Ricordando Manuel De Falla a 70 anni dalla morte: La vida breve

Ancora studente al Conservatorio di Madrid, il ventinovenne Manuel De Falla era roso dal tarlo dell’ambizione di diventare un compositore di successo. Per questa ragione, il giovane musicista, all’epoca studente di composizione nella classe del famoso Felipe Pedrell, aveva iniziato a comporre una o due opere nel genere della Zarzuela, forma di teatro musicale tipico della Spagna caratterizzata dalla mescolanza di scene recitate e di altre cantate insieme a balli concertati. Questi primi tentativi si rivelarono un fallimento per De Falla che, per nulla demoralizzato, decise di partecipare al concorso indetto nel 1904 dall’Accademia delle Belle Arti di Madrid per la composizione di una nuova opera. Il giovane compositore spagnolo si mise subito al lavoro e compose un’opera in due atti su libretto di Fernandez Shaw, che, originario di Cadice come De Falla, aveva conseguito una certa notorietà come autore di libretti di zarzuela. Composta in brevissimo tempo, La vida breve ottenne nel 1905 il primo premio al concorso, ma dovette aspettare ben 8 anni prima di calcare i palcoscenici. Nel frattempo la carriera di De Falla, che aveva vinto, sempre nel 1905, il premio nazionale di pianoforte, grazie al quale era diventato professore a Madrid, ebbe una vera e propria svolta due anni dopo, quando partì per Parigi per una breve vacanza che si tramutò presto in un soggiorno di 7 anni. Qui conobbe grandi compositori come Debussy, Ravel e Dukas che lo inserirono nel mondo musicale della capitale francese dove De Falla diede vita ad alcuni dei suoi capolavori, come I Quattro pezzi spagnoli per pianoforte e poté vedere la prima rappresentazione de La vida breve che ebbe luogo finalmente il 1° aprile 1913 in una traduzione francese realizzata da Paul Milliet al Teatro del Casinò Municipale di Nizza. I giornali dell’epoca non diedero molto risalto a questa première; uno scarno comunicato appare, infatti, su «Le Ménestrel», dove, in  modo un po’ sciovinistico, si esalta la Francia che ha compreso la grandezza del compositore spagnolo a differenza della sua patria:
“Le Casino municipal de Nice a donné la première représentation d’un drame lyrique en deux actes et quatre tableaux, la Vie brève, livret espagnol de M. Carlos-Fernandez Shaw traduit par M. Paul Milliet, musique de M. Manuel de Falla. L’auteur, M. Manuel de Falla, est un jeune musicien espagnol, dont l’oeuvre avait été couronnée en 1905 par l’Académie royale des beaux-arts de Madrid, et qui, malgré cette récompense, n’avait pu réussir à en obtenir la représentation dans son pays. La France, où il est aujourd’hui fixé, vient de lui donner l’hospitalité”[1].
La prima spagnola ebbe luogo il 14 novembre 1914 al Teatro de la Zarzuela di Madrid, mentre oggi l’opera, che presenta alcune pagine, quali La danza spagnola e L’interludio e danza, diventate famose perché si sono affermate nel repertorio concertistico, è raramente rappresentata. Tra le interpreti moderne del ruolo di Salud ricordiamo Victoria de los Angeles e Teresa Berganza.
Atto primo
Un breve preludio dai timbri scuri introduce il primo tableau del primo atto che si svolge all’interno di un cortile di una casa di zingari nell’Albaicin, dove operai della ferriera chiedono del lavoro da fare (Ande la terea / Dateci le faccende), mentre lamentano il loro triste destino. Salud, la giovane protagonista, si lamenta con la nonna del fatto che il suo fidanzato, Paco, non viene a trovarla (Abuela no viene / Nonna, non viene). L’anziana donna le dice di non preoccuparsi, in quanto il suo fidanzato, ricco e bello, si scioglie di fronte ai suoi incanti. Salud è, tuttavia, triste e dopo una ripresa del coro iniziale intona la canzone (Vivan los que rien / Viva chi ride) nella quale è contenuto il messaggio dell’opera La via del pobre /  que vive sufriendo / debe ser muy corta (La vita del povero / che vive soffrendo / è molto breve). Anche in questa canzone la raffinata orchestrazione di De Falla indugia su timbri scuri.
Un repentino disegno di semicrome affidato agli archi determina un netto cambiamento della situazione drammatica; la nonna ha visto giungere Paco e lo annuncia alla nipote che esplode in una manifestazione di gioia. Nel successivo duetto Salud, dopo aver rimproverato al fidanzato il leggero ritardo, manifesta tutto il suo amore per il giovane che, da parte sua, in una forma di canto spiegato (Por tí yo desprecio / Per te io disprezzo), mostra di provare un sentimento sincero per la ragazza. Lo zio Salvatore ha scoperto, però, che domenica Paco sposerà una ragazza della sua condizione sociale e lo riferisce alla nonna di Salud, alla quale manifesta anche la sua intenzione di ucciderlo accompagnato da una musica misteriosa e scura.
Il secondo quadro del primo atto è interamente occupato dal famoso intermezzo sinfonico, nel quale i temi di carattere spagnolo presentati in precedenza vengono sviluppati dagli archi in un canto spiegato, mentre il coro intona ora delle bagatelle, come accade per le voci femminili, ora dei vocalizzi. Particolarmente suggestiva dal punto di vista timbrico è la sezione Scherzando, della quale sono protagonisti i legni con leggeri disegni di semicrome.
Atto secondo
In una piccola strada di Granada dominata dalla facciata di una casa attraverso le cui finestre si vede un cortile dove si sta svolgendo la festa di nozze di Paco e Carmela, un cantore, accompagnato dalla chitarra, intona una canzone andalusa piena di vocalizzi ed arabeschi (Yo canto por soleares! Io canto canzoni andaluse), mentre la festa prende il volo sulle brillanti note della Danza spagnola che si è affermata nel repertorio sinfonico.
Un tema in semicrome affidato agli archi gravi produce un repentino mutamento della situazione scenica dominata dalla drammatica romanza di Salud (Alli está! /Riyendo  / Lì stai / Ridendo), nella quale la donna, ormai delusa e abbandonata da Paco che ha sposato Carmela, manifesta la sua volontà di morire. Raggiunta dalla nonna e dalla zia, la ragazza sfoga tutta la sua disperazione scandita dalle maledizioni pronunciate dallo zio che le ripete quasi come in una litania al contrario. Alla fine la ragazza decide di entrare, mentre il cambio di scena è coperto da un drammatico interludio sinfonico. Nel secondo quadro del secondo atto la scena si sposta all’interno della casa, dove continua l’atmosfera di festa al ritmo di un’indemoniata danza spagnola. Un’orchestrazione quasi cameristica con due flauti, clarinetto basso, fagotto, timpani, due violoncelli e un contrabbasso introduce un’atmosfera intima della quale sono protagonisti Paco, il quale ha finto un’allegria che in quel momento non sfiora nemmeno il suo animo, e Manuel, fratello di Camilla che si dice felice; Paco, da parte sua, ha avuto un mancamento dopo aver sentito la voce di Salud, tanto che la sposa gli chiede ¿Ya estás mejor?  (Ti senti meglio?). L’ingresso di Salud e dello zio interrompe bruscamente l’atmosfera di festa; la donna, affranta, accusa in uno stato di profonda disperazione e su un accompagnamento caratterizzato da un ‘orchestrazione estremamente raffinata, Paco di averla tradita prima di morire.
[1] Nouvelles diverses, «Le Ménestre», 19 aprile, 1913

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