Presentata la 43ª edizione del Festival della Valle d’Itria in memoria dello storico direttore artistico Rodolfo Celletti nel centenario della nascita

Nel 2017 trovano spazio due giganti della tradizione italiana: Claudio Monteverdi, di cui ricorrono i 450 anni dalla nascita, con l’originale spettacolo Altri canti d’Amor (l’emblematico titolo che dà unità drammaturgica a tre magnifici madrigali) e Antonio Vivaldi al quale è riservata l’inaugurazione con un nuovissimo spettacolo, l’Orlando furioso, realizzato in coproduzione con la Fenice di Venezia.
Il direttore musicale del Festival Fabio Luisi prosegue nel suo personale percorso di approfondimento del Belcanto italiano portando in scena, per la prima volta in epoca moderna, Margherita d’Anjou di Meyerbeer. Ai giovani talenti dell’Accademia del Belcanto Rodolfo Celletti è affidata l’opera Un giorno di regno di Giuseppe Verdi.
Il Festival conferma una delle più fortunate iniziative delle ultime stagioni l’Opera in masseria con Le donne vendicate di Niccolò Piccinni su testo di Goldoni. Al Chiostro di San Domenico Gianni Schicchi di Giacomo Puccini  in versione cameristica.
Oltre al tradizionale Concerto Sinfonico a Palazzo Ducale, un concerto vivaldiano con I Barocchisti di Diego Fasolis e il violino solista di Duilio Galfetti per le Le quattro stagioni.
Suggellano la composita e ricchissima offerta di questa 43ma edizione il convegno di due giornate “Rodolfo Celletti – Maestro di scrittura e (censore) di voci” e la mostra documentaria “Amore e Marte – arte, immagini, visioni dalla Magna Grecia al Rinascimento”.
Il direttore artistico Alberto Triola, afferma: “Il teatro è ricercare e scoprire, non applicare un metodo, diceva Luca Ronconi. E nemmeno riproporre formule e accomodarsi in poltrona. È sottile ma abissale il confine che separa tradizione e ripetitività, valorizzazione dell’identità e rifiuto di ciò che non è noi, nostro, noto. Il teatro che avviene durante il Festival è tutto tranne che convenzionale e prevedibile. A Martina Franca le idee sono sempre state chiare. Palazzo Ducale si è trasformato nei decenni di storia del Festival nell’epicentro di una rivoluzione pacifica contro i rischi dell’omologazione e del pregiudizio.”
Nell’allegato tutti i dettagli del Festival

 

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