Torino, Lingottomusica 2021: Ottavio Dantone & Accademia Bizantina

Torino, Auditorium Giovanni Agnelli, Lingottomusica 2021

Accademia Bizantina
Violino concertante Alessandro Tampieri
Violini Maria Grokhotova, Lisa Ferguson, Ana Liz Ojeda, Mauro Massa, Heriberto Delgado
Viole
Marco Massera, Alice Bisant
Violoncelli Alessandro Palmeri, Paolo Ballant
Violone Giovanni Valgimigli
Liuto Tiziano Bagnat
Direttore al clavicembalo Ottavio Dantone
Antonio Vivaldi: 8 Concerti dall’”Estro Armonico”
Torino, 16 novembre 2021
L’Accademia Bizantina di Ottavio Dantone è tornata a Lingottomusica con una nuova serata “tutto Vivaldi”. Il concerto non attinge al favoloso fondo di manoscritti vivaldiani Foa-Giordano, vanto di Torino e della sua Biblioteca Nazionale Universitaria di piazza Carlo Alberto, perché l’Estro Armonico, già ben conosciuto negli anni 10 del ‘700 è stato quasi subito stampato in Olanda. L’opera, in Europa, era così nota e diffusa che lo stesso J.S.Bach nel 1717 , o giù di lì, a Weimar, ne attingeva e ne riscriveva, con strumentazione varia, 6 dei 12 concerti costituenti. Il concerto N.10 RV580, questa sera nel programma del Lingotto, fece base per il notissimo concerto per 4 clavicembali ed archi BWV1065 del Kantor. 90 minuti, senza intervallo, di musica vivaldiana di struttura e timbrica uniformi, potrebbero con difficoltà mantenere l’attenzione costante del pubblico, ma la varietà delle combinazioni strumentali, la bellezza melodica degli adagi e l’avvincente virtuosismo degli esecutori hanno vinto una sfida dall’esito non scontato. Il relativamente numeroso pubblico presente ( ritorneremo mai alle presenze pre-pandemia?) ha mostrato, lungo tutta l’esibizione, nelle mini pause di accordatura tra i concerti, attenzione ed apprezzamento.
Già in altra occasione si era sottolineato quanto l’Accademia Bizantina sia costituita da membri tutti di validità solistica che abbiamo  doverosamente citato in locandina. In tutti gli 8 concerti Alessandro Tamperi è impegnato come primo violino e nel n.6 e n.12, come solista. Nei n.2, n.5, n8 e n.11 per due violini è Ana Liz Ojeda, leader dei violini secondi, a dargli splendidamente
supporto e contrasto. I rimanenti n.1 e n.10, quest’ultimo posto, contrariamente al programma, prevedendo 4 violini solisti, hanno contato nella formazione concertante Mauro Massa e Maria Grokhotova. Alessandro Palmeri con il suo violoncello, abbandonando il “tutti” si è pure unito al dialogo tra solisti. Ottavio Dantone al clavicembalo regge saldamente le redini del gruppo del “continuo” ma soprattutto dà un originale carattere affabile alla musica di Vivaldi. Harnoncourt e gli olandesi, una cinquantina d’anni fa, avevano sottratto la musica strumentale del prete rosso dalle visioni pseudo romantiche dei direttori storici e delle grandi orchestre, che ne appesantivano le trame e facevano delle 4 stagioni a volte prodromi, a volte epigoni della beethoveniana pastorale, e l’avevano assimilato, con formazioni quasi a parti reali, a quanto veniva fatto col barocco tedesco e nord europeo. Non nascondiamo che allora le Stagioni del Concentus Musicus Wien e della Petite Bande, ci avevano spiazzati ed entusiasmati, con il vigore ritmico e la crudezza timbrica resa allucinantemente ossessiva dalle “strappate” degli archi. Lo stile Harnoncourt prese piede e man mano si diffuse. Ovunque, quindi pure in Italia, nacquero formazioni, di dimensioni contenute, con strumenti originali o copiati, gli archi con corde di budello, i fiati senza pistoni ecc. specializzate nel repertorio settecentesco eseguito come si supponeva si facesse in quei tempi. Tra questi gruppi e in linea con la rinnovata tradizione esecutiva, si inserì, con tutte le carte in regola, Dantone e la sua Accademia Bizantina. In questi ultimi anni direttore e gruppo si sono cimentati non solo con la musica strumentale di Vivaldi ma anche con quella vocale e con l’opera e questa esperienza con voci e sentimenti li hanno portati ad attenuare il carattere “brusco” e ad “addolcire” i contrasti. C’è più legato e quindi meno “strappato”, i tempi sono meno predeterminati e i colori sono più cangianti anche per una certa timida ricomparsa negli archi dell’aborrito vibrato. Il Vivaldi di Dantone mantiene i rigorosi caratteri fondativi della prassi originaria, ma addolciti e resi meno pregiudizialmente meccanici e più sentimentalmente umanizzati. Le “putte” dell’Ospedale della Pietà avranno ben contato qualcosa nella vita, nel cuore e nella musica del grande veneziano. Il pubblico appagato ha premiato con convinti ed abbondanti applausi l’esecuzione e gli esecutori, ricavandone, come fuori programma, i due minuti dell’Allegro conclusivo del concerto n.10.

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