Jules Massenet (1842-1912): “Grisélidis” (1901)

Conte lyrique in tre atti, con Prologo, su libretto di Armand Silvestre e Eugène Morand. Prima rappresentazione: Parigi, Opèra Comique, 20 novembre 1901.
Al mondo medievale appartiene la protagonista dell’opera Grisélidis il cui progetto, risalente alla fine del 1893, trovò attuazione nell’estate del 1894 come si deduce dalle annotazioni presenti nella partitura autografa conservata nella Biblioteque dell’Opéra di Parigi. In essa sono, infatti, annotate le varie fasi della composizione; così nella prima pagina si legge: Grisélidis – première partition 1893 – 1894. Nouvelle partition 1898-1899. Partitition nouvelle 1901. Inoltre ad ogni atto vi sono annotazioni ancora più precise da cui si deduce, per esempio, che il primo atto fu iniziato «à Pourville-sur-mer (Ninon et moi), mercredi 19 sépt., 1894», mentre il secondo «à Paris, samedi 13 octobre 1894» e il terzo al «Grand Hôtel de Costabella. Mercredi 13 novembre 1894 – séjour ici avec ma femme». La prima rappresentazione, avvenuta all’Opéra-Comique il 20 novembre 1901 con Lucienne Bréval (Grisélidis), Jeanne Tiphaine (Fiamina/Sainte-Agnès), Adolphe Maréchal (Alain), Hector-Robert Dufranne (marquis Saluces), Lucien Fugère (Diable), diretti da Andrè Messager, ebbe un discreto successo che non si ripeté nella ripresa all’Opéra il 29 novembre 1922.

Massenet era stato attratto dall’argomento probabilmente quando il 15 maggio 1891 alla Comédie Française assistette alla rappresentazione del mystère Grisélidis scritto da Armand Silvestre ed Eugène Morand tanto che accettò ben volentieri la proposta di Carvalho di farne un’opera. La favola di Griselda e del marchese di Saluzzo era stata, tuttavia, già cantata sin dal Medieoevo da Petrarca, da Boccaccio che, in una sua novella del Decamerone, esaltò le virtù della donna, da Geoffrey Chaucer, nei cui Canterbury’s Tales, troviamo un racconto dal titolo The pleasant comedy of patient Griselidis. Le virtù della donna furono ancora celebrate nel 1395 dai monaci della Basoche con L’estoire de Grisélidis, le Marquis de Saluce, sa merveilleuse costance, le miroir des dames mariées, da Thomas Dekker, che ne aveva fatto una commedia, e da Perrault nel suo racconto La marquise de Saluces o la patience de Grisélidis. Anche in campo musicale erano state scritte delle opere su tale argomento sia nell’età barocca che nel Settecento e lo stesso Bizet, in un primo momento, aveva pensato a Grisélidis prima di dedicarsi a Djamileh. I due librettisti dovettero, però, rielaborare il libretto per venire incontro alle esigenze di Massenet che volle creare musicalmente un contrasto fra il mondo umano, in cui agiscono personaggi terreni, come Grisélidis, le Marquis e Alain, e quello ultraterreno i cui protagonisti sono M. Le Diable e Signora. Così una musica intrisa di tenero e malinconico lirisimo rievoca un’era arcaica, mentre una musica più moderna e brillante rappresenta il mondo ultraterreno.
L’azione si svolge in Provenza nel XIV sec., dove, come racconta il prologo, ritorna Alain ansioso di ritrovare la sua promessa sposa Grisélidis la cui bellezza affascina anche il marchese di Saluzzo. La giovane accetta di sposare il Marchese, ma alcuni anni dopo egli è costretto a partire per una crociata in Terra Santa, abbandonando così per tanto tempo sua moglie e il figlioletto Lois. Il priore lo mette in guardia contro le tentazioni che il diavolo potrebbe attuare in una donna rimasta sola, ma il marchese gli risponde: Je pars tranquille, avec ma foi absolue dans la constance de Grisélidis. Poco dopo appare il diavolo dichiarandosi pronto ad accettare la sfida e fa una scommessa con il marchese chiedendogli in pegno l’anello che egli porta al dito. Partito il marchese, il diavolo incomincia a tessere i suoi inganni e si presenta a Grisélidis nelle vesti di un vecchio giudice di Bisanzio con sua moglie Fiamina vestita da schiava. Egli dice alla donna che per ordine del marchese deve prendere dimora nel castello e per essere più convincente le mostra l’anello. Libero di agire, un giorno fa incontrare Alain con Grisélidis risvegliando l’antica passione fra i due e insinuando il sospetto che anche il marchese è infedele. Grsélidis è sul punto di cedere, ma l’arrivo del figlio la salva dalla tentazione. Il diavolo allora rapisce il piccolo per attirarla sulla nave di un corsaro saraceno. La donna è pronta a tutto pur di ritrovare il figlio e proprio in quel momento giunge il marchese al quale il diavolo dice con un accento terribile: Loys m’appartient! I due poveri genitori sconvolti invocano allora la loro protettrice Sant’Agnese. In quel momento l’altare, davanti al quale i due sono inginocchiati, si illumina dolcemente e si vede il bambino che dorme nel grembo della santa. A questo punto gli angeli intonano il Magnificat e il sipario si chiude.
Già in occasione della première del 1901 i giornalisti, pur non mostrandosi spesso entusiasti,  riconobbero in questo lavoro la presenza di alcune pagine tipiche dello stile di Massenet. Così Charles Joly, nella sua recensione per «Le Figaro»,  pur non nascondendo qualche perplessità, esaltò l’opera nel suo complesso:
“Se si esamina da vicino il movimento musicale di quest’ultimi trent’anni, siamo ben obbligati a riconoscere che l’autore di Grisélidis vi tiene un posto considerevole, tanto per la sua straordinaria fecondità drammatica quanto per l’insegnamento che egli ha professato per molto tempo al Conservatorio; e la sua influenza sulla giovane scuola è così grande che ci si è messi ad imitare Massenet proprio come si imitò Richard Wagner […]. È una via del tutto nuova che il signor Massenet ha aperto. Egli ha portato una nota personalissima, un’arte originale d’espressione e di melodia che gli appartiene in senso proprio […]. Tuttavia, se dovessi scegliere tra i fiori che sbocciano in questa partitura, non sceglierei né l’aria del secondo atto che canta Grisélidis, né l’evocazione degli spiriti dove cori lontani rispondono alla voce del diavolo, nemmeno la scena d’amore tra Alain e la giovane donna; mi soffermerei preferibilmente sulla melodia che canta il marchese al primo atto: Grisélidis, te retrouverai-je fidèle? o su alcune note del corno inglese e su un disegno persistente dei corni che accentua la tristezza di questi addii; poi, sulla frase di Grisélidis, nel terzo atto: Des larmes brulent ma paupière, che un violoncello commosso ripete dopo la voce. Alcuni troveranno che è poca cosa; ma la potenza della melodia è tale che basta talvolta un granello di questi incensi per rapire l’uditorio. Non so se mi sbaglio, ma credo che la nuova opera del signor Massenet ha tutto il necessario per sedurre il pubblico, e immagino che tutti quelli che l’ascolteranno vi gusteranno il vivo piacere che vi ho preso io stesso”.
Più severo il giudizio di Fourcaud su «Le Gaulois» :

