Macerata Opera Festival 2016: “Il Trovatore”

Macerata Opera Festival, Stagione lirica 2016
“IL TROVATORE”
Dramma in quattro parti
Libretto di Salvadore Cammarano dal dramma El trovador di Antonio García Gutiérrez
Musica di Giuseppe Verdi
Il conte di luna MARCO CARIA
Leonora ANNA PIROZZI
Azucena ENKELEJDA SHKOSA
Manrico PIERO PRETTI
Ferrando ALESSANDRO SPINA
Ines ROSANNA LO GRECO
Ruiz AUGUSTO CELSI
Un messo ALESSANDRO PUCCI
Fondazione Orchestra Regionale delle Marche
Coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini”
Direttore Daniel Oren
Maestro del Coro Carlo Morganti
Complesso di palcoscenico Banda “Salvadei”
Regia Francesco Negrin
Scene e costumi Louis Désiré
Light designer Bruno Poet
Allestimento Macerata Opera Festival
Macerata, 31 Luglio 2016   
La  messinscena di un titolo così famoso e popolare come Il Trovatore non è mai cosa facile e una sua ripresa in arena con pochissime prove di regia e nuovi interpreti è quanto di più difficile si possa mai immaginare. Lo spettacolo Di Francesco Negrin per le scene e costumi di Lousi Désiré ha, tuttavia, nuovamente colpito il pubblico dello Sferisterio che ha salutato il ritorno di questo titolo verdiano con grande calore. Quando una struttura scenica è in linea con la musica senza particolari artifici e facilmente leggibile dal pubblico, certo non si può sbagliare. Azucena è la vera protagonista di questo dramma e il regista lo sa bene (non è un caso che lo stesso Verdi avrebbe voluto all’inizio intitolare questa sua composizione “La Gitana”). I suoi incubi, i suoi tormenti, il raggiungimento dei suoi desideri sono come ossessivamente presenti anche in maniera fisica sulla scena: il fantasma della madre sul rogo, il figlio combusto, gli stessi coristi sono raffigurati come soldati deceduti ossessionati dalla guerra. Non c’è bisogno di interpretare, in quanto l’impianto scenografico ed i movimenti degli attori/cantanti e della massa corale danno un senso immediato ai sentimenti più reconditi e indicibili, anche quelli che nella storia si tenderebbe a velare: il conflitto di Manrico con la figura femminile, la vendetta che lega come una fune rossa tinta di sangue i protagonisti, il fuoco presente nelle scene pirotecniche come risolutore catartico e il tempo sempre fermo ad un passato pietrificato nel cuore di ognuno. In questo claustrofobico e oscuro paesaggio siamo come intrappolati all’interno di una società arcaica, dove viene messo in scena l’eterno conflitto tra la violenza e la giustizia, tra la vendetta e il diritto, temi altresì antichissimi (Orestea di Eschilo ) e ancora di recente contemporaneità. Due grandi tavoli illuminati ora da luci al neon rosse e ora bianche vengono calpestati, sfiorati e praticati dai protagonisti che con il loro sentire ne fanno mutare il colore. Linee rosse, nere e poi bianche citate anche nei semplicissimi costumi ben si prestano infine alla lettura dello spettacolo. Una fetta importante della riuscita di questa operazione va sicuramente a un  cast di cantanti-attori vigorsamente diretti da Daniel Oren che ha saputo guidare un’altrettanto fervida Orchestra Regionale delle Marche. Il Maestro israeliano, oltre al merito di aver riproposto la partitura nella sua integrità, ha saputo mantenere un ritmo narrativo coinvolgente, non perdendo mai di vista il palcoscenico. La direzione è stata dunque superiore ad ogni lode e del resto la bravura di un concertatore e direttore d’orchestra si evidenzia in questa capacità di rimanere sempre in contatto con tutta la struttura dello spettacolo con un’insuperabile partecipazione emotiva, alchimia di affetti e di emozioni. Anna Pirozzi ha cesellato una Leonora pregevole per intensità, carisma e pretta teatralità. Epidermico, impulsivo e viscerale, il “carattere” verdiano irrompe sulla scena riempiendo lo Sferisterio grazie ad una voce solida e potente che la cantante ha saputo modulare con sapienza tecnica alle esigenze più introspettive e liriche della partitura. Lo ha dimostrato in “D’Amore sull’ ali rosee” salutata da proluganti e calorosi applausi. Marco Caria (Conte di Luna) conferisce al personaggio un’apprezzabile definizione. L’autorevolezza di accento non manca al baritono sardo, le cui doti ed eleganza nel canto si attagliano perfettamente al ruolo, interpretato alla luce di una nobile tradizione. Enkelejda Shkosa affronta il ruolo di Azucena con grande passione, sfoggiando una voce di notevole sostanza, importanti doti di drammaticità, grazie ad un registro grave sempre omogeneo e intenso. Non le manca una certa compattezza nei registri acuti luminosi ed una notevole musicalità. Non è da meno una presenza scenica di grande spessore e fortissima partecipazione. Piero Pretti è un  Manrico in ottimo equilibrio tra eroismo e lirismo romantico e riesce a creare così  un personaggio sensibile ma anche virile. Ha una voce certamente chiara ma con un registro acuto solido e  squillante. Grazie alla regia il personaggio di Ferrando ha preso più importanza e il talentuoso Alessandro Spina ne ha approfittato pienamente. Il fascino timbrico, rotondo e sempre presente arricchisce un’interpretazione schietta e partecipe che gli consente di conseguire un vero e proprio successo personale. Caratteri precisi sono stati disegnati da una brava Rosanna Lo Greco (Ines) e Alessandro Pucci (Un messo) mentre a tratti meno brillante la prestazione di Augusto Celsi (Ruiz). Una menzione speciale va anche al Coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini” sotto la vigile direzione dello storico Maestro Carlo Morganti per la buona pronuncia e dizione e la grande partecipazione in scena. Ne è scaturito uno spettacolo godibile di successo sincero e senza crepe, premiato dal pubblico con acclamazioni finali per tutti in particolare per il soprano Anna Pirozzi e il direttore Daniel Oren. Foto Tabocchini

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