Torino, Teatro Regio: “L’elisir d’amore”

Torino, il Regio in streaming 2021
“L’ELISIR D’AMORE”
Melodramma giocoso in due atti di Felice Romani da “Le philtre” di Eugène Scribe
Musica di Gaetano Donizetti
Adina MARIANGELA SICILIA
Nemorino BOGDAN VOLKOV
Il Dottor Dulcamara MARCO FILIPPO ROMANO
Il sergente Belcore GIORGIO CAODURO
Giannetta ASHLEY MILANESE
Orchestra e Coro del Teatro Regio di Torino
Direttore Stefano Montanari
Maestro del coro Andrea Secchi
Regia Fabio Sparvoli
Scene Saverio Santoliquido
Costumi Alessandra Torella
Luci Andrea Anfossi
Allestimento del Teatro Regio di Torino
Torino, Teatro Regio, trasmissione via streaming 22 aprile 2021
Il Teatro Regio continua la sua stagione on-line – sperando di ritornare presto in sala – riallestendo l’ormai storico allestimento de “L’elisir d’amore” firmato da Fabio Sparvoli (regia) con scene di Saverio Santoliquido e costumi di Alessandra Torella. Spettacolo leggero e brillante, godibilissimo. La vicenda dell’opera donizettiana è trasposta agli anni ’50 del Novecento in un gioco di allusioni e rimandi alla stagione d’oro cinematografica della commedia all’italiana. Il mondo leggero, ironico di Totò,  Alberto Sordi,  Nino Taranto, dei De Filippo si inserisce, senza pesantezze e volgarità all’opera di Donizetti. Si evidenzia, da parte di Sparvoli, la cura per la recitazione – comprese le numerose e sempre azzeccate controscene – la regia porta in una colorata campagna dove  Belcore diventa un  carabiniere (chiaro il riferimento al film di De Sica “Pane, amore e fantasia”) mentre Dulcamara arriva con un’automobile, oggetto quasi “fantascientifico” agli abitanti del villaggio.
Stefano Montanari, direttore e  maestro al fortepiano (com’era prassi al tempo), conosce lo stile e la prassi esecutiva del tempo (ci propone anche il quartetto “Io già m’immagino”, spesso tagliato). La sua è una direzione brillante, dai colori tersi e dalla ritmica molto marcata. Montanari mostra grande cura ai particolari ritmici e cromatici, cura il fraseggio orchestrale e, soprattutto mostra di avere sempre una visione chiara e rigorosa, mai manieristica– rischio sempre presente in titoli così  celebri – sempre retta  da una precisa scelta musicale ed espressiva.
Buona la compagnia di canto. Desta qualche perplessità il Nemorino del giovane tenore russo Bogdan Volkov (un convincente Ferrando nel “Così fan tutte” alla Scala) mostra anche qui di possedere un materiale vocale interessante, da raffinare  sul versante espressivo. La voce appare squillante, buona la proiezione e scenicamente crea un personaggio è simpatico. Deve lavorare  sul terreno dell’accento e del fraseggio che ci è parso ancora un po’ scolastico, con la tendenza a lasciarsi andare a inutili eroismi – nel duetto con Belcore. Manca  quel tocco di lirismo melanconico che del ruolo è forse la cifra più originale. Il cantante è giovane, da poco sulla scena italiana, ha  quindi le possibilità di miglioramento, sperando che le possa cogliere fruttuosamente. Deliziosa l’Adina di Mariangela Sicilia, soprano lirico dal bel timbro e dalla impeccabile musicalità. Più volte l’abbiamo apprezzata le sue qualità: l’emissione morbida e flautata, la precisione nel canto di coloratura, la ricchezza degli accenti, unite a una innegabile personalità scenica. Un’Adina che conquista vocalmente e scenicamente! Marco Filippo Romano è ormai una presenza abituale sul palcoscenico dal Regio. Voce chiara, forse più da baritono brillante che da basso buffo, ma con dizione semplicemente perfetta – fondamentale in questo ruolo – ottima linea di canto e naturale senso del teatro. Spettacolare nella facilità con dipana i sillabati di matrice ancora rossiniana, risolti con una pulizia precisione ammirevoli. Il suo è Dulcamara bonario, un cialtrone simpatico a cui si perdona volentieri, unito a qualche vezzo da “gagà napoletano” (e forse non a caso l’assistente qui si chiama Pasquale). Giorgio Caoduro è un Belcore impeccabile. Il baritono non solo canta benissimo, con una voce ricca e sonora ma, soprattutto, interpreta con grande efficacia togliendo il ruolo dallo stereotipo del soldato fanfarone, a favore di una lettura più controllata, più autorevole e temibile. Certe frasi, quasi sussurrate,  a Nemorino nel finale del primo atto, risultavano di gran lunga più minacciose di certe “urlate” di maniera. Funzionale alla riuscita complessiva la Giannetta di Ashley Milanese; coro e orchestra perfettamente a loro agio in una partitura che conoscono alla perfezione.

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