“p r i s m”: Intervista alla compositrice Ellen Reid

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Ellen Reid è una delle artiste più innovative della sua generazione. Compositrice e sound artist il cui lavoro spazia dell’opera, al sound design, alle partiture cinematografiche, alla scrittura corale e per ensemble, recentemente è diventata la prima compositrice i cui lavori hanno debuttato nespelle quattro principali istituzioni musicali di Los Angeles — Los Angeles Philharmonic, LA Opera, Los Angeles Chamber Orchestra e Los Angeles Master Chorale — tutti nel giro di un anno.
A lei è stato conferito il Premio Pulitzer 2019 per la Musica per la sua opera, p r i s m, che tratta degli effetti psicologici su persone sopravvissute alla violenza sessuale.
Può raccontarci la genesi di quest’opera?
Roxie Perkins, la librettista, e io eravamo interessate a creare un lavoro che usasse tutti i potenti mezzi dell’opera per raccontare una storia. Ci incontravamo spesso e ci immergevamo altrettanto spesso nell’argomento scelto. Eravamo interessate a utilizzare elementi corali, la danza e timbri orchestrali per sviluppare ulteriormente la narrazione. Sono stati questi motivi di interesse che hanno dato vita all’opera.
Perché questo titolo,  p r i s m ? E perché è scritto in lettere minuscole, spaziate?
Ci sono molte ragioni per cui abbiamo deciso di intitolare il nostro lavoro p r i s m. La scrittura del libretto è organizzata come uno spettro di colori e il colore gioca un ruolo importantissimo sia nel libretto che nella mia musica. È come se il pubblico esperisse lo spettro di colori emanato da un prisma attraverso l’intera opera. p r i s m illustra la grave frattura nei pensieri e nei sentimenti di una sopravvissuta, Bibi, ecco il perché della spaziatura. Tutte queste ragioni fanno di p r i s m un titolo evocativo per il nostro lavoro. Per quanto mi riguarda, amo il fatto che il titolo sia evocativo, pur senza rivelare nulla dell’opera.
Può descriverci le caratteristiche di questo soggetto che l’hanno particolarmente colpita?
La violenza sessuale è purtroppo qualcosa di cui molte persone in tutto il mondo – uomini, donne e coloro che non si riconoscono nella distinzione binaria di genere – fanno esperienza. La diffusione di questo problema ha fatto sì che volessimo affrontare l’argomento dal punto di vista di una sopravvissuta. Volevamo creare un lavoro in cui il pubblico non avrebbe mai dubitato del punto di vista della sopravvissuta. Negli USA, veniamo educati a dubitare di chi sopravvive a certe esperienze e spesso a biasimarli per ciò che è accaduto, perciò Roxie ed io abbiamo affrontato una sfida immane nella creazione di questo lavoro. È stato molto gratificante ricevere riscontri da membri del pubblico e da ascoltatori che provenivano da diverse parti del mondo e che si sono sentiti coinvolti da p r i s m. Abbiamo imparato tanto creando quest’opera.
L’opera non presenta una vera e propria azione drammatica, tutto è vissuto nella mente delle due donne, Bibi  e Lumee, dove trovano la loro espressione vari sentimenti: gioia, terrore, amore, etc. Come ha pensato di caratterizzare musicalmente questo stato psicologico?
Benché la trama dell’opera non sia lineare, è pur sempre una trama. Accadono cose, i personaggi fanno scoperte, avvengono cambiamenti importanti. Il libretto di Roxie Perkins necessitava di certi tipi di musica per illustrare questi momenti. Abbiamo lavorato assieme per assicurarci che il libretto lasciasse spazio alla musica per creare le diverse atmosfere e architetture del linguaggio necessarie a progredire con la narrazione. Sono stata costantemente concentrata sul chiarire ulteriormente la storia e il punto di vista di Bibi. Quando mi sono concentrata su questi due elementi, la musica ha iniziato a fluire dalla mia penna.
Analizzando la partitura, si può notare che all’interno di un linguaggio fondamentalmente atonale e una scrittura piena di effetti, viene recuperato un lirismo di fondo nella parte del canto. È corretta questa impressione? Ha questa scelta un significato?
Ogni atto ha un linguaggio musicale diverso che completa la storia. Il primo atto strizza l’occhio al passato con una sensibilità impressionistica. È il più lirico di tutti. C’è molto dinamismo sonoro, armonie ricche e melodie, che suonano surreali, ma anche rassicuranti. La distorsione tonale e ritmica del primo atto è limitata alla dissonanza. Perciò, tutto il primo atto rappresenta più un paesaggio tonale. Il secondo atto comincia col botto. È moderno. Siamo in un night club e si sente una linea di basso molto tonante. Tecniche estese e staticità servono ad accentuare i ricordi frammentari di Bibi nel club. La musica del secondo atto passa drasticamente dall’opulenza corale ai beat della musica trap a qualcosa di molto statico – quasi simile al canto gregoriano. È qualcosa di disorientante e decisamente diverso dal primo atto. I temi si rincorrono avanti e indietro fra i diversi stili musicali. Il terzo atto è al limite della possibilità. Ci si trova in una realtà brutale e cruda in cui regnano le tecniche estese. Molta della musica è scritta senza pentagramma ed è concepita per rendere l’idea del rumore e della rabbia, dal punto di vista sonoro. Il terzo atto termina con un’imponente e crudo richiamo del coro quando Bibi deve decidere se riappropriarsi della sua vita o meno. Tutte queste scelte musicali illuminano la storia.
Ha altri progetti teatrali per il futuro?
Si, ma sono in una fase ancora troppo embrionale per poterne parlare ora. 

