Wolfgang Amadeus Mozart (1756 – 1791): “Concerto in sol maggiore per flauto e orchestra K. 313 (K285c)”

Wolfgang Amadeus Mozart (Salisburgo 1756 – Vienna 1791)
Concerto in sol maggiore per flauto e orchestra K. 313 (K285c)

Allegro maestoso-Adagio ma non troppo-Rondò (Tempo di minuetto)
Nel mese di dicembre 1877, Mozart, grazie ai buoni auspici Johann Baptist Wendling, primo flautista della famosa orchestra di Mannheim, che aveva cercato inutilmente di fare ottenere al giovane compositore un incarico a corte, ottenne una commissione interessante dal punto di vista economico. Wendling aveva messo in contatto Mozart con un ricco olandese di nome Willem De Jean o, secondo alcune fonti, Dechamps, noto come «l’indiano», che gli promise una somma di 200 fiorini per tre concerti per flauto e orchestra brevi e semplici e per quattro quartetti con il flauto perché li potesse suonare. Mozart, che non amava particolarmente questo strumento, accettò la commissione anche perché allettato dalla proposta economica che gli consentiva di sistemare, in qualche modo, le già dissestate finanze. Alla fine Mozart non riuscì ad ottemperare agli obblighi della committenza portando a compimento tre dei quattro quartetti e due concerti, dei quali il primo, composto per l’occasione, è il Concerto in sol maggiore K. 313, mentre il secondo, quello in re maggiore K.414, è la trascrizione di un concerto per oboe e orchestra scritto l’anno precedente a Salisburgo. De Jean, per nulla soddisfatto del lavoro di Mozart, decise di non pagare l’intera somma pattuita, liquidando appena 96 fiorini al giovane compositore che si lamentò dell’accaduto in una lettera indirizzata al padre Leopold il 14 febbraio 1778:
“Il Signor De Jean, che parte anche lui domani per Parigi, mi ha dato solo 96 fiorini, perché non gli ho finito che 2 concerti e 3 quartetti (si è sbagliato di 4 fiorini, così sarebbe stata la metà). Ma mi deve pagare interamente; sono già d’accordo con Wendling che gli manderà il resto a Parigi. Che qui non abbia potuto terminare il lavoro è  più che naturale. Non ho un’ora di pace; posso scrivere solo di notte e di conseguenza non posso alzarmi presto la mattina. Inoltre non sempre si è disposti a lavorare. Buttar giù qualcosa posso farlo tutto il giorno, ma questa roba va in giro per il mondo e non voglio vergognarmi che ci sia sopra il nome mio. Poi, come Lei sa, mi stufo presto a scrivere per uno stesso strumento (che non posso sopportare); cosi tanto per cambiare, ho scritto qualcosa di diverso, duetti per pianoforte e violino e parte di una messa. Ora però mi metto a lavorare seriamente ai duetti col pianoforte per poterli far stampare”.

Nonostante il suo scarso amore per questo strumento, Mozart scrisse con  particolare cura la parte solistica, forse grazie anche ai consigli di Wendling, mostrando di conoscere perfettamente le caratteristiche tecniche ed espressive del flauto. Ciò è evidente già nell’impegnativo primo movimento, Allegro maestoso, tutto intriso di una maestosità di ascendenza rococò, nel quale il flauto si produce in passi di particolare virtuosismo. Un’atmosfera notturna, ottenuta grazie al particolare timbro degli archi con sordina, domina il secondo movimento, Adagio ma non troppo, nel quale il solista, dopo una breve introduzione orchestrale, si produce in un tema intriso di romantica malinconia. Giudicato particolarmente difficile da De Jean, fu probabilmente sostituito da Mozart con il più semplice Andante in do maggiore K. 315. Nell’ultimo movimento, il ritmo cadenzato del minuetto scandisce un elegante Rondò, nel quale il solista può dare prova della sua abilità virtuosistica.  

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