di farne quello che non è, ma piuttosto ne ha adoperato i  pregi a proprio vantaggio. Durante la recita, non ha mai cercato di ingrossare, né spingere, né forzare la voce per farla sembrare più  aggressiva. Serata alterna per altri elementi del cast maschile. Ci è parso non in serata Giorgio Berrugi. Il suo Gabriele Adorno infatti se da un lato scenicamente è efficace, non ha particolarmente brillato su quello vocale. La linea di canto appare poco controllata e affievolita in squillo.  Stessa sorte per il Fiesco di Dmitry Beloselskiy la cui voce appare stranamente opaca e monocorde. La vera trionfatrice della serata è però l’Amelia  di Krassimira Stoyanova la cui voce  chiara e sicura in tutta la tessitura, unita a un fraseggio attento e puntuale, delineano in modo completo il personaggio in tutte le sue sfumature. Complessivamente valido l’apporto del resto del cast: dal  Paolo di Massimo Cavalletti, bene affiancato da Ernesto Panariello (Pietro), Barbara Lavarin (ancella di Amelia) e da Luigi Albani ( apitano dei balestrieri).  Ottima l’esecuzione del coro diretto da Bruno Casoni che da anni ormai si dimostra un vero punto di riferimento per il  teatro scaligero.  In conclusione, molti sono stati gli applausi per  una rappresentazione sicuramente trainata più dalla figura carismatica di un Plàcido Domingo (a cui la Scala ha tributato addirittura una standing ovation).

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