Antonio Vivaldi (1678-1741): “Scanderberg” (1718)

Nel repertorio operistico di Vivaldi e, in genere, nel repertorio barocco le figure messe in scena appartengono alla mitologia o al passato remoto. I  titoli sono eloquenti a questo riguardo: Catone in  Utica, Tito Manlio,L’incoronazione di Dario, Ercole sul Termodonte, L’Olimpiade... Il  caso di Scanderbeg rappresenta una preziosa eccezione, per la sua più ridotta distanza fra gli eventi storici e la loro rappresentazione scenica, ma lo è anche per la scelta di un eroe che aveva agito lungo una frontiera e non nel cuore di un Impero. Scanderberg mette in scena una figura storica che, sul palcoscenico, risultare costruita seguendo le conoscenze storiche dell’epoca. (…)
Sullo sfondo della storia del compositore veneziano, agiscono le vicende legate al genere galante-cavalleresco, molto gradito all’epoca, che sviluppa i sentimenti che legano o oppongono le coppie Scanderberg-Doneca, Amurat-Doneca,  Ormondo-Asterua, ecc.
Il  trattamento della storia mette in risalto la simpatia degli autori di musica e libretto per il nostro protagonista, che rispetta il riconoscimento che l’Europa attribuiva l’eroe albanese.(…)

L’opera vivaldiana si avvale del libretto di Antonio Salvi (Lucignano, Arezzo, seconda metà del secolo XVII – Firenze, 1742), poeta di corte del Granduca di Toscana Cosimo III de’ Medici. Poeta di corte, ma in realtà molto mediocre, per non dire peggio. Eppure, proprio un libretto d’opera scritto da Salvi, Skanderberg (non con la “k” bensì con la “c”, secondo l’uso blandamente umanistico di adattare graficamente i nomi stranieri) fu utilizzato da Antonio Vivaldi per la sua opera teatrale omonima, anzi, ad essere precisi, per il suo “dramma per musica in tre atti” (catalogato RV numero 732). Colpisce e un po’ stupisce che Vivaldi abbia utilizzato un testo decisamente brutto, imbarazzante a volte illeggibile e non intellegibile qual è quello di Antonio Salvi, (Vivaldi si era avvalso di librettisti di ben altro calibro – Apostolo Zeno, Pietro Metastasio, Silvio Stampiglia…) e proprio per un soggetto così importante sotto l’aspetto storico-letterario. Ancor  più importante per un veneziano, dati i rapporti stretti che avevano legato il destino personale del Castriota alle vicende della Serenissima, in un epoca in cui Venezia era ancora uno stato forte di grande peso politico in Europa, pur se già in lieve declino.
Il libretto di Scanderberg fu stampato nello stesso anno in cui l’opera apparve in pubblico. La prima assoluta ebbe luogo a Firenze, al Teatro della Pergola, mercoledì 22 giugno 1718. (…)
La primadonna della compagnia era il soprano Francesca Cuzzoni (Doneca, sposa di Scanderberg) gli altri interpreti vocali: Giovanni Battista Carboni (Scanderberg, re dell’Albania, contralto-castrato), Antonio Ristorini (Aronis, principe dell’Epiro e vecchio padre di Doneca, tenore), Giovanni Pietro Sbaraglia (Ormondo, conte d’Urana, generale dell’arma, contralto-castrato), Anna Guglielmini (Climene, capitano di Scanderberg, soprano entravesti), Gaetano Mossi (Amurat II, monarca dei Traci, tenore), Agata Landi (Asteria, principessa sua figlia, contralto), Rosa Venturini (Acomat, generale di Amurat e, amante di Asteria, soprano entravesti). Di quest’opera, gran parte della musica originale è andata perduta, mentre il libretto è sopravvissuto per intero. Da non molti anni, grazie agli attenti controlli e raffronti di documenti, è stato possibile individuare quattro arie con recitativo scritte certamente da Vivaldi.
Esse sono:
Atto 1, scena 8
– Aria “Fra catene ognor penando” (Doneca)
Atto II scena 2
– Aria “Nelle mie selve natie” (Doneca)
Atto II scena 9
– Recitativo “Ormondo, ti scordasti” (Scanderberg e Ormondo)
Aria ” Con  palme ed allori” (Scanderberg)
– Recitativo “Che pensi, Ormondo?” (Ormondo)
Aria “Se a voi penso, o luci belle” (Ormondo)

La ricostruzione dell’opera
Dramma per musica in due atti
Prima rappresentazione: Firenze, Teatro alla Pergola, 22 giugno1718
libretto di Antonio Salvi – rielaborato da Quirino Principe
Musica di Antonio Vivaldi – Rielaborata e completata da Francesco Venerucci
Armand Likaj (Scanderberg), Oger Islami (Aroniz), Erlind Zeraliu (Ormondo), Edvin Kastrati (Amurat II), Ivana Hoxha (Asteria), Riad Ymeri (Acomat)
Orchestra, coro e corpo di ballo T.K.O.B
direttore Zhani Ciko
regia Giorgia Guerra
reg.nov.2012

Nell’ambito delle celebrazioni del Centenario dell’Indipendenza dell’Albania, nel novembre del 2012, al Teatro Nazionale di Tirana,  Scanderberg è tornato in scena in una ricostruzione che ha coinvolto in primis il musicologo Quirino Principe che ha voluto dare intelligibilità al libretto, una sorta di reinvenzione testuale, “alla maniera di” per creare una precisa illusione storica all’epoca in cui l’opera di Vivaldi nacque. Principe, in accordo con il revisore e compositore Francesco Venerucci, ha abbreviato  e quindi la durata dell’Opera com l’inevitabile, secondo la nuova sceneggiatura, eliminazione del  personaggio di Climene (..)
Il  compositore Francesco Venerucci, ha quindi affrontato l’integrazione musicale alla partitura
, completandola con i numeri musicali mancanti secondo le indicazioni fornite dal libretto, giunto integralmente a noi e rielaborato. Alla parte originale, quella dei frammenti dell’Opera, si sono aggiunte musiche di mano di Vivaldi adattate per l’occasione, secondo una prassi che nell’epoca era utilizzata dagli stessi compositori. Così, non sarà difficile riconoscere nel finale del primo atto, sottostante al duetto tra Ormondo e Scanderberg, il concerto cosidetto “la tempesta”, parte delle Quattro stagioni, o, nel finale del secondo atto, il  coro “con Mirti e fiori”, tratto dall’Orlando Furioso punto infine nel, nel linguaggio personale utilizzato dal venerucci. Per completare l’opera Venerucci ha evitato accuratamente di copiare Vivaldi e nella partitura si avverte una tensione costante che fa convivere due stili così lontani nel tempo.  La struttura finale, che esce dal completamento della drammaturgia musicale, evita una successione simmetrica di brani barocchi con brani moderni che suonerebbe artificiale, per sviluppare un’asimmetria che appare casuale e che suggerisce coerenza nella tonalità dell’Opera tra le parti tonali e quelle atonali. Nelle parti scritte ex-novo, il compositore mantiene una vicinanza con le formule ritmiche barocche, più delle armonie dove si allontana decisamente dalle cadenze tipiche vivaldiane. (…)
Testi di  Zhani Ciko e Quirino Principe estratti dal programma di sala delle rappresentazioni di Scanderberg a Tirana a cura nel nov.2012

 

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