Lugano, Festival Ticino Musica 2021: “Il barbiere di Siviglia”

Lugano, Auditorium del conservatorio della Svizzera italiana, XXV Festival Ticino Musica
IL BARBIERE DI SIVIGLIA
Opera buffa su libretto di Cesare Sterbini, tratto dall’omonima commedia di Pierre Beaumarchais.
Musica di Gioachino Rossini
Il Conte d’Almaviva PAOLO NEVI

Figaro GUSTAVO CASTILLO
Rosina ERICA ZULEIKHA BENATO
Don Bartolo RANIY JIANG
Don Basilio STEFANO PARADISO
Berta SEYOUNG KANG
Ambrogio/Fiorello/un Ufficiale DAVIDE TORLAI
Coro LORENZO TONTA, FRANCESCO CREMONA, DAVIDE GASPARRINI, GABRIELE FACCIALÀ
Orchestra Ensemble Opera Ticino Musica
Direttore Sándor Károlyi
Regia, Scene e Costumi Daniele Piscopo

Nuovo Allestimento Fondazione Ticino Musica
Lugano, 18 luglio 2021
Ricorre quest’anno il venticinquesimo anniversario del Festival “Ticino Musica”, che anima l’estate del Cantone svizzero di lingua italiana. Dopo l’edizione “ridotta” dello scorso anno, quest’oggi coraggiosamente propone un’Opera Studio internazionale, che richiama giovani anche già affermati grazie a masterclass di alto perfezionamento, ma mette in cartellone altresì la produzione di un’opera, “Il barbiere di Siviglia”, sotto la direzione musicale di Umberto Finazzi e quella creativa di Daniele Piscopo, destinata a girare per alcune suggestive location della zona. Assistiamo alla première, nel Conservatorio luganese: è una serata strana, per il calore opprimente ma anche per la presenza certo non torrenziale del pubblico – che però, a dirla tutta, non fa mancare dimostrazioni di supporto, applaudendo più volte a scena aperta. La scena, non troppo ampia ma funzionale, è ricoperta da decorazioni di azulejos, che vengono riproposte su tessuti di scena, complementi di attrezzeria, persino sui costumi di Rosina. Fisicamente ci troviamo di fronte a una scena modulare, ove sei armadi forniti di rotelle si avvicinano e si allontanano, si aprono e si chiudono, creando spazi e situazioni: complimenti al regista e scenografo Daniele Piscopo per questa scelta semplice ma di effetto (grazie alla decorazione minuziosa del legno) e soprattutto foriera di quel dinamismo essenziale per un’opera come “Barbiere”. La regia stricto sensu si articola in scenette corrispondenti ai numeri musicali, talvolta forse un po’ slegate, ma per lo più di una comicità leggera e godibile – il merito di questo va sicuramente anche al cast, che si presta a giochi e pochade, indefessamente. Se l’aspetto scenico generale è senza dubbio riuscito, la compagine musicale ha mostrato dei bei talenti, forse semplicemente ancora un po’ troppo giovani per poter aspirare a performance imperfettibili, ma senza dubbio ben istradati: vero mattatore dello spettacolo è giustamente il Figaro di Gustavo Castillo, che, oltre alla naturale simpatia che ispira, sfodera un ritratto vocale del barbiere davvero convincente: dizione ben scandita, centri solidi, acuti ben proiettati e un fraseggio naturalissimo. Più alterna la prova di Paolo Nevi come Conte di Almaviva: la vocalità del tenore umbro è infatti molto chiara – siamo oltre anche il “tenore di grazia” – al meglio quindi quando  cesella vocalità e fraseggio nelle  mezzevoci dei momenti più lirici; molto riuscite, comunque, le caratterizzazioni del soldato ubriaco e di Don Alonso, che ne hanno rivelato la naturale vis comica e la disinvoltura scenica. Bella e ben interpretata la Rosina di Erica Zulikha Benato, mezzosoprano dai centri solidi e i facili acuti, la cui linea di canto, tuttavia, potrebbe essere più morbida. Il Don Bartolo di Ranyi Jiang tende a una interpretazione alquanto caricata, ma questo non inficia minimamente l’appropriata resa vocale; similmente, Stefano Paradiso nei panni di Don Basilio sfodera una certa verve comica ma sorprende per il nitore dei centri e la perfetta intelligibilità dei gravi; anche la Berta di Seyoung Kang, è valorizzata da una bella vocalità. Infine, non si può dimenticare Davide Torlai, che interpreta bene i tre personaggi minori (Fiorello, Ambrogio, l’ufficiale), ma si pone anche alla testa di un risicato coro di quattro voci maschili (Lorenzo Tonta, Francesco Cremona, Davide Gasparrini, Gabriele Faccialà), usati pure come figuranti, spesso incaricati di innescare l’azione comica: sono operai, avventori del barbiere, uomini delle pulizie, fino a diventare gli improbabili boys di una Berta dalle paturnie divistiche. Bravissimi loro, ma ancora una volta un plauso al preciso lavoro di organizzazione scenica di Piscopo. L’Ensemble Opera Ticino Musica, non fa sentire troppo la mancanza di un’orchestra intera, e questo è senz’altro merito di Umberto Finazzi, ma anche del direttore d’orchestra Sándor Károlyi, che mantiene una perfetta coesione con la scena, assecondando anche le trovate meno ortodosse (come quella di usare i materiali da muratore come strumenti a percussione) e i caratteri più esuberanti. L’assoluta freschezza della produzione ne determina il successo di pubblico, che si è già replicato a Bellinzona, Locarno, Sorengo e nell’inaspettato setting della stazione ferroviaria di Lugano. Foto Andrey Klimontov 

 

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