Festival delle Nazioni 2019: Concerto lirico “La via del Belcanto”

Città di Castello, Palazzo Bufalini, Sala degli specchi – 52° Festival delle Nazioni
“LA VIA DEL BELCANTO” – Concerto lirico
Soprano He Yuze
Tenore Fan Yinshan
Baritono Wang Yuliang
Pianoforte Luca Saltini
Musiche di: Gaetano Donizetti, Giuseppe Verdi, Giacomo Puccini, Umberto Giordano 
Città di Castello, 29 agosto 2019
Il Festival della Nazioni di quest’anno, che è iniziato domenica 25 agosto e proseguirà fino a sabato 7 settembre, come da sempre nel suo spirito, struttura la sua programmazione in forma di omaggio ad un paese ospite con le sue tradizioni culturali e musicali; la nazione scelta per l’edizione in corso è la Cina. Molti giovani artisti cinesi già affermati che lavorano in tutto il mondo, animano le serate del festival, che si arricchisce anche di un buon numero di eventi collaterali con un nutrito programma, consultabile online. Giovedì 29 agosto si sono esibiti in concerto tre giovani cantanti lirici che dalla Cina hanno scelto di venire a studiare nel paese del Belcanto, e, dopo varie esperienze didattiche di perfezionamento, sono approdati in Emilia, tra Modena e Parma, dove hanno frequentato corsi tenuti da professionisti dell’Opera di fama mondiale: Mariella Devia, Nicola Martinucci, Michele Pertusi, Fiorenza Cedolins, Sona Ganassi, Leone Magiera (pigmalione e poi accompagnatore di Luciano Pavarotti e Mirella Freni, tra i tanti). Si tratta di tre cantanti trentenni, anno più, anno meno – il che equivale a dire, con i parametri di oggi, tre giovanissimi – che hanno messo in evidenza strumenti vocali interessanti, un diverso grado di maturità artistica e un grande entusiasmo, unito a tanta emozione. Il programma del concerto allineava i brani più noti del repertorio italiano popolare, da Donizetti alla Giovane scuola e dal genere brillante al tragico, dando così modo agli interpreti di misurarsi con diversi stili e di saggiare diverse corde espressive; Aldo Sisillo, direttore artistico del festival, si è prestato, come divulgatore affabile, a presentare, introdurre, riassumere trame d’Opera per portare anche gli ascoltatori più inesperti in medias res. Premesso che una sala da un centinaio di posti non è il luogo ideale per valutare le potenzialità “teatrali” di una voce, vediamo più in dettaglio le prestazioni e gli esiti. Inizio dal soprano He Yuze, che è sicuramente l’artista più matura e, allo stato attuale, completa del terzetto: ha una presenza scenica aggraziata e un timbro decisamente bello da soprano lirico di peso medio; la voce è omogenea, da un registro medio-grave chiaro, ma dotato di calore, ad acuti e sopracuti limpidi e facili. Si fa decisamente apprezzare la sua gestione del mezzo, da cantante che conosce le proprie possibilità e sa come metterle in atto senza forzare, con emissione sempre sicura e scorrevole. È sognante e appassionata nel “Sogno di Doretta” nel quale mette in luce un’ottava alta emessa con dolcezza fino al do sopracuto, opportunamente frivola e frizzante nel valzer di Musetta, simpatica e spigliata, anche nella partecipazione scenica, come Adina nel duetto buffo con Nemorino, dimostra di aver elaborato una sua visione del personaggio di Violetta, oltre a possederne le note, nel duettone con Germont e nel Brindisi. Nei brani tratti da Rigoletto ci sono forse le sue prove più notevoli, per il fraseggio appassionato e per l’espressione patetica in “Tutte le feste al tempio” e per un “Caro nome” non solo ben eseguito come pezzo di bravura perché tutte le figurazioni virtuosistiche sono padroneggiate con maestria, la voce è sempre a fuoco e l’intonazione centrata: in più emerge un personaggio tenero e adolescenziale, che non