Bergamo, Donizetti Festival 2020: “Belisario”

Bergamo, Teatro Donizetti, Donizetti Festival 2020
“BELISARIO”
Tragedia lirica in tre parti su libretto di Salvatore Cammarano
Musica di Gaetano Donizetti
Giustiniano SIMON LIM
Belisario ROBERTO FRONTALI
Antonina CARMELA REMIGIO
Irene ANNALISA STROPPA
Alamiro CELSO ALBELO
Eudora ANAÏS MEJÍAS
Eutropio KLODIAN KACAN
Eusebio STEFANO GENTILI
Ottario MATTEO CASTRIGNANO
Un centurione PIERMARCO VINAS MAZZOLENI
Orchestra Donizetti Opera
Coro Donizetti Opera
Direttore Riccardo Frizza
M
aestro del coro Fabio Tartari
Bergamo, 21 novembre – 2020. Diretta Streaming
“Belisario” dopo “Marin Faliero”, il Donizetti presenta un altro titolo affascinante e poco noto del catalogo del compositore, dopo il dramma politico e sociale quello tutto umano – nonostante il sontuoso affetto storico di contorno – degli affetti profondi e delle infinite viltà del cuore. La tragica leggenda di Belisario – storicamente non fondata ma diffusa come archetipo morale fin da età medio-bizantina – vittima dei complotti della moglie e dell’ingrato rigore di Giustiano che pure a lui doveva le riconquiste dell’Africa e dell’Italia, accecato e costretto a vagare mendico accompagnato solo dalla figlia pronta a sacrificare tutto per lui (con uno schema narrativo palesemente ricavato dell’”Edipo a Colono” di Sofocle) ha ispirato a Donizetti uno dei suoi titoli più intensi e commossi. Il romanticismo sentimentale del tempo non poteva forse sentire vicina quest’opera dove l’amore è solo figliale o paterno e in cui non vi è spazio per raggi di luna e trepidi sospiri. Opera nata troppo tardi – con le sue strutture nobilmente neoclassiche – o troppo presto – per le tematiche e la tinta che noi sentiamo come già verdiane o per le scelte formali che portano a un sostanziale superamento della struttura a pezzo chiusi all’interno di blocchi compositivi sempre più ampi e omogenei – per sedurre i contemporanei ma che meriterebbe una sistematica presenza sui palcoscenici del mondo. Gli ultimi anni hanno segnato una certa ripresa d’interesse per quest’opera prima con l’edizione discografica di Opera Rara e ora con questa esecuzione bergamasca. In questo caso dopo l’ingombrante e per molti aspetti irrisolto allestimento del “Marin Faliero” si è ancora più apprezzato il rigore dell’esecuzione concertante che nulla a tolto alla chiarezza del racconto e alla forza teatrale dell’opera. Riccardo Frizza dirige la seconda opera in due giorni e conferma pienamente gli ottimi risultati della prima. “Belisario” non ha la ricchezza strumentale del “Marin Faliero” ma per certi aspetti è ancora più insidiosa costruita su fragili equilibri dove  il carattere sommesso, dolente, quasi rarefatto contrasta con esplosioni festose o guerresche che rischiano di travolgerlo. Frizza trova il giusto punto di equilibrio, gestisce con grande abilità le due componenti senza mai che una venga a sovrastare l’alta. Il suono terso e pulito, l’eleganza del fraseggio orchestrale, la pulizia dei dettagli gli permettono di dare dell’opera una lettura rigorosa e intensa che emoziona anche con tutti i limiti della fruizione virtuale.Il cast pur valido mostra qualche lacune. In linea di massima la coppia dei figli risulta più convincente di quella dei genitori. Subentrato al previsto Placido Domingo Roberto Frontali affronta il ruolo del titolo. Il cambio ha probabilmente giovato alla resa complessiva dello spettacolo, Frontali è un autentico baritono a differenza di Domingo e vanta una lunga e proficua frequentazione con il repertorio donizettiano. Vocalmente sono innegabili segni di stanchezza, il timbro è impoverito, la tenuta vocale mostra qualche incrinatura. Fortunatamente Frontali è però un interprete di rara sensibilità, le qualità di fraseggio e di accento sono innegabili e gli permettono di dar vita a una figura autenticamente dolente, capace di accenti di profonda umanità – specie nello splendido duetto con Irene – che compensano qualche pecca vocale. Il temperamento non basta invece a Carmela Remigio alle prese con un ruolo poco confacente alla sua vocalità. La parte di Antonina con le sue asprezze e le sue violente accensioni poco si confà al caldo lirismo della cantante. Fin dalla cavatina emerge una tendenza a forzare che compromette la correttezza dell’emissione. Restano l’innegabile fascino timbrico e l’apprezzabile volontà di dare del ruolo un carattere più sfumato rispetto a quello della Furia vendicatrice ma non bastano a rendere la prova convincente.Bella l’Irene di Annalisa Stroppa elegante nel canto e nella figura, musicalissima e capace di dare sempre il giusto valore espressivo alla parola dando vita a una lettura autenticamente emozionante di un ruolo a torto considerato da seconda donna ma che per lunghezza e ricchezza musicale non ha nulla da invidiare a quello di Antonina. Celso Albelo ha perso un po’ quella facilità a emettere sopracuti “iperuranii” che aveva lasciato esterrefatti nei primi anni di carriera ma oggi ha acquisto un corpo e una robustezza che sono perfette per la parte del giovane guerriero Alamiro. Albelo sfoggia una voce ricca e ottimamente emessa sempre sorretta da una nobile eleganza di pretta matrice belcantista e quando arriva a “Trema Bisanzio” supera con naturale facilità questa sorta di “Pira” ante litteram con acuti sicurissimi e ricchi di suono.
Simon Lim ha il timbro fondo e l’ampia cavata che si addicono a Giustiniano ma è perfettibile nella scorrevolezza del  fraseggio italiano che risultava un po’ scolastico. Musicale la Eudora di Anaïs Mejías, teatralmente efficacie e musicalmente corretto l’Eutropio di Klodjan Kacani. Completano il cast Stefano Gentili (Eusebio), Matteo Castrignano (Ottario) e Piermarco Viñas Mazzoleni (un centurione). Orchestra e coro confermano le ottime prove dell’opera precedente. Foto Gianfranco Rota

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