Georg Friedrich Handel (1685-1759): “Theodora” (1750)

Oratorio in tre atti su libretto di Thomas Morell. Katherine Watson (Theodora), Philippe Jaroussky (Didymus), Stéphanie d’Oustrac (Irene), Kresimir Spicer (Septimius), Callum Thorpe (Valens), Sean Clayton (Messaggiero). Coro e Orchestra “Les Arts Florissants”. William Christie (direttore), Stephen Langridge (regia), Alison Chitty (scene e costumi), Fabrice Kebour (luci), Philippe Giraudeau (coreografia). Registrazione: Parigi, Théâtre des Champs-Elysées, 13 e 16 ottobre 2015. T.Time: 182′. 2 DVD/BluRay Erato 0190295889906

Quando, nel giugno del 1996, al Festival di Glyndebourne l’oratorio handeliano Theodora venne proposto in un allestimento scenico (come testimonia la registrazione video di quell’evento), si assistette a uno dei più riusciti esempi di fusione tra scena e musica. La moderna, ma solenne gestualità di Peter Sellars – prestata a un cast semplicemente perfetto che annoverava i nomi di Dawn Upshaw, David Daniels, Lorraine Hunt, Richard Croft e Frode Olsen, colti allo zenith delle loro carriere – si univa alla vivida lettura musicale di William Christie. Ritroviamo nuovamente Christie a Parigi, nell’ottobre 2015, per questa nuova e prima produzione teatrale di Theodora, che però non riesce a surclassare l’edizione di Glyndebourne. Anche Stephen Langridge punta a una e atemporale visione moderna che sembra in qualche modo strizzare l’occhio a Sellars, seguendo una narrazione lineare, coaudiuvato, per la parte visiva dalle scene e costumi di Alison Chitty. Un allestimento sicuramente elegante, ma forse un po’  troppo austero e che, alla fine, non lascia il segno, così come non colpisce ed emoziona, se non a tratti,  la regia di Langridge. Venendo alla compagnia di canto, evitando  inutili e dannosi confronti con quella di Glyndebourne, possiamo dire che appare piuttosto disomogenea e alterna nella resa: la Theodora del giovane soprano Katherina Watson non riesce ad imporsi a causa di una personalità vocale e interpretativa ancora in divenire. Un po’ troppo ripiegato su toni melanconici il Didymus di Philippe Jaroussky, cantante qui alle prese con un personaggio che dovrebbe sfoggiare anche una vocalità più eroica e drammatica, che non è nella natura del controtenore francese: il personaggio appare, quindi, un po’ troppo ripiegato sui toni dolenti. Kresimir Spicer (Septimius) ha indubbiamente non comuni mezzi vocali, si percepisce però una mancanza di naturalezza nella gestione del canto di agilità che il cantante affronta con estrema prudenza, mentre sul piano teatrale sa comunque creare un personaggio convincente, così come Stéphanie d’Oustrac  (Irene) che possiamo affermare essere l’interprete più convincente del cast, dominando totalmente la vocalità handeliana, arricchendola di conseguenza con colori e sfumature che portano alla creazione di un personaggio vero e vibrante. Linea di canto corretta per Callum Thorpe (Valens), ma appare poco felice la caratterizzazione sopra le righe del personaggio. E infine ritroviamo William Christie, qui alla testa dei “suoi” impeccabili “Les Arts Florissants”. Tutto funziona alla meraviglia, soprattutto nelle pagine corali e strumentali e questo perché la lettura di Christie è più volta verso la dimensione oratoriale della partitura. Theodora è comunque un oratorio, ma, visto che ne stiamo vedendo una teatralizzazione, le arie avrebbero dovuto trovare un più marcato senso del dramma. Nel complesso una buona esecuzione, anche se la videografia di Theodora vede ancora primeggiare l’edizione di Glyndebourne.

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