“IT Dansa” al Teatro Real di Madrid

Madrid, Teatro Real, Temporada 2020-2021
“KAASH”
Coreografia Akram Khan
Musica Nitin Sawhney
Scene Anish Kapoor
Luci Aideen Malone
Costumi Kimie Nakano
“THE PROM”
Coreografia Lorena Nogal
Musica Petern Skellern (One more kiss, dear), Lindstom (Tensions), Perfume Genius (Can’t help falling in love)
Scene Lorena Nogal
Luci Víctor Cuenca
Costumi Manuel Rodríguez, Lorena Nogal
“IN MEMORIAM”
Coreografia Sidi Larbi Cherkaoui
Musica A Filetta
Costumi Marible Selma
“WHIM FRACTURED FAIRYTALE”
Coreografia Alexander Ekman
Musica Antonio Vivaldi (Le quattro stagioni: L’inverno), Edmundo Ros (Bolero), Nina Simone (My baby just cares for me)
Luci Alex Kurth
Costumi Alexander Ekman
Compagnia IT Dansa
Madrid, 23 gennaio 2021
Per la stagione 2020-2021 il Teatro Real di Madrid aveva scritturato il Real Balletto delle Fiandre, che però, a causa della pandemia, non ha potuto realizzare la trasferta. In sostituzione si è ricorsi a una giovane compagnia di danza di Barcellona, formata da diciotto ballerini che hanno appena concluso il loro percorso formativo e vogliono arricchire la loro esperienza professionale. Una delle intenzioni di IT Dansa, infatti, è non solo perfezionare la formazione degli artisti, ma anche applicarvi linguaggi contemporanei e creazioni nate all’interno del gruppo, al fine di collaudare il legame tra invenzione coreografica e pratica esecutiva. Il programma della serata madrilena ripete quello che fu proposto nel 2019 al Liceu di Barcellona, articolato in quattro brani: Kaash di Akram Khan apre la serata, seguito da The Prom di Lorena Nogal (già membro della compagnia), In memoriam di Sidi Larbi Cherkaoui e Whim di Alexander Ekman. Il pezzo di apertura è certamente il migliore, sia per l’impatto dovuto all’implacabile ritmo musicale di fondo, sia per la qualità della coreografia dell’artista di ascendenza orientale (per la precisione del Bangladesh). Khan si è formato alle scuole di danza contemporanea e kathak, l’arte della danza dell’antica India del nord, nata tra gruppi nomadi; in Kaash si percepisce in modo netto l’influenza etnico-orientale, concretizzata da figurazioni cicliche e pose arcaizzanti, con i ballerini posti di profilo e in atteggiamento ieratico, come in una pittura dell’antico Egitto. L’uniformità dei costumi neri in forma di ampie gonne  o pantaloni accentua la regolarità dei movimenti all’interno di un quadrato che assume colorazioni diverse, anche in corrispondenza della stratificazione musicale (dai ritmi indù a piccole improvvisazioni vocalistiche originali, che ricordano certe pagine di Berio). L’opera, creata nel 2002, fruttò al coreografo una notorietà internazionale, accentuata dalla recente versione di Giselle, di cui abbiamo avuto modo di parlare più volte. Il secondo brano implica un totale cambiamento di registro e di messaggio: dalla purezza di una danza rituale quasi astratta si passa a una narrazione parodica e divertente, molto umoristica. La situazione tipicamente americana di una festa di ballo liceale diventa in The Prom il pretesto per fissare i momenti di preparazione, con la scelta dell’abito, la ricerca del partner, la preparazione della sala, in una cornice carica di erotismo e umorismo. Un altro salto di stile e ispirazione caratterizza il terzo brano, In memoriam, momento di doloroso ripiegamento causato da un dualismo di sentimenti e sensazioni: una lotta interna tra l’essere e l’apparire, tra conoscimento di se stessi e apprendimento della libertà, che sempre costa sofferenza. La coreografia è breve ma molto intensa e chiara, anche perché si svolge in una scena vuota, nella quale una coppia di ballerini interagisce con violenza; uno colpisce e percuote, l’altro subisce e poi si rialza, in una successione che si ripete più volte, fino a quando chi subisce riesce a fuggire e inizia una relazione con un altro personaggio, ma questa volta in un contesto di dolcezza, slanci di affetto e giri armoniosi. Cambiano l’energia e le vibrazioni, perché alla fine regni la pace. Il pezzo finale del programma, Whim, nelle intenzioni del coreografo svedese Alexander Ekman dovrebbe essere una campionatura delle emozioni umane, con un tocco di ironia e moltissime inserzioni di parlato e dialoghi, nei vari idiomi degli artisti; nell’esecuzione di IT Dansa il brano pare essere poco più che un pretesto autoreferenziale, perché ognuno dei ballerini possa presentarsi e brillare di un piccolissimo momento solistico, ancorché in chiave istrionica, più che propriamente coreografica. È certamente positivo il fatto che il Teatro Real abbia offerto a una compagnia giovane e così ambiziosa l’opportunità di esibirsi in una situazione tanto eccezionale; tanto più che le competenze tecniche dei suoi membri sono molto buone, con la duttilità necessaria per adattarsi a stili e interpretazioni disparate. Senza dubbio, infine, il pubblico madrileno ha molto apprezzato la performance, in particolare nei momenti più inclini al divertimento, all’ironia e alla leggerezza, una medicina indispensabile per sopportare questi tempi difficili.   Foto Javier del Real © Teatro Real de Madrid

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