Torino, Auditorium RAI: Concerto Andrés Orozco-Estrada & Julian Rachlin

Torino, Auditorium RAI “A.Toscanini”, Stagione Sinfonica 2022. 12°concerto.
Orchestra Sinfonica Nazionale RAI
Direttore Andrés Orozco-Estrada
Violino Julian Rachlin
Carl Maria von Weber: “Euryanthe” op.81 Ouverture (1823); Wolfgang Amadeus Mozart: Concerto n.3 in Sol magg. per violino e orchestra K216 “Strassburg” (1775); Richard Strauss: “Don Juan” poema sinfonico op.20 (1887-1888), “Der Rosenkavalier” op.59. Suite dall’opera (1909-1910)
Torino, 6 Maggio 2022.
Carl Maria von Weber, durante i suoi soli quarant’anni di vita, compose una decina di opere, tra cui la trilogia finale, Franco cacciatore, Euryanthe ed Oberon si ersero a prototipi fondatori del romanticismo tedesco nel teatro d’opera. Il loro comune destino è stato di essere ignorate dai palcoscenici italiani, visto che il solo Franco Cacciatore gode di qualche rado passaggio. In Euryanthe, tormentata storia medievale di amori e tradimenti, veri o presunti, le passioni pubbliche e private sono vorticosamente rappresentate, in orchestra, fin dalla travolgente ouverture. Andrés Orozco-Estrada, quarantaquattrenne colombiano di Medellin, che dal 1997, per scelta e per studio, si è fatto viennese, si precipita, senza remore, nelle ondate di passione che si liberano dai leggii dell’OSN RAI. In un’intervista, si dichiara poi affascinato dall’interpretazione del Rosenkavalier del sommo Carlos Kleiber, visti gli esiti in Euryanthe, crediamo che lo sia pure da quella notissima e fantasmagorica dell’ouverture del Freischutz.
In forte contrasto col von Weber di apertura, è poi il Concerto per Violino n.3 K 216 di Mozart, puro classicismo salisburghese animato dalla sensibilità infinita di Wolfgang. L’arco solista è nelle sapienti mani del lituano, viennese fin dalla più tenera età, Julian Rachlin che fa, con gran passione, cantare un mirabile Stradivari del 1704. Classica la struttura del primo Allegro, in cui il solista, librandosi su un’orchestra rispettosa, trova meravigliosi spazi di dialogo con l’oboe di Francesco Pomarico. Nell’appassionata cantabilità italiana dell’Adagio, dialoghi e rimandi sono col flauto di Alberto Barletta. L’intera orchestra, nonostante una direzione timorosa di un eccessivo coinvolgimento, è impegnata nello “strambo” Rondò finale che oltre all’inserimento di affascinanti ed inaspettate parentesi tematiche, termina, senza preparazione, all’improvviso, lasciando interdetto l’ascoltatore. Rachlin esegue, senza problemi, la sua parte con un suono limpido e discreto. Le cadenze dei due primi tempi sono brillantissime ma di una lunghezza forse eccessiva.
Buono il successo di pubblico che gli merita l’inevitabile bis bachiano, dalla suite seconda per violino solo: la divina Sarabanda.
Dopo l’intervallo, siamo in tutt’altro clima, molto più eccitato ed eccitante. Non si è di Medellin per nulla! Orozco-Estrada che proprio non nasconde la sua estroversa personalità e la facilità di rapportarsi con pubblico e orchestra, annuncia uno scambio tra i brani a seguire: Don Juan sarà primo e la Suite del Rosenkavalier seguirà. Quest’ultima, infatti, terminando col fragoroso e coinvolgente walzer del barone Ochs, potrà trascinare il pubblico in una trionfale approvazione. Questo non lo dice il direttore ma è un nostro pensiero malizioso.
Si intuisce che, in Strauss, per esecutori latino-americani, Carlos Kleiber sia il modello di riferimento. Il Don Juan diretto da Orozco-Estrada, anche grazie ad una OSN RAI scatenata e perfetta, non ha remore. Lo spirito vitalistico del giovane Strauss, ventiquattrenne all’epoca, è assunto completamente. Juan incanta, seduce, consuma e ricomincia con un’altra conquista ed è tutto un tripudio di giovinezza, di sensualità e di piacere. L’immagine che ne esce è di un eroe senza dubbi, né cautele, né paure; lo spettro della morte che si intuisce nel finale è talmente sfuocato e lontano da mostrarsi improbabile ed irreale. Il pubblico non si sottrae al vortice e, stordito, applaude convinto.
Nella Suite dal Rosenkavalier persiste lo spirito vitalistico del Don Juan. Qui seduttore impenitente e sfrontato è il Barone Ochs che, nella visione di Orozco-Estrada, abbandonato il compatimento per l’età avanzata, domina, con prepotenza affettuosa, la partitura. Ci è proposta una visione divertita e scanzonata di vincere o perdere le schermaglie amorose, e sono posti in secondo piano i rimpianti ed i timori della Marescialla, l’ingenuo libertinaggio dell’adolescente Ottaviano e gli impacci dell’infantile Sofia. La musica, manco a dirlo, s’eleva meravigliosa nelle citazioni della “presentazione della rosa” e dell’inarrivabile terzetto finale ma trionfa, nella chiusa, con lo sgangherato e rutilante walzer del Barone.
Le sollecitazioni all’orchestra sono al massimo ed il massimo di impegno ne è la replica. I corni, con Ettore Bongiovanni prima parte, sono stellari e conquistano un pubblico incantato. Tutti i leggii dell’OSN RAI danno prova non solo di grandissima capacità ma sciorinano pure un suono meravigliosamente bello. Questa orchestra dimostra tutte le settimane che può, a buona ragione, stare ai vertici continentali di eccellenza.
Grande è stato l’apprezzamento del folto pubblico per Orozco-Estrada e per l’orchestra, dimostrato con ripetute approvazioni sia per i singoli che per il gruppo. Tutti ci auguriamo che questa prima volta del direttore colombiano possa essere reiterata nelle stagioni a venire.

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