Francesca Caccini (1587 – 1640): “La liberazione di Ruggiero dall’isola di Alcina” (1625)

Opera in quattro scene su libretto di Ferdinando Sarcinelli. Elena Biscuola (Alcina), Mauro Borgioni (Ruggero), Gabriella Martellacci (Melissa), Francesca Lombardi Mazzulli (Una Sirena, una Damigella), Emanuela Galli (La Nunzia Oreste, La Dama incantata), Raffaele Giordani (Nettuno, Un pastore, una Pianta incantata), Yiannis Vassilakis (Vistola, Astolfo). Allabastrina e La Pifaresca, Elena Sartori (direttore). Registrazione Ferrara, agosto/settembre 2016. 1 CD GlossaMusic GCD 923902.

La liberazione di Ruggiero dall’isola di Alcina, andata in scena nella medicea Villa di Poggio Imperiale il 3 febbraio 1625 in occasione del fidanzamento di Margherita, nipote prediletta della Granduchessa di Toscana Maria Maddalena d’Austria, con Ladislao Sigismondo Jagellone, erede al trono di Polonia, è di un’importanza capitale nella storia del teatro musicale per più di una ragione. Una tradizione vuole che sia la prima opera lirica rappresentata fuori d’Italia in occasione di una ripresa a Varsavia nel 1628 su iniziativa dello stesso Ladislao Sigismondo, ma la sua importanza risalta maggiormamente in quanto è la prima opera lirica realizzata da una donna – la compositrice Francesca Caccini, figlia di quel Giulio che, insieme a Jacopo Peri, era stato tra i fautori della nascita del nuovo genere – su committenza di una donna.
E un taglio femminile è ben presente nel libretto ariostesco di Ferdinando Sarcinelli che, su richiesta della committenza, rielabora l’episodio dell’isola incanta di Alcina come scontro fra due poteri femminili alternativi rappresentati dalle due maghe, Melissa e Alcina, che tentano di far accettare a Ruggiero la propria visione del mondo e quindi il proprio dominio. È questa una scelta che non deve sorprendere se si considera l’esplicito valore politico e propagandistico che questi lavori d’occasione avevano nelle dinamiche interagenti fra le corti europee. E proprio in questo taglio sta il rovesciamento del gioco d’inganni dal momento che, alla sostanziale correttezza di Alcina, l’unico personaggio onestamente lineare dell’opera, si contrappone il gioco di inganni e travestimenti con cui Melissa porta Ruggiero dalla propria parte, gioco che ha il suo punto culminante nell’apparizione della maga nelle vesti di Atlante in cui è difficile non vedere un richiamo a quelle forme maschili del potere necessarie alla Granduchessa Maria Maddalena per svolgere il proprio ruolo in un sistema politico che limitava maggiormente il ruolo femminile a differenza di quanto era avvenuto nel Medioevo e nel primo Rinascimento.
Francesca Caccini era fra i musici più apprezzati della corte granducale ed è una vera fortuna che sia sopravvissuta questa composizione che mostra tutto il suo talento e il suo formidabile senso teatrale. Lo stile è quello proprio dell’opera fiorentina sviluppatosi in seno alla Camerata dei Bardi arricchito dalle suggestioni del madrigale padano e soprattutto ferrarese del Cinquecento e da un naturale talento nell’orchestrazione, evidente negli impasti timbrici della “sinfonia”. Ciò che più colpisce nella Caccini è, però, la capacità di usare in chiave teatrale soluzioni prettamente musicali secondo una retorica che doveva essere ancor più palese per il pubblico aristocratico del tempo. La vocalità diventa specchio della contrapposizione fra i personaggi, in quanto Alcina canta su armonie ampie e luminose che si arricchiscono di abbellimenti e variazioni cui è richiesto un timbro di radiosa femminilità mentre Melissa è un contralto androgino la cui forma espressiva è costituita da un declamato scarno ed essenziale, dove il valore retorico della parola prevale su quello del canto mentre Ruggiero evolve da un tipo di vocalità più prossimo a quello di Alcina – e ancor più propenso a variazioni e abbandoni cromatici – a un rigore comune a Melissa dopo la “liberazione”. Gli altri dati vocali sono la preferenza per voci acute – le uniche gravi sono Ruggero e Melissa anche considerando i numerosi personaggi di fianco – e l’assenza di parti scritte per castrato.
Registrata a Ferrara nel 2016, quest’edizione offre l’opportunità di ascoltare l’opera in un’ottima esecuzione musicale. Alla guida dei complessi Allabastrina e La Pifaresca, Elena Sartori fornisce un’esecuzione forse non propriamente filologica – nei ballabili sono interpolati ad esempio brani di Rofino e Falconieri – ma sicuramente stilisticamente molto appropriata e di grande vivacità teatrale, capace di rendere il delicato rapporto fra la modernità delle parti solistiche e il gusto ancora tutto madrigalistico di quelle corali.
Fra i solisti buona la contrapposizione fra l’Alcina di Elena Biscuola, mezzosoprano dalla bella vocalità lirica e quasi sopranile, e la Melissa di Gabriella Martellacci in possesso della giusta voce contraltile e androgina. Linea di canto un po’ meno rifinita ma ottima presenza vocale il Rinaldo di Mauro Borgioni.
Le numerose parti di fianco sono distribuite fra un numero limitato di interpreti. Colpisce positivamente la schietta voce tenorile di Raffaele Giordani (Nettuno, Un pastore, una Pianta incantata) e molto positive sono anche le prove dei soprani Francesca Lombardi Mazzulli (Una Sirena, una Damigella) e Emanuela Galli (La Nunzia Oreste, La Dama incantata). Buona, anche se con una minor naturalezza nel declamato italiano, è infine la prova di Yiannis Vassilakis (Vistola, Astolfo).

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