Ernest Ansermet (1883 – 1969): Il nemico della Musica Moderna

Ernest Alexandre Ansermet (Vevey, 11 novembre 1883 – Ginevra, 20 febbraio 1969)
La biografia di Ernest Ansermet è assai interessante. Allievo di Dénéréaz, di Otto Barblan e di Ernest Bloch, fu anche professore di matematica a Losanna. Non stupisce questa attività: non è  raro trovare negli intellettuali nordici una convivenza di discipline umanistiche e di scienze esatte.  Nel 1915 conobbe Diaghilev, il fondatore dei “balletti russi” e per molti anni nella sua carriera fu legata agli eventi del balletto. Nel 1918 fondò l’orchestra della Suisse Romande, la sua creatura prediletta, una compagine fra le più famose del mondo. La sua partecipata la partecipazione di Ansermet alla vita intellettuale di quegli anni è legata anche alla sua strettissima amicizia con Stravinskij, col poeta Charles Ramuz e con Gagnebin. Il suo nome ricorda interpretazioni scattanti, precise, ma anche assai pignole nell’analisi strumentale; il suo gesto direttoriale  possiede quella perentorietà necessaria a captare l’attenzione di tutto un’orchestra  e a costringerla al massimo impegno: un gesto pacato, quasi affettuoso, effettuato da seduto, salvo brevi scatti in piedi  per sottolineare questo o quel passaggio, o per sorvegliare l’andamento di un brano più difficile. È un uomo dal tratto paterno, dei suoi collaboratori dice tutto il bene possibile, senza mai far pesare il suo passato, la sua fama, il suo nome.
Protagonista
Protagonista: cioè interprete e polemista. Considerato uno dei massimi interpreti del Pelléas di Debussy,  di tante sinfonie di Haydn è soprattutto colui che ha tenuto a battesimo tanti lavori fondamentali di Prokofiev, di Ravel (il Bolero), di Manuel De Falla (Il cappello a tre punti) è di Stravinskij  (Pulcinella, le nozze, Histoire du soldat eccetera). il polemista e meno noto alle grandi platee, ma non è meno importante: autore infaticabile di saggi, di articoli di messe a punto lucide e perentorie, in particolare un volume  che esaminava i fondamenti della musica.
Da questo esame risultavano degli assiomi estetici in virtù dei quali tutta la produzione atonale e dodecafonica non aveva diritto a chiamarsi musica., “Non è un preconcetto, il mio “, prosegue Ansermet per distinguersi subito dai tanti denigratori qualunquisti “ma una semplice conseguenza. Io credo che la musica abbia particolari leggi: laddove queste leggi sono infrante, esse non esistono più “. Ansermet ha condannato la posizione di Schoenberg e degli altri autori della scuola viennese e anche neanche di coloro che ne hanno seguito le orme, come Nono, Boulez, Stockhausen. “Quanto più avanti si va in quella direzione nella direzione sbagliata tanto più decisa sarà la mia disapprovazione”. Inutile tentare di controbattere, perché coloro che partecipano a un mondo di per sé tanto ricco e produttivo devono essere rispettati nella loro dimensione originaria. Il contrario significherebbe avere entrare in una polemica in sé. Lo stesso, del resto, pensa Ansermet: il quale, richiesto del perché della sua scarsa attenzione al melodramma italiano, ha risposto che, essendo occupatissimo con cose a cui crede profondamente, non desidera entrare in campi che non conosce. I risultati, del resto, stanno lì a dimostrare che i campi “conosciuti” gli sono stati sufficienti per tutta la vita. (Estratto da “Ernest Ansermet: Il nemico della musica moderna” di Gianfranco Zaccaro, Roma, 1966)