GBOpera presenta: “Il silenzio del tuo canto”

Verona, Hotel Due Torri, Sala Casarini, ore 21
“Il silenzio del tuo canto”
Suggestioni visive e musicali sulla musica da camera del ‘900 e contemporanea
Marta Moretto, mezzosoprano
F.Ozlem Adigüzel  I° violino
Beatrice Granato II° violino
Serena Chien viola
Stefania Tosi violoncello

Ottorino Respighi:
“Il Tramonto” su testo di Percy Bysshe Shelley
Da “Antiche danze ed arie per liuto”, terza suite
Ignoto (fine del sec. XVI):
I° – “Italiana” (Andantino)
Giovan Battista Besardo (sec. XVI):
II° – “Arie di corte” (Andante cantabile)
Riccardo Viagrande:
“Madrigale fiorentino” su testo di Eugenio Montale
(prima esecuzione assoluta)
Ottorino Respighi:
“Sopra un’aria antica” su testo di Gabriele D’Annunzio (Trascrizione per quartetto d’archi e voce di Riccardo Viagrande
Da “Antiche danze ed arie per liuto”, terza suite
Ignoto (fine sec. XVI):
III° – “Siciliana”  (Andantino)
Lodovico Roncalli (1692):
IV° – Passacaglia (Maestoso)
“Nebbie” su testo di Ada Negri (Trascrizione per quartetto d’archi e voce di Riccardo Viagrande)

“Gentile Signora Chiarina, ho lavorato tanto ed ho già fatto in parte il poemetto per canto e quartetto. Come al solito, Shelley mi ha fornito le parole. S’intitola Tramonto, pare non riesca male. È scritto sotto una buona influenza, e lei sa se mi fa del bene”.
Con queste parole contenute in una lettera indirizzata, il 31 luglio 1914, a Chiarina Fino-Savo, una delle prime cantanti da camera italiane, lo stesso Ottorino Respighi (Bologna 1879 – Roma 1936) annunciò la composizione del Poemetto lirico Il Tramonto su testo (The sunset) di Percy Bysshe Shelley nella traduzione di Roberto Ascoli. Pagina di carattere descrittivo, Il tramonto si dispiega in una trama melodico-armonico estremamente asciutta di intenso e malinconico lirismo che esalta il testo di Shelley dove è descritta una triste storia d’amore.
Nella terza Suite di Antiche danze ed arie per liuto, composta nel 1931 a distanza di circa 14 anni dalla prima ed eseguita, per la prima volta, al Conservatorio di Milano nel mese di gennaio 1932, confluiscono, amalgamandosi in una sintesi perfetta, l’attività di musicologo e quella di compositore di Ottorino Respighi il quale, allo stesso modo degli altri compositori della cosiddetta generazione dell’Ottanta, manifestò sempre un grande interesse per la musica antica italiana, in ciò influenzato certamente dall’attività di musicologi che alla fine dell’Ottocento avevano tentato un recupero della nostra tradizione musicale. Grazie all’attività di questi musicologi, tra cui spiccano i nomi di Torchi, che aveva pubblicato un’opera in sette volumi L’arte musicale in Italia, e di Chilesotti, autore di una raccolta in nove volumi di musiche rinascimentali, Biblioteca di rarità musicali, alla fine dell’Ottocento era stato avviato un recupero della tradizione musicale italiana alla quale aveva partecipato anche Respighi, che, in qualità di musicologo, aveva pubblicato, dopo averle revisionate, musiche di Vivaldi, Monteverdi e Marcello. La terza Suite evidenzia il virtuosismo strumentale di Respighi che sembra indugiare in una dolce nostalgia, infatti il primo brano dal titolo L’italiana presenta un carattere calmo e languido derivato da un’Aria di autore anonimo di fine Cinquecento, mentre è più articolato il secondo che comprende brani tratti dal Thesaurus Armonicus di Jean-Baptiste Besard dal titolo Arie di corte che contengono 6 Chansons delle quali la prima, dal titolo C’est malheur que de vous aimer, fa da cornice con il suo tono malinconico esaltato dalle viole e dai violoncelli. La terza parte è una Siciliana di genere pastorale di un autore anonimo di fine Cinquecento, mentre la quarta è una Passacaglia del bergamasco Ludovico Roncalli.
La tragica realtà della Seconda Guerra Mondiale è evocata, invece, in Madrigale fiorentino, il cui testo, recante la data 11 settembre 1943, è tratto Bufera e altro; in esso il poeta, dopo aver invitato Herma, una delle tante figure femminili che popolano l’universo montaliano, a suggellare con nastri e ceralacca la speranza, descrive con alcune immagini una giornata a Firenze durante il conflitto. Il testo asciutto, ma icastico nelle sue immagini mi ha suggerito un brano nel quale al di là dell’assenza di ogni speranza si può trovare una forma sia pur tenue di lirismo che si esprime in modo più compiuto nella parte degli archi che non si limitano ad accompagnare la voce, ma spesso dialogano con essa.
Quarto brano delle Quattro liriche per canto e pianoforte, composte nel 1920 e pubblicate nel 1921, si avvale di un testo di Gabriele D’Annunzio che viene reso da Respighi attraverso una scrittura intrisa di un lirismo arcaizzante che trova la sua espressione soprattutto nelle cadenze. Proposta qui nella mia trascrizione per quartetto d’archi, la Lirica mostra un serrato e intenso dialogo tra la voce e il primo violino al quale spesso è attribuita una linea melodica indipendente.
Al 1906 risale, invece, la composizione di Nebbie su testo di Ada Negri; originariamente concepito per canto e pianoforte e qui proposto nella mia trascrizione per quartetto d’archi, il brano si segnala per una scrittura semplice ma di grande forza descrittiva grazie all’uso di accordi ad accompagnare un canto che ora si libra verso note acute ora si ripiega verso il grave.
Riccardo Viagrande

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