Anna Moffo (1932-2006) in “La Juive” (1835) e “Thaïs” (1894)

Fromental Halévy (1799-1862): “LA JUIVE” (selezione dell’opera) Martina Arroyo (Rachel), Anna Moffo (Eudoxie), Richard Tucker (Éléazar), Bonaldo Giaiotti (Brogni), Juan Sabaté (Léopold), Leslie Fyson (Ruggiero). Ambrosian Opera Chorus, New Philharmonia Orchestra. Antonio de Almeida (direttore), John McCarthy (Maestro del Coro). Registrazione: Londra, agosto 1973. T.Time: 49.37. 1 Cd Sony Classical /RCA88985397782
Il soprano italo-americano Anna Moffo, oltre ad essere uno dei nomi di maggior spicco del panorama lirico tra gli anni ’60 e primi ’70, quasi sicuramente è stata una delle prime, se non la prima del dopo Callas, ad essere un poliedrico personaggio “fashion”, noto non solo ai melomani.  Una delle artiste di punta dell’allora celebre etichetta RCA (il catalogo è tutto sotto Sony Classical), la Moffo è stata la protagonista di numerose incisioni per questa etichetta: Lucia di Lammermoor, La Traviata, La Bohème, Madama Butterfly, Luisa Miller e molte altre. Agli ultimi anni della sua breve e sicuramente onerosa carriera risalgono La Juive e Thaïs per la prima volta ora ristampate in cd. Dell’opera più nota di Halévy, della quale si conosceva principalmente solo l’aria del basso (“Si la rigeur et la vengeance”) e soprattuto quella del tenore (“Rachel, quand du Seigneur”), nel 1974 (anno di pubblicazione dell’allora LP), mancava ancora un’incisione integrale dell’opera (sarebbe arrivata solo nel 1989, diretta sempre da Antonio de Almeida e attualmente fuori catalogo) e così questa selezione ebbe un certo risalto vista la presenza di un veterano del ruolo di Éleazar, l’americano Richard Tucker. Il non più giovanissimo tenore (sarebbe morto di una crisi cardiaca nel 1975) mostra qui un’invidiabile solidità vocale, data la sua lunga carriera (esordì al Met nel 1945). Lo stile forse è un po’ stentoreo (Tucker non ha mai brillato per sottigliezza), ma riesce a trasmetterci un personaggio di grande spessore. È poi un peccato che il mercato discografico sia stato quanto mai avaro nei confronti del basso Bonaldo Giaiotti, un Brogni incisivo, vigoroso, sicuro negli acuti.  Di Martina Arroyo (Rachel) conosciamo la bellezza timbrica, l’omogeneità dell’emissione su tutta la gamma, le ha semmai fatto difetto la mancanza di una autentica personalità interpretativa e, in questo caso, anche di un evidente disagio con il francese. Qui  Anna Moffo è Eudoxie: purtroppo non si può che constatare la stanchezza della voce, in particolare dall’ottava superiore i suoni sono striduli. Mediocre il tenore Juan Sabaté (Leopold). Infine non si può non lodare il vigore teatrale e la convinzione della concertazione di Antonio de Almeida.
Jules Massenet (1842-1912) : “THAÏS”. Opera in tre atti su libretto di Louis Gallet, da Anatole France. Anna Moffo (Thaïs), Gabriel Bacquier (Athanaël), José Carreras (Nicias), Justino Diaz (Palémon), Patricia Clark (Crobyle), Antonia Butler (Myrtale), Elizabeth Bainbridge (Albine), Jessica Cash (La Charmeuse), Leslie Fyson (Un servo di Nicias). Ambrosian Opera Chorus, New Philharmonia Orchestra. Julius Rudel (direttore), John McCarthy (Maestro del Coro). Registrazione: Londra, agosto 1974. 2 CD Sony Classical / RCA88985397882.

Quando nel 1975 la RCA pubblicò questa Thaïs, l’opera di Massenet era quasi una rarità, sia sulle scene, che in campo discografico (esistevano solo due incisioni, incomplete, del 1952 e del 1961. Solo un anno dopo, nel 1976, sarebbe comparsa l’edizione con protagonista Beverly Sills e con la direzione di Lorin Maazel). Una incisione completa, dunque (nelle precedenti era assente il balletto del secondo atto), ma, a volerla dire tutta, non esaustiva, perché sia in questa e in tutte quelle che seguiranno, non è mai stata inserito (anche solo come appendice) il balletto della “tentation d’Athanaël” del secondo quadro del terzo atto, scritto per la prima parigina del 1894.  Aldilà di questo dettaglio, l’opera è diretta da Julius Rudel è ispirata, giusta nella scelta dei tempi e dei colori. Rudel riesce veramente a “dipingere” atmosfere, ambienti e personaggi. In questo hanno sicuramente un ruolo determinante le personalità interpretative di Anna Moffo e di Gabriel Bacquier. La Moffo, rispetto alla precedente incisione, mostra un maggior disagio nella zona centrale della voce, mentre gestisce la zona acuta più facilmente (che poi è quella più sollecitata in quest’opera), fraseggia in modo quanto mai vario e soprattutto ci fa sentire l’evoluzione del personaggio dalla carnalità alla spiritualità. Possiamo dire lo stesso di Bacquier, ancor più limitato vocalmente, ma dotato di una straordinaria personalità teatrale. Piuttosto opaco il Palémon di Justino Diaz, ascoltiamo invece la brillantezza e freschezza timbrica del giovane José Carreras quale Nicias.

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