“Devo dire che il musicista non ha per nulla cercato, da parte sua, di nascondere il difetto d’insieme. La sua partitura si compone di idee brevissime, abilmente rabberciate, trattate e inquadrate; ma lo spezzettamento, a dispetto di tanta abilità, non cessa che molto raramente di essere sensibile. Le sue frasi di grande effetto vocale mantengono l’italianità di Verdi e anche di Puccini. Le più dolci cadono, a tratti, in una certa leziosità. Noto, con un po’ di sorpresa, che non ha una cura molto vigorosa della prosodia, il che mi dispiace da parte di un maestro tecnico. L’esattezza prosodica, della quale così pochi musicisti si preoccupano al presente al livello necessario, insegna a dare ad ogni sillaba il risalto che deve avere.
Anche Arthur Pougin su «Le Ménestrel» ha qualche difficoltà a definire Grisélidis un capolavoro. Nella sua recensione si legge, infatti:

“La partitura di Grisélidis è un capolavoro? Me lo si è detto; io non ne so niente. Ma ciò che affermo, è che è un’opera affascinante, seducente, viva, cantante soprattutto, e per parte mia mi ritengo soddisfatto della gioia profonda che essa mi ha causato, dell’emozione che mi ha procurato”.
Se l’opera non è certo un capolavoro, in essa, però, vi sono alcune pagine da segnalare a cominciare dal Prologue caratterizzato, in apertura, da uno splendido e suggestivo assolo del corno che introduce perfettamente un misterioso bosco medievale, e dalle due arie di Alain Ouvrez-vous sur mon front e Voir Grisélidis particolarmente efficaci nella loro capacità di disegnare un Medioevo poetico e incantato. Il corno è protagonista anche della malinconica aria di Grisélidis del primo atto, Oiseau qui pars a tire-d’aile, mentre la passione caratterizza, sin dal preludio,  il secondo atto sin dal preludio del quale vanno ricordate la cantilena di Grisélidis, Il partit au printemps, accompagnata dal violoncello, e il duetto tra Grisélidis e Alain, pieno di passione. Di grande suggestione è la mistica scena finale dell’atto terzo con un raffinato gioco imitativo tra clarinetti, flauti e archi che, in alcuni passi, con un tremolo in piano, disegnano un’atmosfera veramente mistica. In allegato il libretto dell’Opera

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