Giacomo Puccini (1858 – 1924): “Il tabarro” (1918)

Opera in un atto su libretto di Giuseppe Adami. Johan Botha (Luigi), Wolfgang Koch (Michele), Helza van den Heever (Giorgietta), Heidi Brunner (La Frugola), Charles Reid (Il Tinca, venditore di canzonette, un amante), Janusz Monarcha (Il Talpa),  Elisabeta Marin (Un’amante), Wiener Singakademie, Heinz Ferlesch (Maestro del coro), ORF Vienna Radio Symphony Orchestra, Bertrand du Billy (direttore). Registrazione: Konzerthaus Wien, 20/05/2010. 1 CD Capriccio C5326 2018
Di tutte le opere del catalogo pucciniano “Il tabarro” è fra quelle che conosce una minor circolazione, anche a confronto degli altri pannelli del “Trittico”. Il lavoro è di grande originalità e mostra pienamente la capacità di Puccini di inserirsi nel panorama europeo del tempo, se la trama apparentemente è di un verismo brutale questo evolve da un lato verso modi che anticipano l’espressionismo dall’altro si carica di tematiche sociali non così frequenti nell’opera italiana. La raffinatissima orchestrazione pucciniana riesce come non mai a farsi immagine sonora della modernità, l’uso di effetti sonori e di sonorità insolite rende il sottofondo orchestrale forse la più riuscitarappresentazione in musica della realtà urbana del primo Novecento.  Quello che manca in “Il tabarro” è però il puccinismo nel senso più deteriore del termine, quel sentimentalismo d’effetto di cui non resta traccia in questa tragedia scarna e diretta che per questo risulta più lontana dal gusto pucciniano classico.
La presente registrazione documenta – con buona qualità sonora – un’esecuzione concertante viennese del 2010 ed è testimonianza esemplare del fatto che non sempre la riuscita di un’esecuzione è strettamente legata ai valori messi in campo, parafrasando il grande Totò si buon ben dire che nell’arte non è sempre la somma che fa il totale.
Alla guida dei sempre validissimi complessi della ORF Radio Vienna Symphony Orchestra il francese Bertrand de Billy fornisce una lettura di altissimo mestiere e di grande raffinatezza musicale ma sostanzialmente manca il bersaglio sul terreno espressivo. Certo le sonorità sono molto belle, si ascolti il magnifico preludio con lo scorrere del fiume reso con pennellare sonore che raramente come qui hanno evocato l’impressionismo liquido di Debussy. Ma questa cura del dettaglio, questa smaltatura sonora non si fa mai drammatica, tutto scorre in modo troppo pulito, troppo ordinato. Delle volontà di rivincita sociale di Luigi, del dolore sordo di Michele, della sensualità repressa di Giorgietta, dell’abbruttimento umano e morale del sub-proletariato così straordinariamente descritto da Puccini ben poco resta.
Quanto detto sulla direzione può applicarsi sostanzialmente anche ai cantanti. Il compianto Johan Botha affronta Luigi con voce da autentico Heldentenorer, ampia, ricca, dotata di potenza impressionante e squillo di abbagliante sicurezza. La dovizia vocale si scontra però con un timbro troppo chiaro, troppo schiettamente eroico così come troppo stentoreo è l’accento, troppo cavalleresco e marziale così da dare l’impressione di un Lohengrin calato con poca convinzione nelle povere vesti dello scaricatore parigino.
Helza van den Heever ha un buon materiale di base, il timbro è piacevole con un fondo dolente e screziature brune che non sono improprie al ruolo. Sul piano espressivo appare più coinvolta il che fa perdonare quando sbandamento sul piano prettamente vocale. Anche lei sostanzialmente aliena alle ragioni del canto di conversazione pucciniano – discorso valido di fatto per tutti gli interpreti – avrebbe forse reso meglio con un direttore più intenso, in “È ben altro è il mio sogno” si percepisce la volontà espressiva della cantante ma questa si scontra con la totale mancanza di slancio con cui De Billy accompagna un momento pur tanto ispirato.
Poco più che debuttante all’epoca il baritono Wolfgang Koch dispone di una voce delicata e di bella musicalità ma manca totalmente dello spessore drammatico e delle necessità di scavo psicologico richiesto dal ruolo di Michele così alcune delle pagine più intense del catalogo pucciniano scorrono senza scossoni emotivi.
Voce fin troppo chiara ma buona capacità di tratteggiare il personaggio per la Frugola di Heidi Brunner; Janusz Monarcha dona al Talpa una voce da autentico basso; bravo Charles Reid con la sua agile voce di tenore comprimario nei panni del Tinca (oltre ad affrontare anche le parti del Venditore di canzonette e dell’Amante fuori scena insieme a Elisabeta Marin).
Una nota di colore. La copertina del disco mostra l’immagine di un’elegante signora in mantello rosso che si muove fra marmi di sapore veneziano, un’immagine perfetta per “La Gioconda” o altri titoli simili ma totalmente dissonante con l’opera che è chiamata a illustrare. Non potrebbe esserci segnale più palese del fraintendimento stilistico caratterizza questa proposta musicale.

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