Verona, Teatro Filarmonico: “Antologia verista – Zanetto”

Verona, Teatro Filarmonico, Stagione Lirica 2021
“ZANETTO”
Opera in un atto di Giovanni Targioni-Torzetti e Giovanni Menasci, tratto dalla commedia “Il viandante” di François Coppée.
Silvia, cortigiana DONATA D’ANNUNZIO LOMBARDI
Zanetto, giovane poeta e cantore ASUDE KARAYAVUZ
Orchestra e Coro della Fondazione Arena di Verona
Direttore Valerio Galli
Maestro del Coro Vito Lombardi
Regia Alessio Pizzech
Costumi Silvia Bonetti
Luci Paolo Mazzon
Nuovo allestimento
L’opera è stata preceduta dall’esecuzione di brani orchestrali tratti da “Le Maschere”, “Guglielmo Ratcliff”, “Cavalleria rusticana” (Pietro Mascagni), “La Wally” (Alfredo Catalani), “Adriana Lecouvreur” (Francesco Cilea)
Verona, 9 maggio 2021
Il primo sentimento che si prova rientrando al Teatro Filarmonico è indubbiamente quello dell’emozione. Una sensazione che si esprime come una sorta di rito collettivo, liberatorio, nel primo lungo applauso che accoglie l’ingresso degli orchestrali. Si trova finalmente il piacere di condividere un evento collettivo, ascoltare musica e vedere uno spettacolo. L’orchestra areniana, quasi ad essere galvanizzata da questa emozione, sotto la sapiente concertazione di un altrettanto coinvolto Valerio Galli, ci offre un susseguirsi di pagine orchestrali da opere, note o meno,  di Mascagni, Catalani e Cilea. Questa “Antologia verista” è riletta in una chiave che sfugge all’enfasi che tendenzialmente caratterizza questo repertorio. Galli, ben assecondato in questo dai complessi areniani, punta a un fraseggio orchestrale brillante (la sinfonia da “Le Maschere”) ma soprattutto ripiegato in toni di patetica, intima, ma sempre elegante, commozione. In questa linea si inserisce anche la lettura orchestrale dell’opera Zanetto (per la genesi storica dell’opera vi rimandiamo all’approfondimento di Riccardo Viagrande). Valerio Galli  trova colori adeguati con un insieme nitido e vario. Forse non avrebbe nuociuto una maggior valorizzazione della frase scenica, in una partitura come questa che alterna squarci lirici ad ariosi. recitativi e conversazioni (riteniamo che la scansione della parola scenica sia più che mai fondamentale. In questo caso si è sentita la mancanza dei sopratitoli). Il cast vede in primo piano il soprano Donata D’Annunzio Lombardi nel non facile ruolo di Silvia, superato agevolmente in tutta l’ampia tessitura. Zanetto è incarnato con voce chiara e buone intenzioni interpretative da Azude Karayavuz. La parte visiva affidata alla regia di Alessio Pizzech (con le scene di Michele Olcese e i costumi di Silvia Bonetti) si discosta dall’ambientazione “rinascimentale” del libretto. Pizzech intelligentemente opta per quella che è forse l’unica strada interpretativa per  uscire dall’empasse dall’immobilismo teatrale dell’esile vicenda. La via è quella onirica. L’incontro di due personaggi “quasi un faccia a faccia fra due metà, fra due anime dello stesso personaggio ma anche tra due opposti: l’innocenza perduta incarnata da Zanetto e l’universo pericoloso e “sbagliato” a cui dà corpo la figura di Silvia”… afferma il regista, un dialogare, un ricercarsi in  “una nuova dimensione: dove cielo e luna e fiori in abbondanza restituiscono un quadro liberty… un tempo e uno spazio sospeso in una dimensione immaginativa che cela le identità vere, crea un gioco misterioso di equivoci. In un giardino dove i due personaggi si rincorrono, proprio come se fossero due parti dello stesso sogno». Un esito complessivamente positivo salutato dal pubblico con applausi pieni e convinti. Foto Ennevi per Fondazione Arena

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