Venezia, Teatro La Fenice: Myung-Whun Chung dirige la Nona sinfonia di Beethoven

Venezia, Teatro La Fenice, Stagione artistica 2020/21
Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
Direttore Myung-Whun Chung
Maestro del Coro Claudio Marino Moretti
soprano Laura Aikin
mezzosoprano Anke Vondung
tenore Michael Schade
basso Thomas Johannes Mayer
Ludwig van Beethoven: Sinfonia n. 9 in re minore per soli, coro e orchestra, Op. 125 
Venezia, 27 novembre 2020 – in streaming
Dopo la Patetica e il Capriccio italiano di Čajkovskij, La Fenice di Venezia prosegue la sua programmazione online con un autentico capolavoro del repertorio, la Nona sinfonia di Beethoven. Purtroppo bisogna premettere che in questa occasione, a differenza di quanto avvenuto la settimana precedente con i due capolavori del compositore russo, non ci troviamo di fronte ad un’
edizione di riferimento. Non particolarmente omogenea la concertazione di Myung-Whun Chung che, se, da una parte, si è distinta per momenti veramente suggestivi come il terzo movimento, eseguito con espressione, o la sezione del quarto movimento, Adagio ma non troppo, ma devoto di forte impatto emotivo, in altri non ha del tutto convinto. Sorvolando qui su una piccola imperfezione che si è avuta nella parte dei legni nella ripetizione dello Scherzo, non possiamo tacere la poco coinvolgente coda del primo movimento (il crescendo sul tema cromatico discendente al basso che conduce al finale), eseguita, come tutto il movimento, del resto, a un tempo un po’ lento, e l’attacco del quarto, dove i timpani hanno fagocitato legni e ottoni non facendo percepire pienamente la modernissima dissonanza di seconda minore. Meglio questo stesso passo successivamente, prima dell’ingresso delle voci, dove però i timpani attaccano in battere e, quindi, prima degli altri strumenti che entrano sul terzo tempo creando una situazione diversa. Per il resto questa esecuzione si è fatta maggiormente apprezzare nei momenti lirici, mentre negli altri è un po’ mancata di energia e di violenti contrasti dinamici. Passando al quartetto dei solisti, collocato per l’occasione sul palco reale, una menzione merita il basso Thomas Johannes Mayer il quale, dotato di una bella voce ben proiettata sugli acuti, ha interpretato con una certa cura per il fraseggio e l’intonazione il recitativo iniziale e l’Inno alla gioia, mentre il tenore Michael Schade ha mostrato una voce che si è fatta preferire sicuramente nel settore acuto piuttosto che in quello grave. Sul piano della correttezza le performance della componente femminile del cast: il soprano Laura Aikin e il mezzosoprano Anke Vondung.
Ottima, infine, la prova del coro, ben preparato da Claudio Marino Moretti e disposto sui palchi in modo da creare una stereofonia che costituisce certamente uno dei motivi di interesse di questo concerto.  

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