Venezia, Teatro La Fenice-Sale apollinee: l’Ex novo ensemble esegue Saint-Saëns

Venezia, Teatro La Fenice-Sale apollinee, Ex novo musica 2016
“ARS GALLICA” (Ex Novo Musica)
La musica da camera di Camille Saint-Saëns

Flauto Daniele Ruggieri
Oboe Rossana Calvi
Clarinetto Davide Teodoro
Fagotto Roberto Giaccaglia
Pianoforte Aldo Orvieto
Camille Saint-Säens:  Sonata op. 168 in sol maggiore per fagotto e pianoforte; Sonata op. 167 in mi bemolle maggiore per clarinetto e pianoforte; Tarantella op. 6 per flauto, clarinetto e pianoforte; Sonata op. 166  in re maggiore per oboe e pianoforte; Romanza Op. 37 in re bemolle maggiore per flauto e pianoforte; Odelette op. 162 in re maggiore per flauto e pianoforte; Caprice sur des airs danois et russes op. 79 per flauto, oboe, clarinetto e pianoforte.
In collaborazione con Palazzetto Bru Zane – Centre de musique romantique française
Venezia, 2 ottobre 2016
Due concerti della rassegna Ex novo musica 2016 – quello del 2 ottobre, di cui ci accingiamo a rendere conto, e quello che si svolgerà il 9 ottobre – sono frutto della collaborazione tra il Palazzetto Bru Zane-Centre de musique romantique française e l’Ex novo ensemble, nato nel 1979 per iniziativa del compositore Claudio Ambrosini, insieme ad un gruppo di giovani musicisti, ed affermatosi, negli anni, come formazione d’eccellenza per la diffusione della nuova musica, ma anche per una rilettura dei “classici” secondo nuove prospettive, proponendo pagine generalmente poco note e destinate ad organici rari. L’Ex novo ensemble, dunque, partecipa con questi due concerti alla riscoperta, nell’ambito del Festival “Camille Sain-Saëns tra romanticismo e modernità”, di pagine dell’autore francese ormai cadute nell’oblio, mentre all’epoca in cui videro la luce si meritarono l’apprezzamento di vari artisti e strumentisti.  Intrigante ed articolato il programma della serata del 2 ottobre, che contemplava opere giovanili insieme a composizioni più tarde, tra cui spiccano le tre sonate, rispettivamente per fagotto, clarinetto e oboe – con accompagnamento di pianoforte – datate 1921, l’anno stesso della scomparsa del compositore. Il concerto si è aperto, appunto, con la Sonata op. 168 in sol maggiore per fagotto e pianoforte – solisti rispettivamente Roberto Giaccaglia e Aldo Orvieto. Si tratta di un pezzo pieno di dinamismo e leggerezza, che valorizza appieno le possibilità tecnico-espressive dello strumento ad ancia, mettendo a dura prova l’abilità del solista. Una prova che Giaccaglia ha ampiamente superato: sensibile ed espressivo, intonando la distesa melodia nell’Allegro moderato iniziale; brioso nei velocissimi arpeggi che caratterizzano l’umoristico Allegro scherzando, che impegna il fagotto in un’ampia tessitura; capace d’elegante cantabilità nella melodia – quasi un’aria d’opera – del Molto adagio, su un elementare accompagnamento del pianoforte, poi rielaborata da quest’ultimo – impeccabile come sempre Aldo Orvieto – su note tenute, nel registro grave, del fagotto, che poi torna protagonista, imponendosi anche nel festoso Allegro moderato finale.
Altrettanto impegnativa la Sonata op. 167 in mi bemolle maggiore per clarinetto e pianoforte – solista, oltre ad Aldo Orvieto, Davide Teodoro. Un’interpretazione di struggente lirismo, basata su un fraseggio altamente espressivo, è stata offerta dal clarinettista nell’intonare la nostalgica melodia – una reminiscenza dal secondo atto del Samson et Dalila –  nell’iniziale Allegretto. Tecnicamente brillante nell’Allegro animato, caratterizzato da ardite modulazioni e veloci figurazioni ritmiche, Teodoro si è confermato interprete sensibile ed espressivo anche nel Lento con la sua atmosfera funerea ed il frequente ricorso al registro grave, per poi sfociare – dopo una transizione arpeggiata del pianoforte – nel Molto allegro finale, d’un rasserenante carattere virtuosistico; dopodiché il ritorno del tema dell’Allegretto – tributo alla forma ciclica – chiude degnamente l’opera. Il terzo pezzo – la Tarantella op. 6  per flauto, clarinetto e pianoforte – ci ha proposto un Sain-Saëns poco più che ventenne, pieno di verve ed umorismo. Ai solisti impegnati nella precedente sonata si è unito il flautista Daniele Ruggieri, e i tre, che suonano insieme da decenni, hanno sfoggiato perfetto affiatamento ed alta scuola della velocità. Un bel suono rotondo, perfetta intonazione, elegante fraseggio ha fatto sentire l’oboista Rossana Calvi nella Sonata op. 166 in re maggiore per oboe e pianoforte: dall’arioso dell’iniziale Andantino, al seguente Allegretto – che comincia con un elegiaco assolo dell’oboe insistendo nel registro acuto dello strumento, cui fa seguito una singolare giga dal sapore francese –, al Molto allegro, di cui la solista ha superbamente reso il carattere brioso, affrontando con nonchalance i passaggi d’agilità, sorretta da un autorevole Aldo Orvieto.
Generosa di energia o, di volta in volta, di sottigliezze interpretative, in una costante cura del suono, la prestazione di Daniele Ruggieri nelle due composizioni che seguivano: la Romanza op. 37 in re bemolle maggiore per flauto e pianoforte, datata 1871 – l’anno cruciale della caduta del Secondo Impero, ma anche della fondazione da parte di Sain-Saëns della Société Nationale de Musique  e della rubrica Ars Gallica, allo scopo di promuovere una produzione musicale francese –, dove al flauto è affidata una struggente melodia, sostenuta da un inquieto accompagnamento pianistico; e la virtuosistica Odelette op. 162, molto più tarda (1920), in cui stilemi desunti dalla musica turca si inseriscono, trasfigurati, all’interno del linguaggio musicale romantico francese. Apoteosi finale, per il flauto, l’oboe e il pianoforte, è stato il Caprice sur des airs dannois et russes op. 79 (1887), un pezzo brillante, ispirato alla musica popolare, che ha ulteriormente messo in rilievo la padronanza tecnica, la musicalità, il suono, cifra distintiva dell’Ex novo ensemble. Calorosi applausi dopo ogni pezzo e a fine serata.

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