“Romeo e Giulietta” a Madrid con i Ballets de Monte-Carlo

Madrid, Teatros del Canal, Temporada 2016-2017
“ROMEO E GIULIETTA”
Balletto in tre atti basato sull’omonima tragedia di William Shakespeare.
Musica Sergej Prokofiev
Giulietta VICTORIA ANANYAN
Romeo STEPHAN BOURGOND
Frate Lorenzo ISAAC LEE-BAKER
Due accoliti JULIEN GUERIN, DANIELE DELVECCHIO
Lady Capuleti MIMOZA KOIKE
Nutrice GAËLLE RIOU
Tebaldo JAEYONG AN
Mercuzio CHRISTIAN TWORZYANSKI
Benvoglio BENJAMIN STONE
Paride LENNART RADTKE
Rosalinda CANDELA EBBESEN
I Capuleti e i Montecchi, Corpo di ballo dei Ballets de Monte-Carlo
Coreografia Jean Christophe Maillot
Scene Ernest Pignon-Ernest
Costumi Jérôme Kaplan
Luci Dominique Drillot
Madrid, 18 febbraio 2017

Shakespeare nato nel 1564, Prokofiev nel 1891, Maillot nel 1960; dall’unione di epoche tanto diverse nasce la riproposizione di un capolavoro che sembra essere animato da un’unica ambizione: raccontare il potere dell’amore nell’esistenza dell’uomo. Jean-Christophe Maillot dirige la storica compagnia dei Ballets de Monte-Carlo dal 1993, ma il suo percorso era iniziato già molti anni prima: almeno da quando, nel 1977, vince il premio di Losanna. Uno dei momenti più alti della sua carriera è poi nel 2001, quando gli viene conferito il Premio Nijinski per la produzione di La Belle; ma va anche ricordato il premio Benois de la Danse del 2007 (quale miglior coreografo del Faust). Autore di innumerevoli coreografie, per le produzioni monegasche come per tutti i più importanti centri di danza mondiale, Maillot presenta al pubblico internazionale la sua versione di Romeo e Giulietta alla fine del 1996; a più di vent’anni dalla creazione, quella coreografia continua a essere richiesta in tutto il mondo per la limpida chiarezza e per l’incessante combinazione di stili che la caratterizzano.
Sin dal quadro iniziale, tutto appare semplice e minimalista, ma al tempo stesso onirico, frutto di una visione raccontata da Frate Lorenzo: Isaac Lee-Baker interpreta splendidamente il ruolo di narratore dall’animo tormentato, cosicché ogni sua apparizione porta al pubblico un germe della drammaticità a venire. Maillot combina perfettamente lo stile classico della danza e la modernità di linguaggi rivoluzionari, come quello del metodo Horton, sempre più utilizzato per modernizzare i grandi classici del balletto, e quanto mai adatto alle partiture musicali nate nel corso del Novecento. Maillot si compiace anche di raccontare tutta quanta la storia in una forma dinamica e fresca, ma sempre accompagnata da raffinati simbolismi; d’altro canto, i passaggi più classici e le scene più tradizionali della vicenda sono presentati con realizzazioni molto riconoscibili: il balcone, l’uccisione di Tebaldo e i martellanti rintocchi delle coltellate, l’avvelenamento e il bacio di morte. Di atto in atto, però, lo spettacolo diventa più crudo e perde di luminosità: all’inizio tutti i personaggi sono vestiti di bianco, la luce invade ogni spazio, Giulietta danza sulle punte; nel II atto la protagonista muta di costume, assumendo colori più scuri; nel III è ormai scalza e si muove in un generale spegnimento, che avvolge luoghi ed esseri umani mimetizzati in un’oscurità crepuscolare. Le due famiglie antagoniste molto spesso sottraggono la scena ai giovani amanti protagonisti, con variazioni che dimostrano l’altissimo livello tecnico della compagnia di Monte-Carlo, sia in termini di gruppo sia in termini individuali (è il caso dell’ottima Nutrice impersonata da Gaëlle Riou, che per alcuni minuti danza senza muoversi dal centro del palco, giovandosi di sola espressività e recitazione). E poi l’estetica dei costumi, con il progressivo appassire dei colori, non fa altro che rafforzare l’unità della vicenda e scandirne l’inesorabile divenire. Stephan Bourgond (Romeo) è un protagonista tecnicamente preciso e brillante, mentre Victoria Ananyan (Giulietta), molto impegnata nella resa virtuosistica, forse finisce per essere un poco fredda; non va mai dimenticato che i due sono adolescenti, ossia vivono quella stagione in cui l’amore è l’unica forza che importi davvero.
Ma lo spettacolo, complesso e articolato nell’integralità della partitura di Prokofiev (purtroppo non eseguita dal vivo), richiede un continuo intervento demiurgico che sappia fornire senso a tutte le scene: per questo Maillot inserisce un episodio bellissimo, come quello d’una rappresentazione di marionette alla presenza delle due famiglie: i burattini anticipano la storia di amore tragico che tra poco investirà i protagonisti. Due ragazzi trattengono un telo e altri due fanno agire i burattini; al momento della morte uno dei due accoliti di Romeo si infuria e protesta contro questa rappresentazione metateatrale della morte, rinfocolando così le tensioni tra le parti. Non si tratta di un riempitivo, ma di una citazione autenticamente shakespeariana, perché rimanda allo spettacolo degli attori girovaghi nel corso dell’Amleto: là rammentava agli astanti l’assassinio del re, qui invece presagisce la morte dei due giovani, causata dalla cecità dei loro famigliari. Accorgimento commovente, dunque, che prepara al finale e determina ancor più il consenso entusiasta del pubblico di Madrid.   Foto Teatro del Canal

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