Ellen Reid is one of the most innovative artists of her generation. A composer and sound artist whose breadth of work spans opera, sound design, film scoring, ensemble and choral writing, she recently became the first composer to have works premiered by Los Angeles’ four leading musical institutions — the Los Angeles Philharmonic, LA Opera, Los Angeles Chamber Orchestra, and Los Angeles Master Chorale — all within one year.
Ellen Reid was awarded the 2019 Pulitzer Prize in Music for her opera, p r i s m, which addresses the psychological effects of surviving sexual assault.
Could you tell us how this opera originated?
Roxie Perkins, the librettist, and I were interested in making a work that used all of the powerful tools of opera to tell a story. We would meet often and dive into the subject matter. We were interested in using choral elements, dance and orchestral timbres to further the storytelling. It was these interests that brought the piece into being. Why this title,  p r i s m ? And why is it written in small letters spaced apart?
There are so many reasons that our work is named p r i s m. The writing of the libretto is organized by a spectrum of color, and color plays a huge role in the libretto and my music.  It’s like the audience experiences the spectrum of color that a prism emanates throughout the opera. p r i s m illustrates the severe fracturing of a survivor’s, Bibi’s, thoughts and feelings, hence the spacing. All of these reasons make p r i s m an evocative title for the work. I personally love that it’s evocative, but it doesn’t give anything about the piece away.
What are the features of this subject that pushed the right buttons in you?
Sexual assault is sadly something that a lot of people all over the world – men, women and people outside the gender binary – experience. The prevalence of this issue made us want to tackle the subject matter from the point of view of a survivor. We wanted to create a work where the audience would never doubt the survivor’s point of view. In the US, we are socialized to doubt survivors, and often blame them for what’s happened to them, so Roxie and I had an enormous challenge in creating the work. It’s been so fulfilling to hear from audience members and listeners in different parts of the world who resonate with p r i s m. We learned so much creating the work.
Your opera does not have a proper dramatic plot, but action rather unfolds in the minds of the two protagonists, Bibi  e Lumee, were several feelings find an outlet: joy, terror, love, etc. Music-wise, how did you think to characterize this psychological state?
Although the opera’s plot is non-linear, it still has a plot. Things happen, people make discoveries, major shifts occur. Roxie Perkins’ libretto demanded certain types of music to illustrate these moments. We worked together to ensure that the libretto would leave space for the music to create the different moods and architectures of the language needed to move forward. I was always focused on furthering the story and clarifying Bibi’s point of view. When I focused on those two things, the music flowed.
Analyzing the score, it is evident how inside a fundamentally atonal language and a writing full of effects, the singing gets back to a certain lyricism. Is this impression correct? Has this choice a particular meaning?
Each act had a different musical language that compliments the story. Act 1 winks at the past with a impressionistic sensibility. It is the most lyrical throughout. There is a lot of whole tone motion, rich harmonies and melodies, which sound dreamy and also safe. The tonal and rhythmic gnarliness in act 1 is limited to dissonance. So, the whole of act 1 is in a more tonal landscape. Act 2 begins with a bang. It’s modern. You’re in a night club and there is a huge booming bass beat. Extended techniques and static serve to accentuate Bibi’s fragmented memory of being in the club. The music in Act 2 whips from choral lushness to trap beats to something very still – almost Gregorian chant-like. It’s disorienting and decidedly different from act 1. Themes do weave back and forth between the different styles. Act 3 is at the limit of possibility. You are in a brutal and raw reality where extended techniques reign. Much of the music is written without a staff and is made to sound like noise and rage. Act 3 ends with a heroic and stark call of the chorus as Bibi has to decide whether or not to take her life back. All of these musical choices illuminate the story.
Are you working to other theatrical projects?
Yes, but they’re too early in development to talk about right now.
photo credit: James Matthew Daniel, Eileen Barroso, Al Seib, Arnaud Pyvka
Versione italiana a cura di Paolo Tancredi.

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