Reggio Emilia, Teatro Valli: “La Wally”

Stagione d’opera 2016/2017 
“LA WALLY”
Dramma in quattro atti. Libretto di Luigi Illica dal romanzo di Wilhelmine von Hillern
Musica di Alfredo Catalani
Wally SAIOA HERNANDEZ
Stromminger GIOVANNI BATTISTA PARODI
Afra CARLOTTA VICHI
Walter SERENA GAMBERONI
Giuseppe Hagenbach ZORAN TODOROVICH
Vincenzo Gellner CLAUDIO SGURA
Il Pedone di Schnals MATTIA DENTI
Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna
Coro del Teatro Municipale di Piacenza
Direttore Francesco Ivan Ciampa
Regia Nicola Berloffa
Scene Fabio Cherstich
Costumi Valeria Donata Bettella
Luci Marco Giusti
Nuovo allestimento
Coproduzione Fondazione Teatri di Piacenza, Fondazione Teatro Comunale di Modena, Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, Teatro del Giglio di Lucca
Reggio Emilia, 5 marzo 2017
Cronologia rivelatrice: scorrendo la lista delle rappresentazioni a Reggio Emilia della Wally di Catalani si ha la percezione esatta della fortuna del titolo, consistente a inizi Novecento, già scemata a metà secolo, sparita salvo qualche repêchage negli ultimi decenni. Per cui di un titolo tanto amato al suo apparire resta nelle odierne playlist solo l’aria “Ebben?… Ne andrò lontana”. Come rispolverare il vetusto capolavoro? La cordata emiliana Piacenza/Modena/Reggio Emilia (cui s’aggiunge Lucca, terra natia del compositore) gioca anzitutto una regia riuscita. Nicola Berloffa bandisce il Tirolo da cartolina, al bando ogni reminiscenza da Sonnambula alla Sanquirico o alla Tutti insieme appassionatamente. La sua visione dell’opera si nutre delle melodie tortuose incastonate in partitura (ben diverse rispetto alle hit del quasi coetaneo Puccini), di quel folklore distorto e condito di sapori mitteleuropei  che valse all’opera l’apprezzamento del Mahler direttore d’opera. Appare dunque ragionevole la ricollocazione della vicenda  a inizi Novecento, in quell’arco alpino ostile come il Klondike della corsa all’oro e pronto a raccogliere i cadaveri del primo delirante conflitto mondiale, scintilla per la crisi culturale di un continente intero. Natura poca, limitata al diorama montano sul fondo e alla neve che scende sibilando. La valanga finale, un fil di fumo che si leva fra netti volumi di ghiaccio (e per una volta, di grame videoproiezioni neanche l’ombra). Questa la cornice al dramma di Wally, giammai ingenua fanciulla, piuttosto fatalona borghese che si cala nel crepaccio in abito rosso e perle, durante il magnifico Preludio al terz’atto tormentata e dolente dopo essersi concessa al perfido Gellner. Se la scena e i personaggi si giovano di questa credibilità tutta moderna, le voci devono essere quelle d’una volta: espressive, grandi, instancabili. Degna di gloriosa tradizione esecutiva è Saoia Hernandez, incisiva, capace di acuti taglienti e gravi sontuosissimi, omogenea e di solido fraseggio: quella che doveva essere ordinaria sostituzione della rinunciataria Anna Pirozzi le ha valso un debutto rimarchevole. Così rimarchevole da adombrare la prestazione di Zoran Todorovich, Hagenbach delmonacheggiante, generoso per volume di suono, ma d’emissione ai limiti della gradevolezza e d’intonazione troppo spesso oscillante. Gellner protervo senza cadute di gusto, d’emissione sicura e acuti tonanti è invece Claudio Sgura, sempre nel personaggio ad ogni intervento. Affatto petulante Serena Gamberoni nel ruolo di Walter, ben capace di screziare d’accenti inquieti la Canzone dell’edelweiss. Canto schietto ma un filo affaticato per lo Stromminger di Giovanni Battista Parodi, corretta la Afra di Carlotta Vichi, onesto il Pedone di Mattia Denti. Intorno a loro Francesco Ivan Ciampa guida un’Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna (migliore per ottoni che per legni, archi in bella forma) senza mangiarsi le voci né illanguidire il fraseggio, favorisce l’eloquio e il declamato senza  porre enfasi sul libretto di Illica, di suo già pomposetto. Un Catalani più scattante che sfacciato, gratificato dagli applausi di un pubblico non folto ma incuriosito assai. Sarà bene farne tesoro: quando mai riascolteremo una Wally?

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