dispiacerebbe ascoltare in teatro nell’intero ruolo. Se le premesse saranno rispettate e se con il tempo e l’esperienza riuscirà a mettere in risalto una personalità che ancora si intravede solo a tratti, non è difficile prevedere per lei belle soddisfazioni. Il baritono Wang Yuliang possiede uno strumento che si fa notare, ampio, scuro, di grande volume, con risonanze metalliche e un vibrato che lo rendono piuttosto personale. È un interprete impetuoso, persino irruento, un po’ alla vecchia maniera; ma la personalità in un cantante d’Opera non è mai troppa, se coniugata alla disciplina. In questo sembra non aver trovato ancora un punto di equilibrio: se a tratti sorprende e desta ammirazione l’intensità di certe frasi, data anche dall’imponenza della voce, altre volte stupiscono l’approssimazione musicale, gli errori, le amnesie. Nel brano di apertura del concerto “Nemico della patria” da Andrea Chenier è carico, in parte e va benissimo: declamato scolpito, fraseggio nobile, dizione curata, bel legato e acuti tonanti; come Germont nella scena del secondo atto con Violetta è padrone della situazione nei suoi momenti solistici, nei momenti di raccordo e negli scambi con la protagonista non dosa colori e volume, nei duetti a volte perde le entrate, a volte la nota, mettendo alle strette sul “Piangi, o misera” soprano e pianista. Nell’invettiva di Rigoletto ai cortigiani ritrova se stesso, è un leone ferito che ruggisce con grinta, ma sa anche implorare mellifluo, la puntatura di tradizione è piuttosto spettacolare; tende ad essere sempre un filo in anticipo, probabilmente per un’emotività che non riesce a tenere a bada. Nell’immediatamente successivo duetto con Gilda riemergono i problemi di quadratura musicale, ma anche un’ottima mezzavoce sul “Piangi fanciulla” e un bel la bemolle conclusivo; il “Vendetta, tremenda vendetta” forse è cantato troppo alla garibaldina, ma un po’ di sangue non guasta, tutto sommato si tratta di Verdi! La voce e il grande temperamento lo rendono un cantante che non si confonde nella fila degli esecutori corretti ma anonimi; però sarà necessario incrementare lo studio e l’autocontrollo per andare avanti nel migliore dei modi, e sorvegliare gli acuti, che tendono ad andare un po’ indietro. Fan Yinshan è un tenore dalla bella voce, limpida, larga, solare, “all’italiana”, un tenore lirico pieno, virtualmente esteso e squillante, se non avesse il problemino di stringere gli acuti. È anche molto comunicativo e simpatico; benché piccolo di statura riesce ad essere imponente in scena, è esuberante e guascone, come solitamente ci si aspetta da un giovane tenore. È autoironico e divertente nell’aria di sortita di Nemorino e nel duetto dell’elisir con Adina, sufficientemente forbito e galante come Alfredo nel Brindisi; “La donna è mobile”, cantata con baldanza da seduttore, senza eccessive finezze, ma in modo corretto, scatena gli applausi del pubblico. Se avrà l’accortezza e la pazienza di trovare suoni più liberi e rotondi dal sol naturale in su, avrà buone chances di emergere. Molto delicata e apprezzata dal pubblico è stata l’esecuzione del brano presentato come bis, il canto popolare cinese “Mo li Hua” (preso in prestito da Puccini per uno dei Leitmotive della Turandot, per intendersi il tema del coro “Là sui monti dell’est”) eseguito a tre voci e seguito da un corale “O sole mio”. Lodi convinte merita Luca Saltini, pianista accompagnatore di lungo corso, per la conoscenza del repertorio, la sapienza nelle scelte interpretative e, non ultima, la prontezza di riflessi nel seguire gli interpreti e nel raddrizzarne le occasionali ‘scivolate’. Foto Monica Ramaccioni

 

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