Teatro “G.B.Pergolesi” di Jesi: “Turandot”

Jesi, Teatro “G.B. Pergolesi,” Stagione lirca 2019
“TURANDOT”
Dramma lirico in tre atti, libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni, dalla fiaba teatrale di Carlo Gozzi
Musica di Giacomo Puccini
Versione originale incompiuta
La principessa Turandot TIZIANA CARUSO
L’imperatore Altoum CESARE CATANI
Timur ANDREA CONCETTI
Il principe ignoto (Calaf) FRANCESCO PIO GALASSO
Liù MARIA LAURA IACOBELLIS
Ping / Un mandarino PAOLO INGRASCIOTTA
Pang UGO TARQUINI
Pong VASSILY SOLODKYY
Il principe di Persia EGIDIO EGIDI
La tentazione ERIKA ROMBALDONI
Form-Orchestra Filarmonica Marchigiana , Coro Ventidio Basso di Ascoli Piceno, Pueri Cantores “ D. Zamberletti” di Macerata
Direttore Pietro Rizzo
Maestro del coro Giovanni Farina
Maestro Pueri Cantores Gian Luca Paolucci
Regia, scene, costumi e luci Pier Luigi Pizzi
Nuovo allestimento in cooproduzione con Fondazione Rete Lirica delle Marche.Allestimento dell’Associazione Arena Sferisterio
Jesi, 1 dicembre 2019
Terzo titolo nel cartellone della stagione d’opera al teatro Pergolesi di Jesi con un altro classico del maestro Giacomo Puccini: Turandot.
Per l’occasione si è scelto di rappresentare la versione originale incompiuta del 1926, che termina con la morte e il sacrificio di Liù.
Una nuova produzione, con la fondazione della rete lirica delle Marche, che riprende uno spettacolo di Pier Luigi Pizzi, andato in scena nel 2016 all’Arena Sferisterio di Macerata.
Il nome di Pizzi è garanzia di eleganza e anche questo allestimento risponde pienamente a questo sinonimo. Scena geometricamente sobria, dominata da un’ampia scalinata. Vi campeggiano alcune statue di divintà orientali. Il tutto valorizzato da luci efficaci e costumi raffinati. Su questa linea si muove anche la regia, rigorosa, ma con momenti di bell’impatto visivo: l’invocazione della luna, costellata di lanterne cinesi, l’ingresso di Turandot  con un lunghissimo ed enigmatico velo rosso e il toccante finale che vede Calaf abbracciare Timur e Liù in una posa di sacro compianto. Sul piano musicale, l’orchestra filarmonica marchigiana, sotto la direzione di Pietro Rizzo, ha  ben risposto all’energica, a tratti violenta, ma sempre coloristicamente ricca,  concertazione. Da segnalare l’ottima prova dei fiati, in particolare gli ottoni. Atrettanto valido l’apporto del Coro del  teatro Ventidio Basso preparato da Giovanni Farina che ha mostrato sicurezza, omogenità e potenza. Adeguati i Pueri Cantores diretti da Gian Luca Paolucci. Nei panni della protagonista, Tiziana Caruso è risultata convincente. La voce è sicura e omogenea nei vari registri, attenta a tratteggiare le complesse sfaccettature del personaggio. Anche scenicamente la Caruso ha saputo essere  un’interprete credibile e raffinata. Il tenore Francesco Pio Galasso ha delineato un Calaf vocalmente solido, ma piuttosto impacciato scenicamente. La voce è robusta, sfoggia fiati lunghi, un buon senso della fraseggio. Di particolare efficacia un bell’uso delle mezzevoci in “Nessun dorma”, che assume così un sapore più sognante e intimo. Ottima la Liù di Maria Laura Iacobellis. Con voce luminosa, la cantante dona delicatezza e senso drammatico al personaggio, cercando colori e sfumature interessanti. Andrea Concetti è un Timur di ottima levatura. Voce calda e compatta, arricchita da un fraseggio esemplare, qualità unite a una recitazione credibile e partecipe. Vocalmente eccellenti, ben amalgamati Ping (Paolo Ingrasciotta), Pang (Ugo Tarquini) e Pong (Vassily Solodkyy). Cesare Catani è un Altoum dalla voce solida e piena.
Completavano il cast Egidio Egidi (il principe di Persia) ed Erika Rombaldoni (La tentazione). A fine recita tantissimi applausi a tutto il cast, in un Pergolesi “tutto esaurito”. Foto Binci

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