Bedřich Smetana (1824 – 1884): “Dalibor” (186567, rev.1870)

Opera in tre atti su libretto di Jozef Wenzing. Jan Kusnjer (Re Vladislav), Richard Samek (Dalibor), Dana Burešová (Milada), Alžbĕta Poláčková (Jitka), Jan Stava (Beneš), Svatopluk Sem (Budivoj), Aleš Voráček (Vitek).  BBC Symphony Orchestra and BBC SingersJiři Bĕlohlávek (Direttore). Registrazione: Barbarican Center, Londra, 2 maggio 2015. T.Time: 146′ 35 2 CD ONYX 4158  
“Dalibor” (1868) è stato il primo significativo incontro di Smetana con l’opera seria dopo il tentativo giovanile di “Braniboři v Čechách” (“I brandeburghesi in Boemia”) del 1864 e subito dopo lo strepitoso successo di “Prodaná nevĕsta” (“La sposa venduta”) del 1866, la commedia in musica che aveva segnato il più netto trionfo della sua carriera di operista. E forse proprio questo precedente segna la scarsa fortuna con cui “Dalibor” fu accolta sia dal pubblico – che si aspettava le trascinanti melodie di gusto popolare che avevano caratterizzato il lavoro precedente e che qui ritroviamo solo nella scena della taverna all’inizio del II atto – sia dalla critica che accusò l’opera di wagnerismo elemento per altro effettivamente presente soprattutto per quanto riguarda suggestioni del “Thannäuser”, del “Lohengrin” nonché per la prevalenza di una vocalità fra il declamato e l’autentico canto che risente del modello wagneriano e che doveva essere ancor più evidente nella prima versione in tedesco cui seguì la traduzione ceca con cui poi l’opera si è affermata negli anni seguenti.
Nonostante questi insuccessi iniziali l’opera è sempre rimasta nel cuore di Smetana e le ragioni non mancavano. La scrittura orchestrale è di raro fascino e anche l’ascoltatore più disattento non può non riconoscere quella sensibilità timbrica e quella cantabilità orchestrale che dominano il ciclo sinfonico di “Ma Vlast”. Smetana usa un proprio sistema di richiami tematici che, pur richiamandosi al leitmotiv wagneriano, è svolto con piena originalità e con riferimenti musicali anche alla tradizione classica. Tipica è l’associazione fra un personaggio e uno strumento caratterizzante (l’arpa per Milada, il clarinetto e il corno per Dalibor, il violino per il ricordo di Zdenĕk) che fornisce motivi-guida a un organico molto ricco e trattato con non comune maestria così come molto abile si mostra nell’uso delle masse corali e nella costruzione di contrasti di blocchi fra l’ampollosa marzialità dei nobili e la vivacità popolaresca dei compagni di Dalibor.
La vicenda è una ripresa del tipo tardo-settecentesco della pièce au sauvetage privata però del lieto fine. Dalibor, cavaliere e patriota, è condannato a morte per aver ucciso il burgravio colpevole per la morte dell’amico Zdenek, Milada, figlia del governatore, resta affascinata dalla difesa del giovane e decide di salvarlo ma il tentativo va storto e durante la fuga Milada è ferita a morte. Dalibor anche lui innamoratosi della donna si getta a quel punto nella mischia cercando la morte mentre il popolo di Praga insorge contro l’oppressione feudale.
A lungo limitato alla vecchia incisione Supraphon diretta da Krombholc, il catalogo discografico si arricchisce di questa nuova registrazione dal vivo registrata a Londra con la BBC Symphony Orchestra diretta da uno specialista assoluto della musica ceca come Jiři Bĕlohlávek che della partitura offre una lettura tesissima e molto teatrale ma al contempo estremamente curata in quei dettagli così importanti nella scrittura di Smetana riuscendo ad ottenere una naturalezza e una idiomaticità quasi sorprendenti per una formazione non ceca.
Il cast è composto da alcune delle migliori voci boeme di oggi riunite per l’occasione. Richard Samek è un Dalibor dal taglio prevalentemente lirico in cui il trovatore prevale sul guerriero. La voce è bella, schietta, luminosa, la tecnica solida – molto belle le mezzevoci – gli acuti sicuri. I momenti migliori sono sicuramente quelli più lirici come l’aria del II atto in cui rievoca l’amico Zdenĕk o il bellissimo duetto con Milada ma grazie a un accento sempre centrato e pertinente risolve anche i passaggi di maggior concitazione come quelli che precedono il tentativo di fuga nel III atto. Al suo fianco Milada ha la bellissima voce e l’intensa espressività di Dana Burešová soprano lirico-spinto dal timbro morbido e caldo e dagli acuti pieni e ricchi di suono e interprete convinta e appassionata capace di infondere autentica commozione alle trepidazioni di Milada così simili per certi aspetti a quelle della Elisabeth wagneriana unite a un maggior slancio all’azione. Al suo fianco Jitka è un’Alžbĕta Poláčková di trascinante comunicativa nella sua vivacità espressiva unita a un canto brillante oltre ad essere inappuntabile sul piano tecnico.
Jan Kusnjer è un Re Vladislav di grande autorevolezza capace di esprimere pienamente i valori espressivi degli ampi declamati su cui si articola la parte. Jan Stava è un Beneš vocalmente solidissimo e di forte rilievo espressivo. Budivoj Svatopluk Sem conferma le ottime impressioni fatte nella recente “Příhody lišky Bystroušky” torinese. Aleš Voráček presta la sua bella voce al messaggero Vitek che ripropone il secondo tenore di grazia già sperimentato con il Vašek di “Prodaná nevĕsta” anche se qui privo dai tratti comici presenti nell’opera precedente.
Viene da sperare che questo possa essere l’inizio per una maggior diffusione del repertorio operistico di Smetana fuori dai confini cechi a cominciare da quel capolavoro di grazie ed eleganza incomprensibilmente sconosciuto al di fuori della Boemia che è “Dvě vdovy” (“Le due vedove”).

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