Feliks Nowowiejski (1877 -1946): “Quo vadis” (1909)

Oratorio per soli, coro, organo e orchestra. Violeta Chodowicz (Soprano), Robert Gierlac (Baritono), Wojtek Gierlach (Basso), Sławomir Kamiński (organo). Orchestra Filarmonica di Poznań, Podlasie Opera e Coro Filarmonico, Lukasz Borowicz (Direttore). Registrazione: Poznań,26 gigno 2016  2 CD CPO 5550892
“Da molto tempo non è stata eseguita ad Amsterdam una composizione che è stata accolta in modo così favorevole… Quando gli ultimi accordi furono eseguiti, un entusiasmo indescrivibile scoppiò nella sala”.
Così la stampa olandese testimoniò il successo ottenuto dall’oratorio Quo vadis del compositore polacco Feliks Nowowiejski alla prima esecuzione avvenuta al Concertgebouw di Amsterdam il 22 ottobre 1909 sotto la direzione di Johan Schoonderbeek; in realtà questa non fu la prima esecuzione assoluta dell’oratorio che aveva visto il suo battesimo il 4 maggio del 1907 nella città ceca di Ústí nad Labem con un notevole successo sia di pubblico che di critica che, tuttavia, non aveva del tutto convinto il trentenne compositore il quale decise di fare una profonda revisione dell’opera. Per questa ragione la vera prima può essere considerata quella di Amsterdam che si configurò come un vero e proprio evento, dal momento che i biglietti furono esauriti ben 3 settimane prima dell’esecuzione; questa si rivelò un trionfo per Nowowiejski il quale fu insignito di corone di alloro e di un anello regalatogli personalmente dalla regina d’Olanda Guglielmina. Dopo questa trionfale prima l’oratorio divenne un successo mondiale tanto che poté vantare, fino al 1939, 200 esecuzioni nelle principali sale del concerto come la Carnegie Hall di New York, dove approdò il 19 marzo 1912 sotto la direzione dell’autore, mentre il suo libretto scritto da Antonia Jüngst, che si ispirò al famoso omonimo racconto di Henryk Sienkievicz,  fu tradotto in diverse lingue. A livello internazionale, però, dopo la Seconda Guerra Mondiale si registrò un calo d’interesse per l’oratorio che non fu più eseguito fuori dalla Polonia fino al 2016 quando è stato ripreso a Berlino e a Pozman dove è stato inciso per l’etichetta CPO.
Nonostante l’alterna fortuna che ha visto sparire l’oratorio dalle scene mondiali  dopo la Seconda Guerra Mondiale Quo Vadis è certamente il capolavoro di Nowowiejski che, nato il 7 febbraio 1877 a Barczewo, dopo aver studiato nella scuola monastica di Šwięta Lipka, si perfezionò a Regensburg e a Berlino con Max Bruch ed Edward Taubert. È proprio durante il periodo di studi trascorso nella capitale tedesca che Nowowiejski compose parti di questo oratorio forse anche in seguito alle suggestioni fornitegli dalla città di Roma che egli visitò grazie alle vittorie del premio Giacomo Meyerbeer conseguite nel 1902 e nel 1904.
Lavoro monumentale, l’oratorio si compone di quattro scene delle quali la prima è una pagina sinfonico-corale che rappresenta con accenti quasi da Dies irae verdiano o da uragano che apre l’Otello l’incendio di Roma. Nella seconda scena, aperta da una marcia alla quale non sono estranei ancora echi verdiani, il Capo dei Pretoriani incita il popolo contro i Cristiani accusati di non adorare gli dei tradizionali, di pratiche religiose immorali e dell’incendio. La terza scena, che si svolge nelle catacombe, costituisce il momento più intimo e lirico dell’intero oratorio sin dalla salmodia iniziale, nella quale al Precentor risponde il coro di fedeli a cappella; seguono una breve celebrazione presieduta da Pietro e la romanza di Ligia, nella quale si possono rintracciare echi dell’Idillio di Sigfrido di Wagner. La quarta è la famosa scena dell’Apparizione di Gesù Cristo a Pietro e della domanda che dà il titolo all’oratorio, Quo vadis, Domine, alla quale Gesù risponde: Vado Romam ut iterum crucifigar. L’oratorio si conclude con un coro di lode a Dio il cui punto culminante è costituito da una doppia fuga nella quale si rivela la perizia contrappuntistica di Nowowiejski.
L’incisione, pubblicata nel 2017 dall’etichetta CPO, si segnala per la buona concertazione, affidata al direttore d’orchestra polacco Lukasz Borowicz, che si dimostra attento e preciso nella scelta sia dei tempi che delle sonorità orchestrali sempre subordinate alle voci nonostante in alcune scene, come quella iniziale, il dispiegamento dei mezzi strumentali  da parte di Nowowiejski sia imponente. Nella concertazione di Borowicz, inoltre, viene esaltata la scrittura polifonica della partitura, per la verità non particolarmente complessa, e dei cori soprattutto quando vengono introdotti da Nowowiejski passi in stile fugato. Di buon livello anche la perfomance del camaleontico baritono Robert Gierlach che interpreta con disinvoltura i due antitetici personaggi del Capo dei Pretoriani e di Pietro. Dotato di una voce omogenea in ogni parte del suo registro, l’artista è autore di una prova che si distingue per l’attenzione alle dinamiche e al fraseggio. Di pari livello è la performance di Violeta Chodowicz che, nella parte di Ligia, quella maggiormente connotata in senso lirico, mostra partecipazione emotiva dando vita, nella terza scena dell’oratorio, ad un momento di intenso lirismo nell’interpretazione della romanza a lei affidata. Corretta, soprattutto in considerazione dell’esiguo spazio a lui riservato e limitato a un do diesis ribattuto sulle parole Vado Romam ut iterum crucifigar, è la prova del basso Wojtek Gierlach nella parte di Cristo. Buona, infine. la prova del coro impegnato in quasi tutto l’oratorio.

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