Venezia, Palazzetto Bru Zane: Si chiude il Festival dedicato a Fernand La Tombelle

Venezia, Palazzetto Bru, Zane Festival “Fernand de La Tombelle, gentiluomo della Belle époque”, dall’8 aprile all’11 maggio 2017
“QUARTETTI CON PIANOFORTE”
Violino Guillaume Chilemme
Viola Marie Chilemme
Violoncello Pauline Buet
Pianoforte David Violi
Fernand de La Tombelle: Quatuor pour violon, alto, violoncelle et piano en mi mineur op. 24
Guillaume Lekeu: Quatuor pour piano et cordes en si mineur
Venezia, 11 maggio 2017
Si è concluso tra gli applausi – come del resto tutti gli altri della serie – l’ultimo concerto del Festival di primavera del Palazzetto Bru Zane-Centre de Musique Romantique Française, finalizzato anche quest’anno alla riscoperta di un musicista, operante a partire dagli anni Ottanta dell’Ottocento, immeritatamente caduto nell’oblio. Il dedicatario è stato questa volta Fernand de La Tombelle, tacciato sommariamente di accademismo, mentre – come ha dimostrato questo ciclo incentrato su di lui – l’autore francese ci ha lasciato delle pagine, in ambito cameristico e vocale, tutt’altro che di maniera, caratterizzate da freschezza ed originalità dell’ispirazione, come peraltro ci si poteva aspettare da un personaggio dal temperamento così indipendente (che non stava né con Wagner né con Debussy) e dalla multiforme cultura, che spaziava anche in ambiti extramusicali. La formazione su cui insiste il programma della serata è il quartetto con pianoforte: si tratta, in particolare, di due quartetti rispettivamente di La Tombelle e di Lekeu (il secondo rimasto incompiuto a causa della morte del compositore), scritti  entrambi sul finire del XIX secolo e già recanti le premesse di futuri sviluppi, che di lì a poco si sarebbero verificati ad opera di compositori più decisamente all’avanguardia. Siamo, dunque, di fronte a due opere cameristiche, degne a pieno titolo di essere riscoperte. Quanto agli esecutori, non c’è da stupirsi – almeno da parte di chi conosce la filosofia cui si ispirano, a questo riguardo, le scelte del Centro veneziano – che i solisti fossero dei giovani estremamente preparati sul piano tecnico quanto sensibili e profondi a livello interpretativo: ci riferiamo ai componenti dell’ensemble I Giardini, fondato nel 2012 come quartetto con pianoforte, ma divenuto ormai una formazione dalla geometria variabile – sotto la direzione artistica di Pauline Buet e David Violi –, che già si è esibita in spettacoli prodotti, in anni recenti, dal Palazzetto Bru Zane: Au pays où se fait la Guerre, con Isabelle Druet, e Il était une fois…
Diffusamente intrisa di pathos è risultata l’esecuzione – avvenuta per prima, invertendo l’ordine del programma – dell’incompleto Quartetto per pianoforte e archi in si minore, abbozzo di un vero e proprio testamento spirituale, di Guillaume Lekeu, morto all’indomani del suo ventiquattresimo compleanno (21 gennaio 1894), quando aveva scritto per intero solo primo movimento, mentre al secondo mancavano ancora le ultime battute, che furono aggiunte da D’Indy. Davvero travolgente l’energia con cui i giovani musicisti hanno saputo rendere – pur senza mai venir meno alla compostezza stilistica – lo stato di esaltazione, il lirismo esacerbato sotteso a questa composizione, dal linguaggio piuttosto avanzato, caratterizzata da una densa trama contrappuntistica e da un frequente ricorso al cromatismo cui si oppongono accenni di scrittura modale. Lo si è colto soprattutto nel lungo movimento iniziale – per cui sono fornite esplicite indicazioni esecutive: Dans un emportement douloureux. Très animé –,  dove si scontrano diversi stati d’animo: grida di sofferenza e lunghi appelli alla felicità, toni carezzevoli e cupi pensieri, mentre nel secondo movimento – Lent et passionné – , dall’atmosfera talora quasi sognante, il protagonista è – come nota lo stesso Lekeu – “l’amore quale fonte di tale dolore”.
Un vero edonismo sonoro ha investito la platea nel corso dell’esecuzione del Quartetto per violino, viola, violoncello e pianoforte in mi minore op. 24 di Fernand de La Tombelle, un pezzo più allineato rispetto ai canoni estetici romantici – nato dalla revisione, avvenuta nel 1893, di un primo Quartetto in mi minore eseguito per la prima volta nel 1888 –, dove fin dal primo movimento, Allegro agitato, al bel suono si coniugavano una perfetta intesa e un giusto accento di volta in volta appassionato o teneramente lirico. Nell’Adagio si è imposto nelle prime battute il pianoforte, impegnato in una serie di accordi spezzati, che poi ha intessuto un intimo dialogo con gli archi, mentre un’alta scuola della velocità ha dominato nel Molto allegro, dai caratteri di uno scherzo, così come un’esecuzione particolarmente brillante si è apprezzata nel successivo Allegro molto, il cui carattere estroverso è temperato da qualche squarcio più pacato. Successo travolgente Un bis: il Très calme dal quartetto con pianoforte op. 30 di Ernest Chausson – che ha immerso gli ascoltatori in un dolce, estatico sogno.

 

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