Venezia, Palazzetto Bru Zane: Xavier Phillips & Cédric Tiberghien – “Dialoghi tra violoncello e pianoforte”

Venezia, Palazzetto Bru Zane, Festival “Camille Saint-Saëns, l’uomo-orchestra”, 26 settembre-8 novembre 2020
DIALOGHI TRA PIANOFORTE E VIOLONCELLO”
Violoncello Xavier Phillips
Pianoforte Cédric Tiberghien
Camille Saint-Saëns: Suite pour violoncelle et piano op. 16 bis; Sonate n° 1 pour violoncelle et piano en ut mineur op. 32
Gabriel Fauré: Sonate pour violoncelle et piano n° 2 op. 117 Venezia, 27 settembre 2020
Nel secondo concerto della rassegna incentrata su Camille Saint-Saëns si proponeva un altro proficuo confronto: quello tra la Prima Sonata per violoncello e pianoforte dell’autore dedicatario della manifestazione e la Seconda Sonata, per la medesima formazione, di Gabriel Fauré che, nel momento in cui si accinge a questo lavoro, ha in mente la citata composizione del suo maestro, da lui particolarmente apprezzata per l’equilibrio tra i due strumenti. Le due sonate erano precedute dalla Suite per violoncello e pianoforte op. 16 bis di Saint-Saëns.
Di assoluto rilievo gli esecutori: Xavier Phillips (violoncello) e Cédric Tiberghien (pianoforte). La bella rotondità del suono, l’irreprensibile intonazione, la ricchezza di sfumature nel fraseggio, di cui ha dato prova il violoncellista – per cui verosimilmente è stato determinante l’incontro con Mstislav Rostropovich, con il quale ha avuto una lunga collaborazione – hanno trovato piena corrispondenza nella prestazione del pianista, instancabile, sensibile, maestro nel tocco e nei passaggi veloci, partecipando al diffuso dialogo con lo strumento ad arco.
Tutto questo si è colto nella Suite per violoncello e pianoforte op. 16 bis di Camille Saint-Saëns che, pubblicata nel 1866, si inserisce quella parte della produzione francese del secolo romantico, che intendeva ricollegarsi ai grandi maestri del passato, e si presenta come un vibrante omaggio del giovane compositore al Secolo dei Lumi. Tecnicamente prestante è risultato il violoncello nel Preludio iniziale, in re minore, ispirato chiaramente alle suites per questo strumento di Bach; una languida atmosfera ha avvolto la Serenata, in sol minore, che guarda alla scuola francese e ricorda la famosa Pavane del suo allievo Fauré; intensamente espressiva è stata la Romanza, che ci ha trasportato in un clima appunto romantico. Galante la Gavotta, Irresistibile la Tarantella (nel 1919 Saint-Saëns rimette mano alla Suite originale per orchestrarla – la nuova partitura reca il numero d’opus 16 bis – conservando il Preludio, la Serenata e la Romanza, mentre lo Scherzo, che precede quest’ultima, e il Finale furono sostituiti da una Gavotta e da una Tarantella di nuova composizione).
Nel 1872 Saint-Saëns compone due importanti opere per il violoncello: la Sonata op. 32 e il Concerto op. 33. Tesa e possente, la Sonata n. 1 per violoncello e pianoforte in do minore op. 32 sembra riecheggiare in certi momenti la tragedia della guerra franco-prussiana del 1870. I due strumentisti hanno trovato il giusto accento nell’Allegro iniziale, dominato all’inizio da un respiro veemente e da colori cupi, facendo ampio ricorso al registro grave, mentre successivamente il secondo tema – una melodia ad accordi nel registro acuto, intonata dal pianoforte, che ha incantato il pubblico – ha infuso un senso di pace, seppur di breve durata. Una maggiore quiete è stata introdotta dal secondo movimento – basato su un corale a suo tempo improvvisato dall’autore sull’organo della chiesa parigina di Saint-Augustin – con l’intermezzo di una sezione centrale caratterizzata da un’effusione più romantica. Tempestoso è risultato il finale, assimilabile al clima iniziale dell’opera, con la parentesi del secondo tema, un’ampia frase cantabile, che ha introdotto un’effimera speranza, subito travolta dal flusso ininterrotto del pianoforte – Tiberghien ha qui riconfermato la sua tecnica inappuntabile – quasi una vertiginosa corsa verso l’abisso.
Composta tra febbraio e novembre 1921, da un Fauré settantacinquenne afflitto dalla sordità e dalle infermità dell’età avanzata, la Sonata per violoncello e pianoforte n. 2 op. 117 fu portata a compimento grazie all’aiuto dell’amica Marguerite Hasselmans, cui l’autore avrebbe dettato la parte mancante. La Sonata si articola in tre movimenti secondo il classico modello, che prevede un tempo lento inserito tra due tempi veloci. Un’atmosfera inquietante ha pervaso il primo movimento, Allegro, in forma-sonata, con il primo tema in forma di ampia melodia carica di espressività e il secondo più contenuto ma anch’esso dotato di grande vitalità, mentre nello sviluppo – basato su un canone tra pianoforte e violoncello, riproposto poi nell’ampio episodio elaborativo seguente alla ripresa – si è apprezzata la perfetta intesa e la chiarezza nel dialogo tra i due strumenti.
Grave e imponente è risultato il procedere del secondo movimento,
Andanteche incorpora il Canto funebre, composto da Fauré all’inizio del 1921, su incarico del Governo francese, per celebrare il centesimo anniversario della morte di Napoleone –, con l’eccezione di un episodio centrale di carattere elegiaco. Nel terzo movimento, Allegro vivo, aperto da un tema ascendente del pianoforte, cui ha risposto una scala discendente del violoncello, le brillanti modulazioni fra i due strumenti hanno fatto dimenticare l’agitazione e la cupezza, che avevano dominato in precedenza. Successo pieno e fragoroso. Un bis: il sognante Nocturne di Lili Boulanger, una delle autrici riscoperte dal Palazzeto Bru Zane.

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