Johannes Brahms (1833 – 1897): “Serenata n. 1 in re maggiore op. 11”

Johannes Brahms (Amburgo, 1833 – Vienna, 1897)
Serenata n. 1 in re maggiore op. 11
Allegro molto-Scherzo (Allegro non troppo, Trio)-Adagio ma non troppo-Minuetto I e II-Scherzo-Rondò
Nel periodo fra il 1857 e il 1858 Brahms fu ospite a Lippe-Detmold in qualità di pianista, direttore di coro ed insegnante di corte; questo fu un soggiorno non certo ideale per un giovane, come scrisse Bussi:
“Certo non è facile immaginarsi il ventiquattrenne libero, solitario e insofferente Johannes nei panni forse stretti, certo inconsueti del musicista di corte del principato di Lippe-Detmold […]: ideale residenza di sogno e di favola, piccola e politicamente pleonastica, ma fiorente d’arte, cultura e musica per lunga tradizione patrocinata dai membri di una famiglia dinastica appassionata e competente […]. Tuttavia il soggiorno «senza storia» nella pacifica sonnolenza della corte periferica ancora pregna di antica e intatta grazia settecentesca non fu senza benefiche conseguenze, anzitutto psicologiche, su Brahms; sul suo umore e comportamento. E il rifugiarsi nel mondo di provincia, in un ambiente tutt’affatto diverso, costituì l’essenziale premessa di un ritorno in sé, di una lucida presa di coscienza e di una riconciliazione con la vita dopo gli stranianti sovvertimenti di Düsseldorf”.
Questa nuova vita più tranquilla e serena lo portò ad avvicinarsi alla musica orchestrale da lui sempre rifiutata, inducendolo, per questi suoi primi esperimenti, a ricorrere alla serenata, forma classica settecentesca che aveva acquistato grande fama con Haydn e Mozart. Nacque così la Serenata n. 1 op. 11 concepita inizialmente come ottetto per archi e strumentata in seguito per orchestra da camera. L’opera fu eseguita per la prima volta il 28 marzo 1859 in un concerto nella sala Wörmer di Amburgo con Joachim nelle vesti di violinista e direttore; la prima esecuzione fu subito un successo destinato a ripetersi nel corso degli anni riscuotendo anche giudizi favorevoli dalla critica. Il compositore Giacomo Manzoni scrisse:
“La prima Serenata è un capolavoro di freschezza e la sua ricchezza in fatto di inventiva melodica non è certo da meno di quella della migliore produzione cameristica brahmsiana […] Nonostante duri tre quarti d’ora, si direbbe che essa sia trascorsa via in pochi minuti, tanto è avvincente e gradevole il flusso spontaneo delle sue mirabili melodie”.
Composizione amabile e cantabile, la Serenata presenta una raffinatissima scrittura contrappuntistica di cui un esempio è il famosissimo primo movimentoAllegro molto, in forma-sonata, che si segnala per le sonorità di carattere pastorale dei corni e dei clarinetti. Una scrittura ansiosa e irrequieta presenta lo Scherzo che si placa nel sereno Trio affidato ai fiati, mentre l’Adagio è una pagina meditativa, lirica e commovente al tempo stesso, che presenta una raffinata orchestrazione con archi gravi che accompagnano clarinetti e flauti. L’influenza mozartiana è presente nei due Minuetti caratterizzati da una grazia viennese, mentre lo Scherzo  ha una scrittura robusta giudicata poco originale dalla critica. Un ritmo di danza contraddistingue il Rondò finale che presenta un tema famosissimo.

 

 

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