Il Víctor Ullate Ballet a Madrid

Madrid, Teatros del Canal, Temporada 2016-2017
“TIERRA MADRE / PASTORAL”
Víctor Ullate Ballet
Coreografia Eduardo Lao (Tierra Madre), Víctor Ullate (Pastoral)
Musica Mari Boine Persen, Ludwig van Beethoven
Luci e Costumi Keso Dekker (Tierra Madre)
Luci Nicolás Fischtel (A.A.I) (Pastoral)
Scene Paco Azorín (Pastoral)
Costumi Víctor Ullate, Ikerne Giménez (Pastoral)
Corpo di ballo Víctor Ullate Ballet
Étoiles ospiti Lucía Lacarra, Marlon Dino
Madrid, 18 settembre 2016

madrid-18-ix-2016-teatros-del-canal-ullate-ballet-4La compagnia di Víctor Ullate è stata fondata nel 1988, ed è attualmente una delle più importanti di Madrid; già in precedenza Ullate godeva di un nome prestigioso in seguito a una carriera internazionale molto brillante. Nel 1997 la Comunidad de Madrid gli permette di associare alla compagnia una scuola stabile, che reca il suo stesso nome, finalizzata alla formazione di ballerini pronti a immettersi nel mercato del lavoro coreutico spagnolo (non solo nel gruppo del patron, ma anche nel Ballet Nacional de España e in altri complessi nazionali). Negli anni trascorsi Eduardo Lao è stato un allievo importante di Ullate, e come ballerino ha sperimentato moltissimi stili assai diversi tra loro (Balanchine, Bejart, Petipa, Fokin) prima di avventurarsi nella carriera di coreografo egli stesso. In ogni nuovo allestimento, maestro e allievo non perdono mai i contatti con i colleghi esterni alla compagnia, avendo cura di invitare sempre étoiles ospiti, come nell’ambito di un festival; tali presenze apportano un contributo di stili ed esperienze che si fonde con la creatività della compagnia principale. Los Teatros del Canal hanno dunque scelto di inaugurare la nuova stagione con un dittico ben collaudato tratto dal repertorio di Ullate: si inizia con Tierra Madre, una coreografia classica risalente agli anni Novanta di Eduardo Lao, basata su una musica hindu bellissima. La scena rappresenta un paesaggio campestre, interessante soprattutto per le luci striate del tramonto; anche i costumi dei ballerini sono colorati nelle stesse tonalità del crepuscolo. Brandendo dei bastoni, i danzatori accompagnano la musica con poliritmie e gesti tribali: cinque coppie li utilizzano sin dall’inizio per creare figure e movimenti, anche acrobatici, a mezza punta. Anche se la tecnica risulta di una qualità apprezzabile, il gruppo non riesce a trasmettere molta emozione, perché la coreografia è tutta elaborata sul ritmo binario della musica; in altre parole, a fronte di una quadratura dei gesti resa con impeccabili geometrie, manca nelle varie figurazioni quella complessità dinamica che è la condizione necessaria per suscitare coinvolgimento e stupore. E dire che proprio agli anni Novanta risalgono molte coreografie di compagnie che nel corso del tempo hanno saputo migliorarle, attualizzarle, vivificarle, senza distruggerne l’idea originaria. Se tale idea di partenza si mantiene attuale – ed è la rappresentazione delle forze naturali – nel lavoro di Lao manca appunto l’elemento “forte”, quello che al termine dello spettacolo resta impresso nella mente e lavora nell’immaginazione del pubblico. La reazione entusiastica degli spettatori del Canal deve essere senza dubbio registrata, ma anche riportata al contesto di questa peculiare recita, in cui sono presenti tutti gli alunni della scuola di Ullate (con abbondanza di parenti festanti).
madrid-18-ix-2016-teatros-del-canal-ullate-balletIl secondo pezzo in programma è Pastoral, che ovviamente desume il suo titolo dalla VI Sinfonia di Beethoven; le aspettative suscitate da una musica di tale geniale raffinatezza sono molto alte, prima di tutto perché la composizione sinfonica rievoca il clima del romanticismo tedesco (la sinfonia è del 1808), e poi perché il programma prevede una coppia di protagonisti e lascia intravvedere una storia da raccontare: “è il cammino della vita, dalla giovinezza agli anni della maturazione, fino alla vecchiaia e alla morte. La magia della danza fa risuscitare i personaggi nell’aldilà, sempre dotati della forza del ballo, cosicché i vecchi ritornano a nuova vita giovani e colmi di energia”. Questa l’avvertenza nel programma di sala. Nella realtà dell’esecuzione, gli spettatori sono di fronte a soluzioni molto convenzionali (l’infanzia, per esempio, è resa dal corpo di ballo che salta ritmicamente in cerchio, con costumi che simulano le braghette dei bambini), tranne quando fanno il loro ingresso i due protagonisti, accompagnati da altre cinque coppie che si impegnano in un passo a due. Poi però prende avvio un lunghissimo canone che smorza ogni sviluppo drammatico; rientra il corpo di ballo, con camicie sbragate e ampi gonnelloni, per fingere l’età della vecchiaia, ma le sue figurazioni hanno pochi elementi caratterizzanti. Dal fatto che si alternano numeri danzati madrid-18-ix-2016-teatros-del-canal-ullate-ballet-2scalzi o a mezza punta (con Lucia Lacarra, l’étoile ospite, che però danza sulle punte) si capisce che il coreografo voglia confondere gli stili espressivi, forse senza rendersi ben conto che sta confondendo anche il pubblico. Anche le variazioni del passo a due dei protagonisti lasciano piuttosto perplessi, perché sembrano un pot pourri di frammenti tratti dal repertorio romantico più classico, ma poco collegabili alla musica di Beethoven: una posa da Lago dei cigni, una movenza da Bella addormentata, una presenza maschile del tutto anonima e inespressiva. Nonostante tutto questo, alla fine i presenti applaudono con entusiasmo e convinzione, acclamando tutti gli interpreti. Tanto possono gli affetti, la solidarietà, la dedizione al lavoro dell’arte!   Foto Teatros del Canal

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