Gioachino Rossini (1792-1868): “La pietra del paragone” (1812)

Melodramma giocoso in due atti su libretto di Luigi Romanelli. Prima rappresentazione: Milano, Teatro alla Scala, 26 settembre 1812.
Primi interpreti: Maria Marcolini (Clarice), Filippo Galli (Asdrubale)
Claudio Bonoldi (Giocondo), Antonio Parlamagni (Macrobio), Pietro Vasali ( Pacuvio), Carolina Zerbini (Aspasia), Orsola Fei (Fulvia)
Paolo Rossignoli (Fabrizio)
Talune fra le opere buffe di Rossini spiccano per la qualità, la complessità e, in definitiva, quella che si può dire la modernità del libretto. Fra tutte queste va ricordate Innanzitutto La pietra del paragone, che resta senza dubbio la prima opera ambiziosa di Rossini, un lungo melodramma giocoso, scritto dall’eccellente Luigi Romanelli. Questa volta Rossini affrontava finalmente la Scala di Milano era il 1812. Non aveva ancora ventuno anni. E la Pietra fu uno dei suoi maggiori successi. Cinquantatrè rappresentazioni  seguirono la prima del 26 settembre. Rossini divenne una delle personalità più in vista d’Italia.
Perché quest’opera è poco rappresentata?  Questa Pietra del paragone, ovverosia “termine di confronto”, rivela in modo preciso l’oblio di cui ancora vittima troppo spesso il teatro di Gioachino Rossini. Il  libretto di Romanelli e abile nel coniugare i temi: i giochi fugaci dell’amore e del caso, dell’incostanza e della fedeltà; e poi la raffigurazione piuttosto sardonica della società, con il suo poeta, il suo giornalista, il suo uomo di lettere…

Certo l’aspetto comico non perde le sue prerogative.Taluni personaggi sono spinti fino alla caricatura parentesi (…) ma questo lato buffo non è invadente, funge piuttosto da gradevole contrappeso che ci ricorda la vanità di questo mondo, senza autenticamente mascherare  la malinconia e la struggente felicità amorosa (…) e poi, nella Pietra, ci sono tutti questi piccoli personaggi del giornalista, del poeta, dello scrittore, che entusiasmavano  tanto Stendhal  e che frequentavano  come parassiti il palazzo del conte Asdrubale. Non siamo talmente lontani del clima de La Villeggiatura di Goldoni…… Scrive appunto Stendhal:”Fra la folla dei parassiti e degli adulatori di ogni specie, che abbondano al castello del Conte, Il poeta ha piazzato in primo piano Tommaso Claudio, il giornalista del paese. In Francia sono i primi esponenti della nazione che si prendono cura di parlarci tutte le mattine; in Italia è tutto il contrario. Questo Don Macrobio, intrigante, poltrone e, spaccone, maligno, ma non stupido, si incarica di farci ridere, in coppia con un Don Pacuvio, novellista accanito che ha sempre un segreto importante da rivelare a tutti. Questo ridicolo, quasi impossibile in Francia a motivo della mezza libertà di stampa di cui godiamo, si trova ad ogni passo in Italia, dove le gazzette sono censuratissime  e dove i governi gettano  in prigione  gli  indiscreti che hanno redatto una novella in un caffè, e non li rilasciano se non quando ognuno di loro ha confessato da chi è ricevuto la fatale notizia, la quale sovente è un racconto che non sta né in cielo né in terra “.
Ma non abbiamo ancora parlato della musica, dell’ouverture de La Pietra del paragone, che Rossini riprenderà come noto nel Tancredi con quel crescendo che maneggia ormai con un virtuosismo incomparabile. La sua orchestra azione è di una ricchezza inconsueta per l’epoca. Ad un andante malinconico segue un allegro brillante e radioso. Ma tutto il clima musicale dell’opera è leggero e incantevole come una sera estiva, una passeggiata in un parco, i giochi d’ombra e di luce, il “frufrù, serico degli abiti femminili, gli sguardi che si nascondono sotto il volteggiare dei parasole. (estratto da “Gioachino Rossini” di Frédéric Vitoux, Parigi, 1982) In allegato il libretto dell’opera

 

 

 

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