Gioachino Rossini (1792-1868): “La gazzetta” (1816)

Dramma in due atti su libretto di Giuseppe Palomba e Andrea Leone Tottola. Prima rappresentazione: Napoli, Teatro  dei Fiorentini, 26 settembre 1816.
Primi interpreti: Carlo Casaccia (Don Pomponio), Margherita Chabrand (Lisetta), Francesca Cardini (Doralice), Felice Pellegrini (Filippo), Alberico Curioni (Alberto), Maria Manzi (Madame La Rose), Giovanni Pace (Anselmo), Francesca Sparano (Monsù Traversen).
Dopo la battaglia del Barbiere di Siviglia, Rossini fu richiamato a Napoli dove si celebrava il matrimonio della nipote di Ferdinando I  col Duca di Berry. Per questa occasione, scrisse una cantata (Le nozze di Teti e Peleo) che aveva l’estensione di un atto d’opera e che fu accolta con grande successo; poi dovete pensare al Teatro dei Fiorentini, qui aveva promesso un’opera buffa, e al Regio Teatro del Fondo, al quale doveva l’opera seria, che fu l’Otello. In più, prima di lasciare Roma aveva firmato un contratto con gli impresari del Teatro Valle per una nuova opera comica, de rappresentarsi nel Carnevale dell’anno seguente, cioè nel 1817.

Ma Rossini aveva voglia di riposare, prima di accingersi la composizione di un’opera impegnativa come l’Otello. Al contratto col Valle non ci pensava neppure, poiché aveva davanti un anno. Frutto di questo riposo fu l’opera buffa per il Teatro dei Forentini che si intitolò La Gazzetta, su un libretto raffazzonato da Giuseppe Palomba (da Il matrimonio per concorso di Carlo Goldoni), riveduto e peggiorato da Leone Tottola, che un epigramma dell’epoca doveva più tardi definire così: “ Fu di libretti autor, chiamossi Tottola un’aquila non era, anzi fu nottola”.
Per non far troppa fatica, Rossini mise insieme diversi pezzi tra cui il quintetto “Oh, guardate che accidente!”, del Turco in Italia, al quale non cambio neppure il testo, limitandosi a sostituire la parola “moglie” con “sorella”. Quanto di nuovo e di buono fu scritto per questa affrettata partiture della Gazzetta, fu smontato e trapiantato in opere successive, comprese la geniale Overture che passo subito alla Cenerentola. (estratto da “Gioachino Rossini” di Luigi Rognoni, 1977). In allegato il libretto originale dell’opera

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