Palermo, Teatro Massimo: “Carmen”

Palermo, Teatro Massimo, stagione lirica 2020
“CARMEN”
Opera in quattro quadri su libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy. Tratta dalla novella omonima di Prosper Mérimée
Musica di Georges Bizet
Carmen ANNALISA STROPPA
Don José JEAN_FRANCOIS BORRAS
Micaëla  RUTH INIESTA
Escamillo   BOGDAN BACIU
Frasquita HILA BAGGIO
Mercédès SOFIA KOBERIDZE
Le Remendado CARLO BOSI
Le Dancaïre NICOLO’ CERIANI
Zuniga GIOVANNI BATTISTA PARODI
Moralès TOMMASO BAREA
Lilas Pastia PIETRO ARCIDIACONO
Torero GAETANO LA MANTINA
Orchestra e coro del Teatro Massimo di Palermo
Direttore Omer Meir Wellber
Regia Calixto Bieito
ripresa da Alexander Edtbauer
Scene Alfons Flores
Costumi Mercè Paloma
Luci Alberto Rodriguez Vega
Maestro del Coro Ciro Visco
Maestro del Coro di voci bianche Salvatore Punturo
Palermo,  17 settembre 2021 (diretta streaming)
Carmen” apre la stagione autunnale del Massimo di Palermo mantenendo la doppia possibilità di fruizione, in sale seppur con un pubblico ancora ridotto e on line in forma gratuita per il pubblico più lontano o impossibilitato a essere in teatro. Una scelta interessante perché se la fruizione dal vivo resta insostituibile la possibilità di ampliare il pubblico con nuove tipologie di offerta è un’eredità da non gettare finite le emergenze che stiamo vivendo.
L’allestimento di Calixto Bieto, ripresa da Alexander Edtbauer, ormai ha perso molto della sua carica iconoclasta e appare quasi “tradizionale”. Già in origine uno degli spettacoli meno inutilmente provocatori del regista spagnolo ormai è stato “assimiliato” dal pubblico. Tolta l’attualizzazione ormai inevitabile per certa regia – per altro non necessaria, ma la moda attuale è spinta in tal senso – lo spettacolo si caratterizza per la sua essenzialità. Palcoscenico con pochi elementi: l’asta di una bandiera, qualche vecchia automobile, una corda per contenere il coro in certe scene – luci curate, non invasive, costumi non particolarmente caratterizzanti. Un’essenzialità che non guasta in un’opera già molto ricca sul piano musicale, che concentra l’attenzione su una drammaturgia ridotta all’osso. La recitazione è curata ma non eccessiva, i riferimenti sessuali ci sono – in “Carmen” non sono neppure impropri – ma non sono troppo espliciti e fortunatamente non ci sono eccessive volgarità.
La direzione di Omer Meir Wellber  punta molto sull’ottima intesa con i complessi palermitani con cui ormai si è creato un rapporto privilegiato. Una direzione precisa e di buona tenuta drammatica, bei colori orchestrali specie negli squarci più lirici, come il bellissimo preludio al III atto. L’orchestra e il coro del Massimo sono cresciuti e non poco sotto la sua guida e tutto questo contribuisce alla resa successiva. Sul piano filologico le scelte sono molto strane, dei recitativi in prosa rimane poco, mentre le parti di raccordo sono spietatamente tagliate. La trama di “Carmen” è ben nota e non ne risente, si crea però squilibrio.
Complessivamente buona la compagnia di canto. Spicca la protoganista: Annalisa Stroppa è sempre stata in possesso di un interessante materiale vocale, colpisce la crescita espressiva e artistica della cantante bresciana. Una Carmen, la sua,  non solo cantata molto bene, con voce giustamente chiara e impostazione quasi belcantista, con emissione pulita, che non ricorre ad appesantimenti, a suoni di petto anche quando una zona grave grave non ricchissima spingerebbe in tal senso. All’eleganza del canto si unisce a quella della bella figura scenica, a una recitazione molto intensa, mai forzata, sensuale ma non sguaiata.
Interessante la Micaëla di Ruth Iniesta. Forse non così radiosa sul piano timbrico ma efficacie nel tratteggiare un personaggio per nulla manierato o stucchevole, di una sincerità schietta in cui anche una certa asciuttezza vocale contribuisce. Ne esce un personaggio più moderno e sfaccettato di quanto spesso si veda.
Ambivalente il Don José di Jean-François Borras. Il tenore francese conosce alla perfezione questo repertorio e ha un senso assoluto dello stile e delle necessità espressive. La musicalità impeccabile, l’emissione morbida ed elegante, il controllo vocale impeccabile – da ascoltare il magistrale uso del fiato – gli permettono di dare una interpretazione di grande interesse. La voce però suona fin troppo leggera, che fa virare Don José fin troppo verso l’universo espressivo vocale di Nadir. Non si richiede un tenore autenticamente drammatico ma una voce più brunita sarebbe risultata più efficace. Sul piano espressivo Borras mostra un certo impegno, in particolare nei momenti più drammatici, mentre in quelli più lirici  appare abbastanza generico.
Non convince l’Escamillo di  Bogdan Baciu. Voce gradevole ma afflitta da un’emissione che appare dura (anche se andrebbe valutata in teatro) e poco incisivo anche nell’interpretazione. Nell’insieme buone le parti di fianco con un’unica eccezione nello Zuniga faticoso – e probabilmente non in serata – di Giovanni Battista Parodi. Hila Baggio è una Frasquita squillante e sicura, al suo fianco il timbro caldo e morbido di Sofia Koberidze tratteggia una Mercedes vocalmente suggestiva. Carlo Bosi cesella con la consueta classe la parte del Remendado. Molto buone le prove di  Nicolò Ceriani (Le Dancaïre) e Tommaso Barea (Moralès). Foto Rosellina Garbo

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