Anton Bruckner (1824-1896): “Messa in mi minore”. Igor Stravinsky (1882-1971): “Messa”

Anton Bruckner (1824-1896): Messa in mi minore (edizione del 1882 , rivista 1885/1896), WAB 27, per doppio coro e fiati (Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus, Benedictus, Agnus Dei). Igor Stravinsky (1882-1971): Messa (1948), per coro e fiati (Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus, Agnus Dei). Rundfunkchor Berlin. Wind players of the Rundfunk-Sinfonieorchester Berlin. Gijs Leenaars (direttore). Registrazione: Giugno 2019 presso la 2019  Grosser Sendesaal della RBB, Masurenallee. T. Time: 5310″.1 CD Pentatone PTC 5186774
Cosa può mai accomunare due compositori appartenenti ad epoche diverse come Anton Bruckner e Igor Stravinsky, tanto da giustificare l’accostamento dei loro nomi sulla copertina di uno stesso album? Distanti nel tempo, i due grandi musicisti, però, sembrano spiritualmente e musicalmente pi
ù vicini di quanto si possa immaginare. Qui sono accostati perché entrambi autori di una Messa che si avvale dello stesso organico: il coro, che nella Messa di Bruckner è doppio, e i fiati senza alcun solista.
Poggiandosi su una solida tradizione che aveva le sue radici in Austria nell’epoca barocca, quando i fiati spesso integravano o sostituivano interamente parti vocali mancanti, Bruckner compose la sua Messa in mi minore per doppio coro e fiati fra luglio e novembre 1866 per ottemperare alla commissione del vescovo di Linz, Franz Joseph Rudigier, che cercava una composizione commemorativa per la consacrazione della Cappella votiva del Duomo della città austriaca. Eseguita il 29 settembre del 1869 nella Cattedrale di Linz sotto la direzione del compositore, questa Messa, qui presentata nell’edizione del 1882 rivista altre due volte nel 1885 e nel 1896, anno della morte di Bruckner, costituisce la testimonianza della profonda e spontanea religiosità del compositore austriaco che, conversando con un amico il quale gli chiedeva spiegazioni su alcuni suoi brani corali, rispose: «L’arte trae origine da Dio e ogni lavoro artistico deve esaltare la divinità». In questo lavoro si nota anche l’adesione di Bruckner al movimento ceciliano il quale intendeva ripristinare la polifonia classica nei paesi di lingua tedesca. In questa Messa, in effetti, l’ordito polifonico è condotto con grande cura e con mano sapiente.
Motivi religiosi. oltreché musicali, spinsero anche Stravinsky a comporre la sua Messa. Già nel 1925, epoca a cui risale il suo riavvicinamento alla fede, il compositore russo naturalizzato francese aveva progettato di scrivere una Messa, che, però, avrebbe composto soltanto 20 anni dopo ispirato in parte dalla lettura delle Messe di Mozart, come egli stesso confessò a Robert Craft:
“La mia Messa fu sollecitata in parte dalla lettura di alcune Messe di Mozart che avevo trovato in un negozio di musica usata di Los Angeles nel 1942 o 1943. Appena mi misi a suonare queste dolcezze peccaminose del periodo operistico rococò, seppi che avrei dovuto scrivere una Messa, una Messa vera però”.
Ci vollero, però, ben quattro anni dal 1944 al 1948 prima che Stravinsky portasse a termine la composizione della Messa, unica opera composta non su commissione, ma per la liturgia cattolica nonostante egli fosse di confessione russo-ortodossa. Eseguita per la prima volta alla Scala di Milano il 27 ottobre 1948, la Messa presenta uno stile sobrio espresso attraverso una scrittura sillabica che riesce perfettamente a restituire all’ascolto una dimensione ascetica.
Ottima quest’incisione da parte del Rundfunkchor (Coro della Radio) di Berlino, sostenuto dal gruppo di fiati dell’orchestra sinfonica della Radio sotto la direzione di Gijs Leenaars il quale dà dei due lavori in programma una lettura che tende ad esaltare la purezza del canto corale che emerge sugli scarni interventi orchestrali, mai invadenti e sempre complementari alle voci. Attenzione al fraseggio e alle dinamiche, oltreché ai valori espressivi dei testi contraddistinguno quest’incisione che si impone per l’alta qualità.

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